Zemmour condannato per odio razziale: dovrà pagare una multa da 10 mila euro

Redazione
17/01/2022

Il candidato alle Presidenziali francesi e polemista di estrema destra aveva definito su CNews i migranti minori non accompagnati «ladri», «assassini» e «stupratori».

Zemmour condannato per odio razziale: dovrà pagare una multa da 10 mila euro

Éric Zemmour, candidato di estrema destra alle Presidenziali francesi del prossimo aprile, oggi è stato condannato a pagare una multa di 10 mila euro per incitamento all’odio. Nel settembre 2020, durante un talk show di CNews aveva definito i migranti minori non accompagnati «ladri», «assassini» e «stupratori». «Non sono nient’altro che questo», aggiunse il polemista. «Bisogna mandarli via e non devono nemmeno arrivare». Il legale di Zemmour, Olivier Pardo, ha già annunciato che presenterà ricorso.

Il commento di Zemmour: «Una condanna ideologica e stupida»

Su Twitter Zemmour ha bollato la condanna «ideologica e stupida». «Vogliamo la fine di questo sistema che ogni giorno restringe la libertà di espressione e al dibattito democratico», recita il tweet. «Questo sistema fabbrica il crimine di opinione in modo industriale. C’è un urgente bisogno di cacciare l’ideologia dai tribunali. La giustizia deve tornare a essere giustizia».

Una trentina di associazioni, tra cui Sos Racisme, e una ventina di consigli dipartimentali, che gestiscono i minori non accompagnati, si erano costituiti parte civile. Arié Alimi, avvocato della lega dei diritti dell’uomo ha definito la decisione del tribunale fondamentale.  «Dietro a questo progetto mediatico», ha commentato riferendosi a Zemmour, «c’è un progetto politico, un progetto di odio che tende a stigmatizzare le persone per la loro origine e della loro religione».

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I processi di Zemmour per istigazione all’odio razziale

Zemmour può definirsi recidivo. Il 25 settembre 2020 infatti era stato condannato dal tribunale di Parigi a pagare una multa di 10 mila euro per ingiuria e incitamento all’odio nei confronti dei musulmani e dei migranti per i suoi commenti in apertura del convegno di destra organizzato il 28 settembre 2019 dall’area vicina a Marion Maréchal, nipote di Marine Le Pen. La prima volta del polemista candidato in tribunale risale però al 2011, quando era editorialista de Le Figaro. Su RTL dichiarò: «La maggior parte dei trafficanti sono neri e arabi», aggiungendo con convinzione: «È così, questi sono i fatti». Venne riconosciuto colpevole di istigazione all’odio razziale e condannato a pagare una multa di 1.000 euro. Dopo la conferma in appello, nel 2019 il suo ricorso venne rigettato in Cassazione. L’avvocato del giornalista ha però confermato qualche mese fa che il dossier è ancora aperto e un nuovo ricorso è stato accettato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Zemmour condannato per odio razziale a pagare una multa da 10 mila euro
Éric Zemmour in campagna elettorale per le Presidenziali francesi 2022 (Getty Images).

Nel 2014 Zemmour ci ricadde. In una rubrica su RTL se l’era presa con «bande di ceceni, di rom, di kossovari, i magrebini e di africani che rubano e violentano». «Solo società omogenee come il Giappone, avendo rifiutato a lungo l’immigrazione di massa e protette da barriere naturali (…), sfuggono a questa violenza di strada». In quel caso però non ci furono conseguenze legali perché l’oggetto della tirata secondo i giudici non erano le comunità bensì singoli gruppi. Nel curriculum di Zemmour è finita anche un’intervista al Corriere della Sera del 31 ottobre 2014 in cui il giornalista affermava: «I musulmani hanno un loro codice civile, è il Corano. Vivono tra di loro, nelle periferie. I francesi sono stati costretti ad andarsene». Anche in quel caso ebbe qualche guaio ma alla fine fu assolto perché non c’era alcuna prova che sapesse che il quotidiano fosse pubblicato in Francia. Nel 2016, in una trasmissione su France 5, disse invece che la Francia «aveva subito per 30 anni una invasione» islamica e che era il teatro di una «jihad» volta a «islamizzare» il Paese. Parole che per la loro violenza gli costarono 5000 euro di multa. Sentenza confermata in appello, ma anche in questo caso Zemmour si è rivolto alla Corte europea che non si è ancora espressa.

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