Patrick Zaki, udienza rinviata al 6 aprile

Redazione
01/02/2022

Lo studente egiziano dell'università di Bologna era comparso stamattina davanti ai giudici di Mansoura per rispondere dell'accusa di diffusione di notizie false e dannose contro lo Stato.

Patrick Zaki, udienza rinviata al 6 aprile

Il tribunale di Mansoura ha rinviato l’udienza di Patrick Zaki al 6 aprile. Lo studente egiziano dell’università di Bologna è comparso stamattina davanti ai giudici per rispondere dell’accusa di diffusione di notizie false e dannose contro lo Stato. Dopo la concessione della libertà vigilata lo scorso 8 dicembre, il giudice doveva stabilire se chiudere o meno il caso. Ora il nuovo rinvio per ascoltare i testimoni chiamati dalla difesa. Il caso dunque non è chiuso, ma Patrick Zaki resta in libertà.

Zaki e il messaggio per Bologna

Nella serata di ieri Zaki aveva postato su Twitter la foto del suo ritratto realizzato da Gianluca Costantini con la scritta “Freedom for Patrick Zaki” esposto in piazza di Porta Ravegnana a Bologna, seguita dal messaggio: «Qualunque cosa accada, sarò sempre grato alla mia città natale, alla mia università e alla mia grande famiglia per tutto questo sostegno».

L’odissea di Zaki: l’arresto e i 22 mesi in custodia cautelare

Zaki era stato fermato il 7 febbraio 2020 all‘aeroporto del Cairo al rientro per una vacanza dall’Italia. Al momento dell’arresto gli erano stati contestati alcuni post Facebook che, secondo l’accusa, incitavano alle proteste che esplosero in Egitto nel settembre 2019. Zaki dal canto suo ha sempre negato di essere l’autore dei post e il gestore della pagina incriminata. In un secondo momento gli è stato contestato un articolo sulla situazione dei copti in Egitto scritto nel 2019 per la rivista on line Darraj, e infine l’associazione a un gruppo terroristico. La sua liberazione, lo scorso 8 dicembre, era stata disposta in mancanza dell’assoluzione dalle accuse di “diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese” attraverso gli articoli sui copti perseguitati dall’Isis e discriminati da parte della società musulmana. Articoli per i quali lo studente rischia fino a cinque anni di carcere. La sentenza non prevede l’appello.