La storia di X-Oasis, la casa di appuntamenti del metaverso
Un designer giapponese, utilizzando la sua esperienza di sex worker digitale, ha creato un bordello dove i clienti possono accedere a un'esperienza immersiva unica nel suo genere. Talmente realistica da non sembrare virtuale.
Il metaverso continua la sua scalata e, dopo il mondo della moda, prova a monopolizzare anche la sfera del sesso. Tra i protagonisti di quest’impresa spicca X-Oasis, una piattaforma di prostituzione virtuale che, creata nel 2020 dai designer giapponesi Karin e Dary, offre a uomini e donne la possibilità di spogliarsi dalle etichette e vivere un’esperienza hot attraverso avatar che di digitale sembrano avere ben poco.
X-Oasis, il bordello del Metaverso
Con l’avvento della pandemia, sono stati svariati i servizi per adulti che, per sopravvivere al lockdown e alle sue ripercussioni, si sono trasferiti su Internet. Da qualche anno, ad esempio, è possibile incontrare una prostituta in videoconferenza e avere rapporti fisici con l’utilizzo di sex toys collegati al computer o allo smartphone. Si tratta, chiaramente, di uno scambio mediato da uno schermo che, spesso, rischia di diventare univoco. Al contrario, invece, di quello proposto da X-Oasis, lo spazio dove il cliente ha accesso a un’esperienza sessuale immersiva attraverso la realtà virtuale. Niente di simile a Second Life o a Virtual Live Chat, dove gli alter ego in pixel vengono giostrati dagli utenti come se fossero i personaggi di un videogame.

In questo caso, infatti, gli sviluppatori hanno pensato a un’interfaccia in grado di offrire a chi è interessato inquietanti esperienze di ‘decorporazione’: l’user non giostra più quel che succede sullo schermo dall’esterno ma cambia pelle, calandosi completamente in un corpo preso in prestito (anche di sesso diverso dal proprio) e superando i limiti della semplice simulazione. «L’obiettivo di X-Oasis è mettere a disposizione uno spazio virtuale per adulti dove la sessualità possa diventare una forma di comunicazione più aperta», si legge nel comunicato stampa riportato da Libération, «desideriamo creare un’oasi erotica dove l’aspetto, l’identità di genere e l’età non hanno più alcun valore».

Alle origini del progetto
Una volta fissato un appuntamento, al cliente viene presentato un repertorio di corpi tra cui scegliere. Individuato quello più adatto alle sue esigenze, ha anche la possibilità di personalizzarlo, scegliendo l’outfit, la biancheria, gli accessori e, addirittura, modificando le parti intime e sostituendo quelle maschili con le femminili e viceversa. Ce n’è per tutti i gusti: ragazze bionde o dalla lunga chioma variopinta, giovani imberbi o robusti palestrati. E, per chi fosse attratto da creature fantastiche o mitologiche, nessun problema: all’avatar in poche semplici mosse si possono aggiungere orecchie da elfo, ali d’angelo o corna d’animale. «Lavoriamo affidandoci a due principi fondamentali», ha spiegato Karin, «dare una chance concreta a chi, dopo il Covid, vuole riappropriarsi della propria vita sessuale e offrire un’opportunità in più a chi vuole lavorare e guadagnarsi da vivere».

L’idea alla base del progetto affonda le sue radici nell’infanzia degli sviluppatori, in particolare di Karin che, sin da giovanissimo, ha sviluppato un forte fascino per i corpi delle ragazze e le storie di trasfigurazione. «Quando frequentavo le elementari, ero innamorato di una bambina che leggeva racconti di metamorfosi», ha sottolineato, «ed è stato proprio grazie a lei che ho scoperto un romanzo di Takako Shimura in cui si descriveva lo scenario successivo a un cataclisma: per un misterioso sconvolgimento, gli uomini si risvegliano nel corpo delle donne e le donne in quello degli uomini». Quando giocava ai videogame, ad esempio, si calava nei panni delle eroine, rimpiangendo l’assenza di visori per la realtà virtuale che gli avrebbero consentito una esperienza più realistica, percependo il cambiamento fisico. Un gap che è riuscito a colmare, poco dopo, con videogiochi più sofisticati e una certa gavetta nel settore del sesso virtuale.

Live Date, un appuntamento (quasi) reale
Così, forte di qualche rudimento di programmazione e di un’expertise come sex performer virtuale, sviluppata lavorando sulla piattaforma di porno amatoriale XTube e sul canale di live streaming FC2, contesti nei quali si presenta con le sembianze di una ragazza e fornisce ai clienti l’illusione di poter annullare le distanze attraverso effetti e performance incredibilmente realistici, a luglio del 2020 ha lanciato X-Oasis, una casa di appuntamenti dove, pur non incontrandosi di persona, la distanza fisica non esiste. Si accede ai Live Date prenotabili online attraverso un link e una volta connessi smartphone e visore, la seduta da 40 minuti inizia.

Di volta in volta, lo staff di sex worker digitali (sono ben 12) ricrea uno scenario, che ricorda molto quelli dei giochi di ruolo, e tutto si svolge in piena libertà, senza regole né categorie perché calato in una dimensione che esiste e non esiste. «Sembra quasi ipnotico. Il cliente ha la percezione di ogni gesto, di ogni contatto, di ogni stimolo, quasi come se stesse accadendo nella realtà fisica», ha sottolineato la ricercatrice Liudmila Bredikhina, «strano a credersi, ma pare così fedele da dare l’impressione che, rispetto a un rapporto sessuale in presenza, cambi davvero poco».