Boris Johnson bocciato senza appello, stesso discorso per i leader ungheresi e polacchi. Promossi Emmanuel Macron e Pedro Sanchez, mentre Vladimir Putin ha permesso alla Russia di rafforzarsi nei rapporti con l’Occidente e rimedia la sufficienza. Riccardo Alcaro, coordinatore delle ricerche dell’Istituto affari internazionali, assegna con Tag43 i voti ai leader mondiali.
Le pagelle del 2021 dei grandi leader internazionali
Joe Biden: voto 6,5
Joe Biden messo ordine nella gestione della pandemia e l’economia sta galoppando. La disoccupazione, per converso, è ai minimi storici. Il presidente americano attraverso lo stimolo fiscale ha creato una rete di protezione per le persone più fragili colpite dal Covid. Ha fatto poi un’opera quasi impossibile: la legge investimento infrastrutture, dal valore di 1.200 miliardi di dollari, approvata con voto bipartisan. In politica estera ha impostato relazioni, sempre di forte competizione, con Russia e Cina, ma cercando la collaborazione degli alleati in Asia e in Europa. Ha dato anche nuova importanza alla Nato, ha avviato confronto sul nucleare con Iran. Inoltre ha adottato l’imposta minima globale, con il prelievo del 15 per cento per le grandi multinazionali. Tutto bene? Non proprio. La campagna vaccinale ha rallentato dalla scorsa estate, mentre cresce il problema dell’inflazione. Biden ha fallito nel contrastare la disinformazione sulla partecipazione al voto, così i repubblicani hanno gioco facile nell’ostacolare i democratici in vista delle elezioni di mid-term. Si attende ancora il grande piano di riforme sociali e su questo punto rischia di perdere una fetta di elettorato progressista. Infine, non va dimenticato il disastro in Afghanistan.

Vladmir Putin: voto 6
Disclaimer: quello che potrebbe essere buono per Vladimir Putin, non necessariamente porta frutti al Paese. Il controllo del consenso interno, alla base del suo potere, è sfociato nella repressione del dissenso. Sull’aspetto valoriale, quindi, merita un’insufficienza totale. Tra le tante cose, a tal proposito, sta per mettere fuori legge la Ong Memorial, che si occupa di fare ricerca sui crimini compiuti in passato in Russia, compresi quelli dell’Unione Sovietica di Stalin nei gulag, recuperando le storie di persone dimenticate. Adesso è accusata di essere influenzata da potenze straniere. In politica estera, invece, ha ottenuto risultati importanti: ha costretto Biden a due vertici. A inizio gennaio Usa ed Europa si metteranno al tavolo con la Russia, a cui viene di nuovo riconosciuto il ruolo di interlocutore.

Xi Jinping: voto 6
Si parte dallo stesso disclaimer di Putin. Xi Jinping non ha conquistato granché sul fronte delle relazioni con gli Usa, e ha addirittura peggiorato i rapporti con l’Europa. Il suo anno è stato tutto rivolto alla preparazione del 2022, quando ci sarà il congresso del Partito comunista in cui dovrebbe esserci l’estensione del mandato di Xi. Sta per finire il secondo, ma può ottenere la rielezione. Per questo ha dovuto costruire un consenso e in questo modo vanno lette le misure quasi isteriche verso le posizioni di Paesi occidentali, come il tema dei diritti umani o delle relazioni con Taiwan.

Emmanuel Macron: voto 7
È in ripresa nei sondaggi, che lo danno in testa al primo turno. Negli ultimi anni, sotto la presidenza Macron, la Francia è diventata il Paese più influente in Europa. Si mostra come l’unico leader con una visione nell’Unione europea. Le sue politiche si possono contestare o non apprezzare, ma hanno un senso. La sua agenda, isolata fino al 2020, ha acquisito una costante centralità. Certo, ha subito l’umiliazione degli Usa, attraverso l’accordo Aukus con l’Australia. D’altra parte ha ottenuto la firma del Trattato del Quirinale, che favorirà un rapporto più adulto con l’Italia, stabilendo una relazione migliore con Roma.

Boris Johnson: voto 2
Il peggior leader in circolazione, semplicemente perché non è da considerare leader. Sul fronte della Brexit, il governo ha mostrato una malafede che non ci si attende da un grande Paese come il Regno Unito. Boris Johnson firmato un accordo, su cui ha vinto le elezioni, dicendo poi che non andava più bene e scaricando la responsabilità sull’Europa, come se l’intesa non l’avesse firmata. Ha creato un campo di mine, aumentando l’ostilità nei confronti con l’Unione. Sulla pandemia è stato disastroso. La campagna vaccinale, partita in anticipo, ha rallentato, facendosi superare da altri Paesi, Italia in testa.

Angela Merkel: voto 5,5
La Germania ha arrancato nella risposta alla pandemia. Angela Merkel meriterebbe insufficienza piena, ma è pur sempre una statista e questo mitiga il giudizio. L’economia non sta crescendo come in altri Paesi europei e non ha saputo trasferire il consenso all’interno del suo partito. Paradossalmente il suo erede, dal punto di vista politico, è proprio Scholz, che però è un socialdemocratico. L’unico successo è stato ottenuto sul gasdotto North Stream, ma è avvenuto grazie al cambio di amministrazione a Washington.

Mario Draghi: voto 8
La campagna vaccinale è andata benissimo, le misure introdotte sono diventate uno standard europeo, come il Green pass. Mario Draghi ha presentato un Piano nazionale di ripresa e resilienza che approvato dall’Unione europea, ha contribuito ad aumentare l’influenza e la considerazione all’Italia nello scacchiere internazionale, come non aveva mai fatto nessuno.

Pedro Sanchez: voto 7
La Spagna si è comportata molto bene sull’uso dei fondi di Next Generation Eu, con misure creative che stanno facendo scuola. Pedro Sanchez Guida un governo di minoranza, garantendo stabilità, ed è già è un fatto rilevante.

Jaroslav Kaczynski: voto 2
Jaroslav Kaczynski è l’eminenza grigia del Pis (Prawo i Sprawiedliwość), partito nazionalista polacco espressione del primo ministro Mateusz Morawiecki. Con lui la Polonia sta creando un vulnus alla tenuta democratica europea: ha spinto fino all’eccesso il contrasto con l’Europa sullo stato di diritto, che il Pis sta riducendo sempre di più. La Polonia, oggi, non è più un Paese pienamente democratico e la responsabilità è di chi ne guida l’ideologia. La Corte costituzionale, formata da giudici indicati dal partito ultraconservatore, ha emesso una sentenza che definisce il diritto europeo in contrasto con la Costituzione nazionale. Insomma, ha svilito la democrazia, rendendo il governo uno dei meno rispettosi dei diritti sociali.

Viktor Órban: voto 4
Viktor Órban è più scaltro rispetto a Kaczynski e ha evitato lo scontro frontale con l’Ue. Ma è il principale responsabile della creazione di un sistema illiberale in Europa. Non ci sono state novità in questi anni. Vedremo alle elezioni del 2022: in Ungheria inizia a esserci stanchezza nei suoi confronti, potrebbe non bastargli il controllo dell’informazione e del potere per ottenere la vittoria.

