Chi è Vladislav Surkov, da 20 anni eminenza grigia di Putin

Stefano Grazioli
11/04/2022

Da 20 anni è l'eminenza grigia a fianco di Putin. E anche ora che non ha incarichi ufficiali continua ad appoggiare il presidente. Chi è Vladislav Surkov, Rasputin del Cremlino e ideatore della democrazia sovrana.

Chi è Vladislav Surkov, da 20 anni eminenza grigia di Putin

I consiglieri vanno e vengono. Non lui, visto che da oltre due decenni è, seppur con diverse funzioni, accanto al presidente russo. Anche oggi che non ha una posizione ufficiale Vladislav Surkov fa comunque sentire la sua voce. I suoi commenti e gli articoli da appassionato scrittore sono sempre illuminanti se si vogliono decifrare le mosse del Cremlino. Fino al 2020 è stato a fianco di Vladimir Putin, tra amministrazione presidenziale e governo, cambiando più volte ruolo, ma rimanendo uno dei suggeritori più ascoltati, l’eminenza grigia che da un lato ha contribuito alla creazione del sistema interno russo per come si è sviluppato negli ultimi due decenni e dall’altro ha disegnato parte della strategia sulla scacchiera internazionale, soprattutto per quel riguarda l’Ucraina.

profilo di Vladislav Surkov uno dei padri della russia di Putin
Vladimir Putin e Vladislav Surkov nel 2011 (Getty Images).

Surkov è l’inventore della democrazia sovrana e il regista della lunga campagna ucraina

Surkov, il Ceceno, è l’inventore della democrazia sovrana e il master mind della lunga campagna ucraina, sin dalla svolta dopo il fallimento della rivoluzione arancione con l’arrivo di Victor Yanukovich alla Bankova nel 2010. È lui, il Rasputin di Putin, che nella sua ultima intervista a un media occidentale, il Financial Times, nel giugno dello scorso anno, aveva esordito spiegando che, in politica come al ristorante, il modello migliore è quello russo, quello in cui non c’è il menu, ma viene servito ciò che lo chef prepara, perché è lui che sa meglio di tutti quello che gli altri vogliono. Ed è sempre Surkov che nel novembre 2021 aveva sostenuto in sostanza nella sua rubrica su Aktualnie Kommentarii che la Russia era destinata a espandersi perché era scritto nel suo dna fisico. Mentre poco prima dell’avvio dell’invasione russa in Ucraina, nel febbraio di quest’anno, aveva discettato con un certo rammarico sulle perdite territoriali russe dopo la pace di Brest Litosvk nel 1918 che sancì l’ingloriosa uscita di Mosca dalla Prima Guerra mondiale. Solo alcuni esempi scelti nel mazzo, che però fanno comprendere quanto Surkov sia dentro i gangli del Cremlino e abbia plasmato la Russia post Yeltsin rendendola la Russia di Putin.

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Dmitry Medvedev e Vladislav Surkov nel 2011 (Getty Images).

L’esperienza come addetto alla comunicazione alla corte di Khodorkovsky

Nemmeno 60 anni, nato nel 1964 da madre russa e padre ceceno, da qui il soprannome, Surkov prima di arrivare alla politica, si occupava di affari, o per meglio dire di comunicazione, alla corte dell’oligarca Mikhail Khodorkovsky, uno dei cosiddetti magnifici sette alle spalle di Boris Yelstin che negli Anni 90 furono i principali profittatori delle privatizzazioni selvagge e i veri burattinai della politica con il presidente impegnato più coi suoi problemi di alcol che con quelli del Paese. Mentre Khodorkovsky con l’arrivo di Putin al Cremlino non si sottomise all’ultimatum di lasciar stare la politica e finì per 10 anni in Siberia, Surkov entrò subito nel team del successore di Yeltsin, come vice del capo dell’amministrazione presidenziale, la stanza dei bottoni. Lì restò per nove anni, fino al 2008, quando dopo il secondo mandato Putin si trasferì alla Casa bianca a fare il premier lasciando il Cremlino a Dmitri Medvedev. Vladislav il Ceceno contribuì da dietro le quinte a smantellare il vecchio sistema yeltsiniano, dove gli oligarchi avevano il peso preponderante, e a costruire il nuovo corso, quella della democrazia sovrana, dove l’esercizio democratico è fittizio, l’opposizione funzionale al sistema e lo chef soddisfa tutti. O quasi. Le proteste popolari del 2011-12 che accompagnarono il ritorno di Putin al Cremlino lo toccarono relativamente: dalla politica interna era già passato a quella estera con un obiettivo: l’Ucraina.

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Vladislav Surkov detto il Ceceno (Getty Images).

L’impegno in Ucraina e la convinzione che l’ex repubblica sovietica dovesse tornare alla Russia

Prima di diventare ufficialmente advisor del capo di Stato, nel 2013, fu impegnato sul fronte a Kyiv dove Yanukovich finì stritolato nel difficile compito di tenere l’equilibrio tra Unione europea e Russia. L’idea che l’Ucraina non fosse uno Stato autonomo e la parte Est dovesse ritornare prima poi alla Russia trovò la sua concretezza dopo il cambio di regime del 2014, con l’annessione della Crimea e la guerra nel Donbass che portò all’occupazione dei territori di Lugansk e Donetsk. Surkov era uno dei registi che suggerirono la linea di costante destabilizzazione, strategia che si scontrò alla fine con il muro eretto dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. L’ex attore eletto presidente dopo un primo approccio cauto adottò a sua volta la linea dura inaugurata dal Cremlino, rispondendo con durezza agli alleati ucraini di Putin. Il resto è storia recente: dal 2020 Surkov ha lasciato il posto ufficiale di consigliere speciale, ma continua a sostenere Putin, definito una sorta di novello Ottaviano. Continua a scrivere articoli e libri come quelli pubblicati in passato sotto lo pseudonimo di Natan Dubovitsky (la sua seconda moglie si chiama Natalia Dobovitskaya), forse presi troppo seriamente da chi lo considera l’unico artefice del putinismo. Che di padri ne ha invece tanti.