Perché Putin ora lascia che i media statali dicano la verità sullo stallo della guerra

Redazione
07/10/2022

Le menzogne di regime non funzionano più: i russi vedono ritirate e sconfitte e perdono fiducia. Così il Cremlino ha dato il via libera a tivù e giornali controllati di dire una parte di realtà e criticare i militari. Un modo per giustificare l'inasprimento degli attacchi contro l'Ucraina.

Perché Putin ora lascia che i media statali dicano la verità sullo stallo della guerra

Fino a che punto può arrivare la propaganda? A Mosca stanno cominciando a chiederselo, perché l’indottrinamento della popolazione non è infallibile, e si scontra con i risultati sul campo di battaglia, che non mentono. Le truppe russe perdono terreno praticamente ogni giorno, così il Cremlino si è arreso, invitando alcuni dei più importanti media statali a iniziare ad ammettere alcuni dei fallimenti dell’invasione dell’Ucraina da parte del presidente Vladimir Putin. Lo zar è preoccupato che il suo incrollabile ottimismo sugli esiti del conflitto stia ormai stancando l’opinione pubblica. Bloomberg ha sentito alcune fonti vicine al potere putiniano, che hanno confermato il cambio di rotta. Dopo mesi passati a riportare praticamente nient’altro che successi militari, la tivù di Stato ha recentemente parlato senza troppi giri di parole delle ritirate e delle sconfitte russe, mettendo da parte i soliti resoconti entusiasti da parte del ministero della Difesa, che ormai non erano più credibili agli occhi e alle orecchie dei cittadini. Andrey Kartapolov, un ex generale che ora è a capo della commissione per la Difesa nella Duma, ha detto che bisogna «smetterla di dire bugie» durante un popolare talk show. Perché «la nostra gente non è stupida». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il suo collega Dmitry Sablin, vicepresidente del Comitato di difesa, ospite dell’emittente Channel One: «Dobbiamo fermarci e riorganizzarci. Siamo obbligati a ristrutturarci per creare nuove attrezzature e per esercitare le reclute. Questo richiederà del tempo. Ma sono convinto che anche nel territorio dell’Ucraina le persone saranno dalla nostra parte».

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Dmitry Sablin, vicepresidente del Comitato di difesa russo.

L’esercito ha dimostrato di non essere capace di vincere questa guerra

Ovviamente i media non potranno concedersi troppe libertà: guai a mettere in discussione Putin o la sua decisione di invadere l’Ucraina. Ma con poche prospettive che le forze armate russe siano in grado di rallentare la controffensiva ucraina nel prossimo futuro, un bagno di realismo può fare bene anche per provare a ricompattare il sostegno pubblico. Il nuovo approccio si riflette pure ai massimi livelli. Lo zar ha tenuto almeno due incontri a porte chiuse dall’inizio dell’estate con un piccolo gruppo di responsabili dei militari russi, di cui uno poco prima dell’improvvisa decisione di ordinare la convocazione di 300 mila riservisti, cioè la cosiddetta mobilitazione parziale. Ma quale sarebbe lo scopo di questa strategia? Secondo Tatiana Stanovaya, fondatrice del gruppo di ricerca R. Politik, l’obiettivo è giustificare gli appelli dei membri più aggressivi dell’élite russa di sferrare attacchi più indiscriminati alle città e alle infrastrutture ucraine. «C’è un enorme dibattito tra la classe dirigente su come vincere questa guerra, ora che l’esercito ha dimostrato di non esserne capace», ha detto. «È partita la caccia ai responsabili e si sono moltiplicati gli sforzi per convincere Putin a cercare altre soluzioni». Sullo sfondo c’è sempre quella più drastica, cioè l’opzione nucleare.

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Vladimir Putin col popolare conduttore televisivo Vladimir Solovyov. (Getty)

Solovyov: «Le cose non stanno andando bene per noi sul campo di battaglia»

Nel loro ultimo incontro con il presidente, i giornalisti di guerra, solitamente noti per le loro opinioni nazionaliste intransigenti e lo scetticismo nei confronti dei vertici militari, hanno dipinto un quadro terribile della situazione sul fronte. In poche settimane infatti le forze ucraine hanno avanzato riprendendosi vaste aree di territorio che le truppe russe avevano faticosamente occupato dopo mesi di combattimenti. A un certo punto la tivù di Stato ha smesso di mentire spudoratamente, abbandonando la linea ufficiale secondo cui le ritirate erano mosse strategiche attentamente pianificate. La conduttrice Olga Skabeyeva ha messo in croce un comandante nel suo programma in prima serata il 5 ottobre: «Ieri abbiamo perso 16 insediamenti nella regione di Kherson. Cosa perderemo oggi?». E il militare non ha potuto fare altro che borbottare: «Stiamo organizzando una ritirata». Persino Vladimir Solovyov, il più importante conduttore della tivù di Stato, ha detto che «le cose non stanno andando bene per noi sul campo di battaglia». I talk show stanno bersagliando di frecciate al veleno i comandanti dell’esercito, accusati di non essere riusciti a respingere l’avanzata ucraina, per non parlare dell’addestramento delle nuove reclute e della nuova mobilitazione, che si stanno rivelando dei flop. Il giornalista Alexander Sladkov ha provato a spiegare che «la difficoltà della situazione era prevedibile, stiamo ancora imparando. So che è orribile sentirlo all’ottavo mese dell’operazione militare».

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La conduttrice russa Olga Skabeyeva.

Troppa distanza tra la realtà dal fronte e i report positivi del ministero della Difesa

I sondaggi sono impietosi e mostrano che l’improvvisa nuova chiamata alle armi di Putin ha scioccato molti russi, tanto che qualcuno ha messo in dubbio i progressi dell’invasione per la prima volta da quando è stata lanciata il 24 febbraio. Al Cremlino i funzionari d’altronde avevano capito che la dissonanza tra i rapporti sul campo di battaglia disponibili anche su Telegram e i report quotidiani dei trionfi al fronte diffusi dal ministero della Difesa stavano minando la fiducia dell’opinione pubblica. Margarita Simonyan, un alto pezzo da novanta dell’informazione russa, si è chiesta in televisione: «Quando parliamo del caos e della mobilitazione parziale, ci facciamo tutti la stessa domanda: il nostro comandante in capo è a conoscenza di quello che sta succedendo? Penso che ne sia consapevole e comprenda molto bene la situazione». Il guaio è che la stanno cominciando a comprendere anche i russi. A cui non si possono più raccontare troppe bugie.