Gaza, gioco a perdere

Fabrizio Grasso
18/08/2021

Liyla and The Shadows of War racconta gli orrori della Striscia. Un videogame in cui non si vince. Mai.

Gaza, gioco a perdere

Un gioco che non ti fa vincere. Non importa quante volte lo inizi, quanto tu sia esperto con i movimenti del personaggio o con l’intelligenza artificiale dei nemici. Ad attenderti c’è soltanto il Game Over. È questa l’esperienza “provocatoria” di Liyla and the Shadows of War, gioco mobile disponile per Android e iOS da cinque anni. Al centro della storia, il conflitto israeliano-palestinese che da anni affligge la Striscia di Gaza. Qui molti uomini e molte donne hanno trovato la morte a causa di bombe, scontri a fuoco o danni agli edifici. Ed è proprio questa l’esperienza promessa dal videogame.

Il gioco è basato su fatti realmente accaduti

«Ho visto la foto di un padre che trasportava il corpo della figlia morta e mi sono chiesto: e se non avessi potuto proteggere la mia famiglia?». Così ha parlato a Wired Rasheed Abueideh, ingegnere palestinese che dalla sua casa a Nablus ha visto i bombardamenti che colpivano la Cisgiordania, a 130 chilometri di distanza. Da qui l’idea di fare un gioco sulla guerra, mettendo a rischio anche la sua incolumità. «In Palestina, se fai qualcosa che fa rumore, metti a rischio la tua libertà», ha continuato al magazine americano. «Volevo però che tutti conoscessero le storie dei palestinesi, ignorati dai media e privati dei diritti personali».

Il gioco si basa su eventi realmente accaduti. È la prima informazione che appare sullo schermo dopo aver effettuato il download. Molti edifici di Liyla and the Shadows of War sono stati modellati su foto scattate durante la guerra e poi stilizzati e privati dei colori per accentuare l’idea della crisi. «Lì molte persone hanno perso la vita», ha precisato Abueideh. «Ogni passaggio del gioco ha un significato profondo e un’emozione precisa, che ho cercato di trasmettere nel modo più fedele possibile».

Il gioco e la sensazione di impotenza

Liyla and the Shadows of War si presenta all’apparenza come uno dei tanti giochi la cui trama si sviluppa in modo diverso a seconda delle scelte del giocatore. L’unica differenza è il finale, sempre cruento. «In questo gioco, anche se pensi di avere una scelta, non è così. Sei impotente e debole». Uno dei passaggi più tristi e angoscianti è quello che porta il giocatore su una spiaggia. Durante la fuga, padre e figlia incontrano quattro ragazzi che giocano a calcio e la bambina chiede al genitore di portarli con loro per salvarli. Accettare però non porta a nulla, poiché gli spari provenienti da una nave uccideranno tutti i personaggi. La sezione è ispirata alla tragedia del 16 luglio 2014, quando una nave militare israeliana ha sparato dei colpi in un’area costiera di Gaza, uccidendo quattro bambini che giocavano a pallone, tutti di età compresa fra 9 e 11 anni.

La realizzazione del gioco ha richiesto due anni di duro lavoro e sforzo emotivo («ho pianto a lungo mentre ho scritto e progettato il gioco»), ma alla sua uscita non ha trovato il favore delle aziende di telefonia. Nel 2016, anno del suo debutto, Apple ha chiesto la categorizzazione di Liyla and the Shadows of War come app di notizie e non videogame a causa di quello che era considerato un messaggio politico. Solo la rabbia degli utenti ha spinto la ditta di Cupertino a rivedere la scelta e pubblicare l’app nella sezione “Giochi”.

Il sostegno del pubblico e i fondi per ricostruire le scuole

«Ho ricevuto un enorme sostegno da parte di tutti, sin dal primo momento in cui Apple ha bandito il gioco», ha detto lo sviluppatore. «Sono contento della vittoria, perché per me i videogiochi sono allo stesso livello degli altri media. In più, aggiungono empatia e sentimenti».

Ad oggi, il successo di Liyla and The Shadows of War è in continua crescita, tanto che il gioco è stato inserito anche nella raccolta Indie Bundle for Palestine Aid che unisce circa 1000 videogame donati all’Unrwa (l’agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi) che ha aiutato a ricostruire le scuole distrutte dal conflitto. «L’Unrwa fornisce aiuti a milioni di persone a Gaza, quindi è perfetta per Liyla», ha concluso Abueideh. «Non si trattava solo di raccogliere fondi (che ammontano a 900 mila dollari, ndr), si tratta anche di aumentare la consapevolezza».