Siria, ucciso dagli Usa Al Quraishi: era il capo dell’Isis

Redazione
03/02/2022

È il risultato della più grande operazione militare americana nel paese dal 2019, quando cadde Al Baghdadi. Nel blitz morte almeno tredici persone, 6 bambini e quattro donne. Biden: «Ora il mondo è un posto più sicuro».

Siria, ucciso dagli Usa Al Quraishi: era il capo dell’Isis

«Ora il mondo è un posto più sicuro». È stata annunciata così da Joe Biden la morte di Abu Ibrahim Al Hashimi Al Quraishi, il leader dell’Isis. Era lui che aveva preso in mano il gruppo alla morte di Abu Bakr Al Baghdadi, ucciso al culmine di un’altra operazione condotta dalle truppe americane. Da allora, era il 2019, non si assisteva a un’operazione antiterrorismo così massiccia sul suolo siriano da parte degli Usa. La zona è ancora una volta quella di Idlib, nord ovest del Paese. Qui sono concentrati molti ribelli della rivoluzione siriana, protetti dalla Turchia e scampati alla dura repressione di Assad. Ma ci sono anche tantissimi profughi e, ovviamente, numerosi gruppi jihadisti. Tra loro il più potente è Taahrir Al Sham, Hts, l’ex fronte Nusra, legato ad Al Qaeda.

Almeno 13 le vittime del blitz Usa in Siria

Le vittime del blitz sono almeno 13, di cui sei bambini e quattro donne, ad affermarlo i Caschi Bianchi, i soccorritori dei corpi civili siriani che primi sono arrivati all’abitazione oggetto del raid. Secondo alcune ricostruzioni le vittime sarebbero state causate dal fuoco americano, sebbene un funzionario della Casa Bianca abbia riferito al New York Times di un’esplosione all’interno della stessa abitazione. Durante la quale anche Al Quraishi potrebbe essersi fatto esplodere. Non sarebbe una novità. Lo fece anche al Baghdadi, con lui tre figli e due delle sue mogli.

Un blitz delle forze speciali tra mercoledì e giovedì Usa ha portato all'uccisione di Al Quraishi: era il capo dell'Isis.
Il luogo in cui si è consumato il raid Usa in Siria (Getty)

Il raid, si apprende, era avvenuto nella notte tra mercoledì e giovedì, nel piccolo villaggio nei pressi del confine turno, di Atmeh. I residenti raccontano di aver visto elicotteri e di aver assistito a oltre due ore di scontri. A conferma di una porzione di territorio ostile, dove per evitare perdite gli americani sono soliti effettuare attacchi con droni. È stato proprio l’impego di truppe di terra a trasmettere l’idea di un obiettivo importante da raggiungere.

Due settimane fa l’assalto jihadista al carcere di Al Hasakh

È una sorta di risposta anche a quanto avvenuto due settimane fa, quando l’Isis nel nord-est della Siria ha assaltato il carcere di Al Hasakh. Qui i curdi tengono prigionieri almeno 3mila jihadisti. Sono seguiti cinque giorni di combattimenti incessanti e l’intervento della coalizione guidata dagli americani per porre fine all’assedio e arrestare una parte dei jihadisti in fuga. Altri 400, si calcola, siano riusciti a scappare.