Grado d’odio

Redazione
09/02/2022

Marines in pensione, membri del dipartimento di sicurezza. Persone avvezze all'uso delle armi e capaci di insegnare le arti marziali. In Usa, uno su cinque di quanti chiedono di entrare nel gruppo suprematista bianco Patriot front avrebbe legami con l'esercito.

Grado d’odio

A confermare la notizia una serie di documenti pubblicati dal collettivo di media Unicorn Riot e dal Southern Poverty Law Center. Secondo questi, riporta il Guardian, una persona su cinque di quelle che chiedono l’iscrizione al gruppo dei suprematisti bianchi statunitensi Patriot Front, avrebbe avuto legami con l’esercito americano. Più nello specifico sarebbero 18 su 87, per una percentuale pari al 21 per cento. L’organizzazione è considerata una sorta di prosecuzione della neonazista Vanguard America, formatasi dopo il raduno Unite the Right del 2017 a Charlottesville, in Virginia. Ad oggi, secondo l’Hatewatch di SPLC, blog Usa specializzato nell’analisi e nel monitoraggio dell’attività dell’estrema destra, rappresenta uno dei gruppi più importanti del Paese. È guidato dal 23 enne Thomas Rousseau ed ha sede a Dallas, in Texas. «Il nostro obiettivo è creare una nazione nella nazione», ha dichiarato in passato il leader. Aggiungendo: «La nostra cultura viene attaccata da ogni parte. Dobbiamo difenderla».

Dalla compilazione dei form per entrare nel gruppo di suprematisti bianchi Patriot Front emerge che un candidato su 5 ha legami con l'esercito
Una manifestazione del Patriot Front (Getty)

Membri del dipartimento di sicurezza e marines, chi fa parte dei suprematisti bianchi Usa

Con simili presupposti, sorprende fino a un certo punto il contenuto di video apparentemente privati pubblicato lo scorso gennaio da Unicorn Riot. Circa 400 gigabyte di materiale in cui «veniva provata l’organizzazione di una campagna finalizzata al compimento di atti d’odio e venivano indottrinati gli adolescenti al nazionalsocialismo», hanno spiegato i giornalisti. Ma in un simile universo si trova di tutto. Membri del dipartimento di sicurezza interna che avrebbero sviluppato simili sentimenti durante il periodo trascorso nei marines. Soggetti avvezzi all’utilizzo di parole discriminatorie nei confronti della comunità Lgbtq+. Chi è passato da posizioni moderate e repubblicane all’affiliazione ai gruppi di estrema destra. Tutto questo si scopre scorrendo i form di iscrizione, dove grande spazio viene assegnato alle elencazioni delle skills. Emergono così personaggi dalla «notevole prestanza fisica, l’attitudine allo sgombero di ambienti e la formazione medica di base». E, ancora peggio, «capaci di utilizzare armi da fuoco». Qualcuno ha «addestrato persone nelle arti marziali all’interno del corpo dei marines». Affermando, inoltre «di essere il leader del Kansas Active Club», a sua volta vicino al Rise Above Movement, un gruppo d’odio con sede nella California meridionale e già segnalato dall’SPLC.

Capitol Hill, nell’assalto accusati a vario titolo 80 membri vicini all’esercito

La notizia non è esattamente un fulmine a ciel sereno, ma si inserisce in una tendenza sempre più radicata, rafforzatasi nell’ultimo anno. Sarebbero oltre 80 gli imputati accusati di essere coinvolti in qualche modo nell’assalto del 6 gennaio 2021 a Capitol Hill e più o meno legati all’esercito. Per la maggior parte veterani. Rapporti analizzati con preoccupazione dal Pentagono, che in un dossier dello scorso marzo ha parlato «di minaccia crescente, in quanto è sempre più diffusa la tendenza al reclutamento di militari da parte di simili gruppi». Ma anche, in una situazione di mutua collaborazione, «la loro partecipazione ad alcune attività per acquisire esperienza di combattimento». Insomma, da un lato la presenza di elementi dell’esercito conferirebbe «legittimità alla causa estremista», dall’altro, comprometterebbe «la disciplina degli organi deputati alla sicurezza», si legge nel rapporto. A ottobre, la Camera si è così riunita per affrontare il problema. Nell’occasione, il tenente colonnello Joe Plenzler, marine in pensione ha spiegato: «Offrono loro una tribù, una visione semplicistica del mondo e dei suoi problemi, soluzioni perseguibili e un senso di scopo, e poi alimentano questi individui vulnerabili con un miscuglio di bugie e una narrativa inesorabile di rancore politico e sociale». In numeri, sostiene il Center for Strategic and International Studies, al 2020 il 6,4 per cento degli attacchi interni e la diffusione di teorie inneggianti al complotto era da ricondurre a personale in attività o in stato di fermo dell’esercito. L’1,5 per cento nel 2019. Nessuno nel 2018.

Dalla compilazione dei form per entrare nel gruppo di suprematisti bianchi Patriot Front emerge che un candidato su 5 ha legami con l'esercito
Suprematisti bianchi durante una manifestazione (Getty)

Non solo membri dell’esercito, il problema del proselitismo tra gli adolescenti

Ma a tenere banco non ci sono solo i legami con l’esercito. Il proselitismo, infatti, fa breccia soprattutto tra i minori. «Li indottrinano con l’ideologia suprematista bianca. Li incoraggiano a mentire ai genitori, in modo da farli partecipare a eventi di stampo fascista oltre il confine», afferma ancora Unicorn Riot. Il regolamento prevedrebbe l’iscrizione a partire dai 17 anni e mezzo. Ma in concreto non è complicato imbattersi anche in ragazzi più piccoli.