Svegliamoci dal Dream

Redazione
22/07/2021

Senza LeBron James, Steph Curry e Anthony Davies la nazionale Usa di basket non ha brillato nelle prime due amichevoli pre-olimpiche. L'era della squadra dei sogni è al capolinea?

Svegliamoci dal Dream

La stagione Nba si è conclusa con la vittoria dei Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo, tornati a sollevare il trofeo a 50 anni di distanza dall’ultima volta. Ma per il basket americano non è ancora tempo di vacanza, visto che la nazionale di Gregg Popovich sarà impegnata alle Olimpiadi di Tokyo dal 25 luglio all’8 agosto. In teoria una formalità, per Team Usa, che ha il record di ori nella disciplina (15) ed è arrivato al primo posto in sei delle ultime sette Olimpiadi. O forse no, visto che la rosa attuale e la condizione mostrata nelle amichevoli pre-Tokyo ha fatto sorgere qualche dubbio: e se, si è chiesta la Bbc, fosse finita l’era del Dream Team?

Le origini del Dream Team

Il soprannome “squadra dei sogni” fu introdotto nel 1992, quando alle Olimpiadi di Barcellona fu consentita la partecipazione ai giocatori professionisti della Nba e, per la squadra americana, si trovarono a giocare insieme Michael Jordan, Larry Bird e Magic Johnson. L’oro fu cosa semplice, in otto gare la nazionale segnò una media di 117 punti e non trovò opposizione. Senza i “big three”, ma con cinque reduci dal primo posto spagnolo, il successo fu bissato ad Atlanta nel ’96. E anche a Sydney 2000, Olimpiade cui parteciparono giocatori di fascia media, arrivò la vittoria.

Dopo il passo falso di Atene 2004 (bronzo e squadra ingenerosamente chiamata “Nightmare Team”, nonostante la presenza di grandi giocatori come Allen Iverson, Tim Duncan e i giovani LeBron James e Dwayne Wade) le cose tornarono alla normalità dal 2008: Kobe Bryant trascinò una squadra piena di talento ai due ori in Cina e a Londra 2012, Kevin Durant ne prese il testimone a Rio 2016. E ora?

Un Team non molto da Dream

Quest’anno le cose potrebbero però andare diversamente. Innanzitutto per le pesanti rinunce all’Olimpiade, per volontà o infortunio, da parte dei migliori giocatori del campionato americano: LeBron James ha rinunciato per promuovere l’uscita di Space Jam 2, film con i Looney Tunes sequel di quello del 1996 con Michael Jordan. Il suo compagno di squadra Anthony Davies è ancora alle prese con un fastidio all’inguine che ne ha compromesso la post-season con i Lakers. Steph Curry, a cui l’oro olimpico manca, ha preferito le vacanze.

Non che manchi il talento: Kevin Durant farà ancora parte della squadra, e con lui ci saranno anche Damian Lillard (6 volte all’All Star Game), Jayson Tatum dei Boston Celtics, Devin Brooker (fresco di finale con i Phoenix Suns) e Khris Middleton, protagonista nella vittoria del titolo dei Bucks.

I dubbi quindi non possono essere relativi solamente alla qualità della rosa, alta e in ogni caso superiore a quella delle altre squadre partecipanti. Le prime partite di preparazione all’Olimpiade hanno però dato risultati poco rassicuranti: Team Usa ha perso a sorpresa contro la Nigeria per 90-87 (prima vittoria di una nazionale africana sugli americani) e ha subito un’altra sconfitta contro l’Australia, 91-83. Due risultati allarmanti, che hanno fatto tornare in mente l’amichevole pre-olimpica del 2004, in cui la nazionale perse a sorpresa contro l’Italia (poi medaglia d’argento) per 95-78. Le successive partite sono andate meglio, perché Team Usa ha vinto contro Argentina (108-80) e Spagna (83-76), ma i segnali di vulnerabilità ci sono. Potrebbe essere questa, l’Olimpiade della fine della Squadra dei Sogni?