Ungheria, la mossa di Orban per i fondi Ue bloccati

Redazione
08/08/2022

Per ottenere i miliardi previsti dal programma europeo, il premier ungherese ha inviato come capo negoziatore a Bruxelles il fedelissimo Navracsics. Ma l'Unione non si fida di Budapest: diritti calpestati, troppe riforme promesse e mai attuate.

Ungheria, la mossa di Orban per i fondi Ue bloccati

Come sanzione per le ripetute violazioni dello stato di diritto del Paese, ad aprile la Commissione europea ha sospeso l’erogazione dei fondi Ue all’Ungheria: la misura, attesa da mesi, è stata messa nero su bianco dopo la rielezione di Viktor Orban, giunto al quarto mandato. La crisi tra istituzioni europee e i governi di Budapest e Varsavia (la questione riguarda infatti anche la Polonia) era giunta a una svolta a metà febbraio, quando la Corte di giustizia europea aveva respinto il ricorso dei due Paesi contro il meccanismo di condizionalità che prevede la sospensione dei fondi europei destinati a uno Stato membro in caso di mancato rispetto dei principi fondanti dell’Unione europea.

Fondi Ue all’Ungheria, le preoccupazioni di Bruxelles

Corruzione, indipendenza dei giudici, scarso pluralismo dei media ed eccessivo potere assunto dal governo Orban: restano queste le preoccupazioni principali della Commissione europea, a cui il premier magiaro continua a non ovviare in modo soddisfacente. Il 22 luglio il commissario europeo al Bilancio, Johannes Hahn, ha inviato alla ministra ungherese della Giustizia, Judit Varga, una seconda lettera nell’ambito del meccanismo di condizionalità sullo stato di diritto, annunciando specifici interventi finanziari nel caso in cui non si raggiunga un accordo. L’Ungheria ha un mese di tempo per rispondere: con l’approssimarsi della scadenza, Orban ha inviato un alto funzionario a Bruxelles, nel tentativo di ottenere i soldi del Recovery Fund.

Budapest rischia di bruciarsi 4,6 miliardi di euro previsti dal Recovery fund

Se Budapest non riesce a raggiungere un accordo con la Commissione europea, rischia di perdere i 4,6 miliardi di euro previsti dal recovery fund per il 2022, mentre rimane a forte rischio lo stanziamento nei prossimi sei anni di oltre 24 miliardi, provenienti dalla casse europee, da destinare al miglioramento delle infrastrutture nazionali. Sebbene Orban abbia dichiarato di non aver bisogno delle sovvenzioni Ue, in particolare per la ripresa post-Covid, la realtà dice l’esatto contrario: l’Ungheria è infatti alle prese con un aumento dell’inflazione, il crollo del fiorino e la minaccia di una grave recessione. Il peggioramento delle prospettive economiche ha costretto Orban ad abolire i massimali sui prezzi dell’energia e ad aumentare le tasse per le piccole imprese, misure che hanno causato forti proteste.

Ungheria, la mossa del premier Orban per ottenere i fondi Ue bloccati: ha inviato un alto funzionario a Bruxelles.
Tibor Navracsics (PETER KOHALMI/AFP via Getty Images)

Ungheria, chi è il capo negoziatore scelto da Orban

A dimostrazione di quanto i fondi Ue siano molto importanti per l’Ungheria, il premier magiaro ha inviato a Bruxelles Tibor Navracsics: ex vicepremier, in passato ministro della Giustizia e attualmente a capo del ministero per lo Sviluppo Regionale e i fondi Ue, è stato Commissario europeo per istruzione, cultura, gioventù e sport durante la presidenza Juncker. Intervistato dal Guardian, il capo negoziatore dell’Ungheria si è detto ottimista sul fatto di riuscire a ottenere i 15 miliardi di euro previsti complessivamente dal piano, e non solo la parte bloccata finora dalla Commissione europea a causa di problemi di corruzione e stato di diritto.

Ungheria, la mossa del premier Orban per ottenere i fondi Ue bloccati: ha inviato un alto funzionario a Bruxelles.
Viktor Orban e Tibor Navracsics (ATTILA KISBENEDEK/AFP via Getty Images)

La figura di Navracsics però potrebbe non bastare: Orban agli occhi dell’Ue non ha una grande credibilità, in quanto più volte ha promesso riforme attuandone poi alcune soprattutto di facciata, rendendo via via l’Ungheria uno Stato sempre più illiberale. Giunto al quarto mandato, nei giorni scorsi si è reso inoltre protagonista di pesanti affermazioni sulla «mescolanza di razze», che metterebbe in pericolo l’identità europea. «Un discorso nazista degno di Goebbels», secondo la sua storica consigliera Zsuzsa Hegedus, che ha deciso di dimettersi. Oltre a questo, rimangono le ripetute critiche di Orban alle sanzioni Ue e le preoccupazioni di Bruxelles sul presunto uso improprio dei fondi europei da parte del premier ungherese, che li avrebbe usati per arricchire amici e famigliari.