Una donna su due si dichiara vittima di molestie o discriminazioni sul lavoro: il report

Virginia Cataldi
03/08/2022

Più di una donna su due è vittima di molestie o discriminazioni sul luogo di lavoro. Da commenti esplicti a contatti indesiderati: il report.

Una donna su due si dichiara vittima di molestie o discriminazioni sul lavoro: il report

In Italia, più di una donna su due è vittima di molestie o discriminazioni sul luogo di lavoro. Secondo un report realizzato dalla Fondazione Libellula, il 22% delle donne intervistate ha dichiarato di aver avuto contatti fisici indesiderati e il 53% ha subito complimenti espliciti non graditi. Ecco il quadro allarmante del mondo del lavoro italiano.

Una donna su due vittima di molestie sul lavoro

La Fondazione Libellula ha somministrato la survey LEI (Lavoro, Equità, Inclusione) ad oltre 4.300 lavoratrici e libere professioniste in tutta Italia. Con i dati raccolti ha realizzato un report che rivela che l’equità di genere nel nostro Paese è ancora un traguardo lontano e che molte donne vivono quotidianamente situazioni spiacevoli.

Da battutine allusive, apprezzamenti estetici pretestuosi, magari un massaggio dietro le spalle non richiesto o peggio ancora ricatti sessuali. Il 55% delle lavoratrici in Italia è vittima di una manifestazione diretta di molestia e discriminazione sul lavoro. In particolare, il 22% delle intervistate ha dichiarato di aver avuto contatti fisici indesiderati e il 53% ha subito complimenti espliciti non graditi.

Più di una donna su due è vittima di molestie o discriminazioni sul luogo di lavoro. Da commenti esplicti a contatti indesiderati: il report.
Lavoratrice (Pexels)

Davanti a una molestia, il 58% delle donne non reagisce efficacemente, perché il 38% delle intervistate non vuole passare come troppo aggressiva o “quella che se la prende”. Mentre l’11% non sa come fare. A questo allarmante quadro si aggiunge il fatto che, per evitare di incorrere in situazioni spiacevoli, le donne tendano a limitare il proprio comportamento sul luogo di lavoro. Per esempio, il 62% delle donne dichiara di essere considerata aggressiva se si mostra ambiziosa o assertiva.

Progressione di carriera e leadership in Italia: appannaggio maschile

Il report della Fondazione Libellula analizza poi un altro aspetto che ha a che fare con l’equità di genere sul lavoro. Si tratta della capacità di donne e uomini di fare parimenti progressione di carriera. I dati rivelano che per gli uomini è più facile e veloce crescere e vedere riconosciuti i propri meriti. Per questo arrivano di più e prima a posizioni di potere, monopolizzando la leadership nelle aziende.

Infatti, il 71% delle donne sperimenta contesti in cui i ruoli di responsabilità sono spesso prevalentemente ricoperti da uomini. Il 79% vede crescere i colleghi uomini più velocemente, anche se con minore esperienza della propria o di altre donne. Inoltre, in un contesto tale, il 41% delle donne ha difficoltà a comunicare alla propria azienda di essere incinta.

Più di una donna su due è vittima di molestie o discriminazioni sul luogo di lavoro. Da commenti esplicti a contatti indesiderati: il report.
Lavoratrice (Pexels)

Il 68% ha visto rallentare il proprio percorso di crescita, o quello di altre donne, a causa della maternità, mentre il 65% ha sentito allusioni e commenti rispetto alle conseguenze negative della maternità in azienda. A generare la discriminazione non è solo un rapporto sbilanciato di forza nel contesto lavorativo, dato dai ruoli operativi degli uomini rispetto a quelli delle donne, ma anche l’appartenenza al genere.

Le dichiarazioni della Fondazione Libellula

“Questi dati fotografano una situazione inquietante all’interno dell’ambiente lavorativo delle aziende italiane e devono imporre una riflessione. Il linguaggio e gli atteggiamenti non verbali occultano la dimensione professionale delle donne sul posto di lavoro. Per tante i luoghi di lavoro rappresentano contesti poco sicuri, psicologicamente e fisicamente complicati” ha detto Debora Moretti, fondatrice e presidente di Fondazione Libellula. La realtà è nata per volontà di Zeta Service, azienda di fornitura di servizi dedicati al mondo delle risorse umane.