Lavoro d’Equipo

Redazione
16/09/2021

Come funziona il nuovo social spagnolo riservato a chi è in cerca d'occupazione. Nato con l'obiettivo di essere più umano e pratico rispetto a Linkedin, è indirizzato soprattutto a coloro che hanno poca dimestichezza con le piattaforme web.

Lavoro d’Equipo

«Un Linkedin più umano». È così che lo spagnolo Gonzalo Perales e i suoi soci Pablo García e Miguel Jiménez hanno definito Un Mismo Equipo. Un sito web, con annesso account Instagram, che consente a persone disoccupate e, talvota addirittura, senza un tetto, di mettersi in contatto con potenziali datori di lavoro. Il progetto, lanciato a giugno, è nato da un casuale tamtam sui social. Un amico di Perales gli aveva inviato, senza alcuna particolare pretesa, la fotografia di un uomo che vagava per le strade di Madrid. Si trattava di un elettricista specializzato che, attraverso un pezzo di cartone malandato, rendeva noto ai passanti di essere alla ricerca disperata di un’occupazione. Quell’immagine, postata sul web, è diventata immediatamente virale. E, dopo appena un’ora, diverse aziende si sono fatte avanti per proporre al misterioso soggetto dello scatto un contratto.

Un Mismo Equipo, la storia del social che vuole fare concorrenza a Linkedin

Una situazione che si è ripetuta, puntualmente, anche il giorno dopo. Quando Perales, passeggiando in centro, ha caricato sul suo profilo la storia di un ragazzo in cerca di una posizione aperta come cameriere. In 48 ore, la sua casella di posta si è riempita di oltre 15 richieste di colloquio. L’ottimo feedback ottenuto da quella strategia ha fatto riflettere il giovane videomaker su quanto la pandemia avesse danneggiato, a livello professionale, i lavoratori d’età compresa tra i 40 e i 50 anni che, per decenni, avevano prestato il loro servizio come camerieri, artigiani o commercianti. Un target che, soprattutto per motivi anagrafici, ha difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro specie attraverso l’utilizzo dei database online delle agenzie di collocamento o delle piattaforme che fanno da collettore delle offerte di lavoro. Quest’illuminazione lo ha spinto a lanciarsi in un’avventura insolita, mettendo a punto Un Mismo Equipo e coinvolgendo nell’iniziativa due colleghi che potessero aiutarlo a svilupparla al meglio, facendola conoscere a un pubblico sempre più ampio. «Oggi, per trovare lavoro, è necessario avere un computer e saperlo utilizzare perché il 95% delle compagnie pubblica su Internet i propri annunci», ha spiegato al Guardian, «All’inizio, mi spostavo per la città con lo scooter nel tempo libero per provare a incontrare gente che non viveva per strada da troppo tempo. Chiedevo loro se desiderassero lavorare. Le intervistavo e poi provavo a presentarle online in maniera appropriata».

Un Mismo Equipo, come funziona la candidatura

L’idea alla base di Un Mismo Equipo è semplice: le persone si connettono al profilo Instagram o al sito e, successivamente, ricevono un questionario di presentazione da compilare. Dopo questo primo step, Perales chiacchiera con loro per raccogliere i dati utili a comporre la loro scheda che, una volta pronta, verrà pubblicata e sarà facilmente consultabile dai recruiter. «Rispetto al classico Linkedin, più freddo, noi raccontiamo le storie dei candidati, in modo che gli altri possano empatizzare con loro», ha sottolineato. «Molti dei nostri iscritti hanno parecchia esperienza sulle spalle, potrebbero davvero diventare risorse preziose per determinate imprese». Grazie ai cellulari e al wifi libero disponibile nei bar, dagli esordi a oggi, sono arrivate decine e decine di richieste d’aiuto e i follower crescono sempre di più. Numeri che incoraggiano Perales e gli altri a pensare alla possibilità concreta di trasformare tutto in una start-up a vocazione sociale. «Non puntiamo a diventare una onlus come Save The Children o Unicef», ha aggiunto, «Ma se riusciamo a coinvolgere più figure possibili, a conquistare la fiducia di qualche sponsor, ad accaparrarci delle partnership e definire una strategia di marketing, potremmo arrivare ad aiutare 1000 persone all’anno invece che 100».