Ucraina: l’alfabeto dei primi quattro mesi di guerra

Stefano Iannaccone
24/06/2022

Dalla A di Azovstal, l'acciaieria di Mariupol diventata simbolo della resistenza ucraina, alla Z dipinta su carri armati e scuole dai russi. L'alfabeto dei primi quattro mesi di guerra.

Ucraina: l’alfabeto dei primi quattro mesi di guerra

Quattro mesi di guerra. Dal giorno che ha cambiato, al di là di ogni retorica, il mondo. La Russia, il 24 febbraio, ha attaccato l’Ucraina, avviando quella che Vladimir Putin continua a chiamare «operazione militare speciale». E non è altro che una guerra. In queste settimane, tante nuove parole – purtroppo – sono entrate nel nostro vocabolario. Mentre altre sembrano essere state dimenticate. Ecco un alfabeto.

L’alfabeto dei primi quattro mesi di guerra in Ucraina 

A di Azovstal. Fino a pochi mesi fa era una delle più grandi acciaierie dell’Ucraina di proprietà dell’oligarca Rinat Akhmetov, l’uomo più ricco del Paese. Durante la guerra lo stabilimento è diventato simbolo della strenua resistenza per non far cadere la città di Mariupol. Ma anche l’ultimo baluardo del battaglione di estrema destra Azov ha dovuto cedere all’assedio russo. Ora i russi vogliono riqualificare l’area: tra i piani, un polo tecnologico, un’area residenziale o un parco ricreativo.

B di Bucha. Una delle città simbolo della tragedia. Le immagini dei massacri commessi dall’esercito russo fanno parte ormai della storia di questo secolo. Le foto dei cadaveri trucidati in strada hanno allontanato qualsiasi prospettiva di dialogo. Bucha è diventata un nuovo simbolo dell’orrore, un luogo di memoria tragica.

Ucraini giustiziati dai russi a Bucha, i video diffusi dal New York Times che confermano i crimini di guerra.
Un video girato a Bucha (Twitter)

C di Crimini di guerra. Ne sono stati commessi, come ogni conflitto, con l’impiego di armi vietate dalle convenzioni internazionali e stragi di civili inermi. Da Mariupol a Severodonetsk, da Bucha a Irpin. L’Ucraina, come la Siria, è teatro di una strategia militare spietata che rade al suolo intere località. Le foto di Aleppo e Mariupol sono sovrapponibili.

D di Donbass. La regione che già nel 2014 ha provocato tensioni dopo l’occupazione di alcune zone da parte di milizie filorusse. Nonostante gli accordi di Minsk, nell’area i combattimenti sono proseguiti per otto anni. E dalla fine del 2021 è diventata il pretesto per l’attacco di Mosca a Kyiv con lo scopo di evitare quello che la Russia definisce un «genocidio».

E di Europa. Il conflitto è decisivo anche per capire il futuro dellUnione europea come soggetto capace di risolvere le crisi internazionali. La risposta non è stata sempre compatta, per la varietà degli interessi in campo. Ieri sera però a Bruxelles il Consiglio Europeo ha deciso di assegnare all’Ucraina e alla Moldavia lo status ufficiale di Paese candidato a entrare nell’Unione.

F di Fake news. Ogni guerra, ma questa in particolare, si combatte anche a colpi di disinformazione e propaganda. Il Cremlino per esempio ha negato per settimane di aver bombardato l’ospedale di Mariupol: le partorienti fotografate mentre lasciavano la struttura con i militari sarebbero state attrici pagate. Come i morti trucidati lasciati sulle strade di Bucha.

La Russia ha ridotto la fornitura di gas all'Italia. Gazprom ha comunicato a Eni il taglio del 15 per cento del flusso.
Uno stabilimento Gazprom (Getty Images).

G di gas e grano. Le altre armi, quelle usate per il ricatto, nelle mani di Putin. Molti Paesi europei, con Italia e Germania in testa, sono legati alla risorsa energetica proveniente dalla Russia- che la scorsa settimana ha dimezzato le forniture al nostro Paese – tanto che nella lista delle sanzioni non è mai stata inserita. Con un paradosso: l’Europa continua a versare 800 milioni di euro al giorno per ricevere gas, mentre i leader cercano una diversificazione dell’approvvigionamento. Il blocco invece dell‘export di grano e cereali nei porti ucraini rischia di scatenare una crisi alimentare senza precedenti in Africa.

H di Hostomel. L’aeroporto di Kyiv è stato attaccato fin dalla sera del 24 febbraio, quando le truppe russe pensavano di abbattere subito la resistenza ucraina, prendendo la Capitale con un blitz. Così non è avvenuto.

K di Kalush Orchestra. La band, pressoché ignota fino a poche settimane fa, ha vinto l’edizione 2022 dell’Eurovision song contest. Un successo prezioso anche per l’importanza simbolica. Il brano Stefania si è trasformato in una sorta di inno per il popolo ucraino, che ha potuto godere di un momento di gioia, nonostante tutto. È di pochi giorni fa la notizia che, come prevedibile, l’Ucraina non ospiterà l’edizione 2023 della kermesse, che si terrà nel Regno Unito.

Eurovision Song Contest 2023: l'Ucraina non ospiterà l'evento. La prossima edizione si terrà nel Regno Unito a causa della guerra
La vittoria della Kalush Orchestra (Getty)

I di Isola dei serpenti. Altro luogo simbolo della guerra. Oggi è considerato uno snodo strategico, oggetto della controffensiva ucraina. Ma inizialmente è entrata nell’immaginario collettivo per il ‘vaffa’ dei 13 militari ucraini che sarebbero stati disposti al martirio per non finire nelle mani russe. Si è poi scoperto che gli eroi in realtà si sono arresi.

L di Lituania. Il Paese baltico rischia di essere la miccia che fa divampare il conflitto in Europa. La decisione di isolare l’exclave russa di Kaliningrad, collocata appunto tra Lituania e Polonia, è stata vista dal Cremlino come un atto di sfida.

M di Medvedev. L’ex delfino di Putin era sparito dai radar internazionali. Durante la guerra si è rivelato un falco spietato. Più realista del Re, più zarista dello Zar. Nelle sue dichiarazioni è arrivato a manifestare il proprio «odio» verso l’Occidente. E si è lanciato in una profezia: «L’Europa può sparire prima dell’adesione dell’Ucraina».

Il rebus ucraino che continua a dividere l'Occidente
Vladimir Putin e Dmitry Medvedev (Getty Images).

N di Nato. L’Alleanza atlantica «in stato di morte cerebrale», secondo un’intervista del presidente francese Emmanuel Macron nel 2019, è stata rianimata dall’invasione russa in Ucraina. Ed è pronta ad allargarsi ai Paesi del Nord Europa, Finlandia e Svezia.

O di Oligarchi. I magnati russi – funzionali al sistema di potere putiniano – sono stati inizialmente bersaglio delle sanzioni, con interventi più mediatici che economici.

P di Pace. Una delle parole che sembrano sparite dal nostro vocabolario. La via diplomatica per trovare una tregua ha subito una battuta di arresto. Mosca ha ribadito che un piano di pace potrà essere redatto solo dopo che Kyiv avrà soddisfatto tutte le richieste della Russia. Una condizione, a questo punto, inaccettabile per gli ucraini. Anche le manifestazioni, che inizialmente hanno animato le piazze europee, si sono rarefatte.

Q di Qatar. La nazionale di calcio dell’Ucraina non è riuscita a qualificarsi al Mondiale del Qatar. Nella sfida decisiva contro il Galles, la nazionale di Oleksandr Petrakov è stata sconfitta a causa di un autogol di Yarmolenko.

R di Repressione. Il governo russo ha silenziato le manifestazioni pacifiche e pacifiste dei primi giorni. Con misure repressive, e arresti di massa, ha silenziato ogni voce dissidente. Nei primi 100 giorni del conflitto sono finite dietro le sbarre 14.445 persone. Chi disobbedisce rischia fino a 15 anni di carcere.

S di Sanzioni. Fin dall’inizio l’Occidente ha cercato di dare una risposta economica all’invasione in Ucraina. Sono stati varati vari pacchetti che hanno reso la Russia un «paria economico», secondo la definizione data dalle diplomazie occidentali. Ma dopo quattro mesi queste misure non hanno rallentato l’aggressione di Putin. Anche perché Mosca può contare sull’export energetico in Cina e India.

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Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan (Getty Images).

T di Turchia. Il presidente Recep Tayyip Erdoğan è stato l’unico leader in grado di accreditarsi come vero mediatore nel conflitto. Dopo i primi giorni di battaglia era addirittura riuscito a portare al tavolo, a Istanbul, i due Paesi in guerra, provando a giungere almeno a una tregua. Il tentativo è fallito, così come quello sul trasporto del grano fermo ancora a Odessa.

U di Usa. L’alleato più forte dell’Ucraina. Il presidente Joe Biden ha garantito massimo supporto all’esercito di Kyiv. Anche se recentemente l’intelligence Usa ha accusato Kyiv di non condividere i piani operativi e il reale andamento del conflitto. In queste ore Washington sta inviando un nuovo pacchetto di aiuti da 450 milioni di dollari. Lo ha confermato il portavoce della Casa Bianca, John Kirby. «Questo pacchetto contiene armi ed equipaggiamento, inclusi i nuovi sistemi di razzi da artiglieria ad alta mobilità», ha spiegato Kirby. Verranno inoltre spedite decine di migliaia di munizioni da artiglieria e imbarcazioni da pattugliamento.

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Volodymyr Zelensky e Joe Biden alla Casa Bianca nel 2021 (Getty Images).

V di vittime. Secondo il governo ucraino oltre 31 mila soldati russi sono stati uccisi durante il conflitto, mentre circa 12 mila sono quelli ucraini morti in questi quattro mesi. Lo stesso Zelensky ha parlato di fino a 100 soldati uccisi ogni giorno, significa almeno 3 mila al mese, confermando tendenzialmente queste cifre. Incerti anche i numeri sui civili. L’ultimo dato delle Nazioni Unite parla di almeno 4.662 persone che hanno perso la vita sotto le bombe. Oltre 260 i bambini.

X di Xi Jinping. Il presidente cinese è una delle figure chiave di questo conflitto. La sua benedizione silenziosa all’«operazione militare speciale» è una garanzia per il Cremlino. Pechino, del resto, sta diventando il mercato di riferimento della Russia dopo le sanzioni occidentali. Aprendo il 22 giugno il summit virtuale dei Paesi BRICS, Xi Jinping ha criticato le sanzioni. «Politicizzare, strumentalizzare e trasformare in un’arma l’economia mondiale usando la posizione dominante nel sistema finanziario globale per imporre arrogantemente sanzioni finisce solo per colpire gli altri e se stessi, lasciando la gente nel mondo a soffrire», ha detto. Non risparmiando una stilettata, pur senza citarli, a Usa e Nato: «Coloro che sono ossessionati dalla una posizione di forza, dall’espandere la loro alleanza militare, dal cercare la sicurezza a spese degli altri, finiranno soltanto in un punto morto per quanto riguarda la sicurezza».

Petrolio, la Russia diventa il primo fornitore della Cina. Pechino ha potuto usufruire di prezzi scontatissimi.
Vladimir Putin e Xi Jinping (Getty Images).

Z di Za pobedu. È la lettera simbolo dell’invasione russa: la Z presente sui carri armati dell’Armata significa “per la vittoria”. Il portato propagandistico è ormai storia nota.