Georgia on my mind

Stefano Grazioli
25/01/2022

L'escalation in Ucraina segue un copione già visto: quello del conflitto tra Mosca e Tbilisi del 2008. In quel caso fu Saakshvili a muoversi per primo e Putin rispose alla provocazione. E l'Occidente restò a guardare.

Georgia on my mind

Sono giorni decisivi per capire se la tensione intorno alla questione Ucraina rimarrà a parole (con la possibilità di nuove sanzioni Usa per la Russia) o si trasformerà in una nuova guerra nel cuore dell’Europa. Gli ultimi segnali da Occidente non sono certo incoraggianti, con l’invito fatto da Stati Uniti e Gran Bretagna ai familiari dei loro diplomatici a lasciare Kiev per questioni di sicurezza.

Nato e Unione europea hanno deciso inoltre di rafforzare i contingenti militari nel Baltico e supportare maggiormente l’ex repubblica sovietica sia finanziariamente sia ad altri livelli nella guerra ibrida con la Russia. Da Mosca si continua a ripetere invece che ‘l’invasione imminente’ non è altro che un’invenzione propagandistica e soprattutto si aspettano le risposte scritte da Washington sulla proposta del blocco dell’espansione della Nato a Est. Da quello che la Casa Bianca scriverà, dipenderà molto probabilmente il destino dell’Ucraina. Dove, a dire il vero, ci sono le voci di chi vede i tank russi già in piazza dell’Indipendenza a Kiev, ma anche di chi esclude la possibilità di un conflitto su larga scala, mettendo comunque in conto un’escalation nel Donbass e dintorni.

la infowar e la tensione in Ucraina
Esercitazione di civili Ucraini (getty Images).

Infowar e bufale: anche così si alza la tensione in Ucraina

Certo è che la tensione è altissima, alimentata dalla infowar, ormai diventata una strategia utilizzata da tutti gli attori in campo. Non solo la disinformazione russa ai cui si è da sempre abituati, ma anche quella occidentale, anglosassone, di cui l’ultimo lampante esempio è stato il comunicato del ministero degli Esteri a Londra che ha svelato il piano del Cremlino di sostituire il governo a Kiev con un esecutivo filorusso, con tanto di fonti segrete e nomi illustri. Peccato che persino da Kiev hanno spiegato che si trattava di una bufala, visto che il nuovo presunto premier sarebbe stato un deputato ucraino già finito però sotto sanzioni a Mosca. Pasticci, che ricordano quelli del dossier Steele (fake news creata ad hoc sul rapporto tra Donald Trump e la Russia), che però scivolano via solo con le reazioni russe che nessuno in Occidente rilancia.

il copione ucraino somiglia tanto a quello della guerra tra russia e georgia
Un soldato russo in Georgia nell’agosto 2008 (Getty Images).

Il fantasma della guerra tra Russia e Georgia del 2008

L’intera vicenda russo-ucraina del gennaio 2022 non è altro che una replica di quanto visto nel 2008 tra Russia e Georgia, propaganda, conflitto e vigilia olimpica in Cina compresi. Nell’agosto 2008, dopo mesi di provocazioni reciproche, scoppiò la guerra tra Mosca e Tblisi. A scatenarla, cioè a far il primo passo bombardando i peacekeaper russi in Ossezia del Sud, fu il presidente georgiano Mikhail Saakshvili che un paio di giorni dopo aver ordinato l’attacco raccontò in diretta alla Bbc (mangiucchiandosi la cravatta) che la Russia stava invadendo il Paese e lui non aveva battuto ciglio. La vicenda, dopo la guerra durata cinque giorni con i carri armati russi arrivati quasi fino alla Capitale e poi ritiratisi entro i confini delle due repubbliche separatiste di Ossezia e Abcasia, fu ricostruita dalla commissione dell’Unione europea guidata dall’ambasciatrice svizzera Heidi Tagliavini, che stabilì appunto come fu il capo di Stato georgiano a dare il via al conflitto, facendo partire la reazione russa.

Le truppe Nato nei Paesi Baltici hanno soprattutto una funzione deterrente

Anche oggi in Ucraina la situazione è la stessa e il rischio di provocazioni è reale, da entrambe le parti. Un attacco di Kiev, vero o presunto, potrebbe dare il via al conflitto. Allora a Tbilisi Saakashvili s’aspettava probabilmente l’intervento dell’Occidente, che ovviamente non ci fu non essendo il Paese membro della Nato. Allo stesso modo, nonostante il dispiegamento di forze nei Paesi limitrofi dell’Alleanza Atlantica, nessuno interverrà direttamente in Ucraina. Le nuove truppe nei Paesi baltici avrebbero una funzione deterrente, se Putin le prendesse sul serio, i soldati della Nato non combatteranno comunque al fianco dell’esercito ucraino. Il presidente Volodymyr Zelensky, o meglio i falchi che lo circondano, possono però ripetere lo stesso errore di Saakashvili, tirando troppo la corda o cadendo nella trappola del Cremlino.

la tensione in Ucraina e il possibile esito simile alla guerra tra russia e georgia
Truppe russe in Ossezia del Sud nell’agosto 2008 (Getty Images).

La pressione di Washington sulla Germania

Al momento, in attesa del compito scritto da Washington per Mosca, pare che la battaglia in corso sui media occidentali abbia un obiettivo preciso, che non è quello di minacciare direttamente la Russia con pesanti conseguenze in caso di una escalation, ma mettere pressione sulla Germania e convincerla ad allinearsi all’interno dell’Ue e della Nato alle posizioni dure chi chi vuole bloccare ogni dialogo: il che significa sanzioni preventive e, soprattutto, blocco di definitivo del Nord Stream. L’inizio della guerra era stato annunciato per dicembre e all’inizio del mese era stato annunciato anche un colpo di Stato filorusso; poi l’attacco è stato spostato a metà gennaio e ora a febbraio. I 175 mila soldati russi al confine non bastano certo a occupare l’interna Ucraina, ma arrivare a Mariupol è un passo: la verità è che nessuno sa davvero cosa succederà.