Bono contro gli U2: «Non mi piace il nome e neppure le nostre canzoni»

Redazione
19/01/2022

Bono ammette di provare "imbarazzo" ascoltando molti brani degli U2 e anche per le sue interpretazioni. Duro colpo per i fan del Gruppo.

Bono contro gli U2: «Non mi piace il nome e neppure le nostre canzoni»

«Imbarazzo». È questa la parola che Bono ha usato più spesso per parlare degli U2, in un’intervista per il podcast Awards Chatter di The Hollywood Reporter. Imbarazzo per il nome del gruppo, quello di un aereo spia della Lockheed, ma anche per talune canzoni del repertorio, tanto da spegnere la radio quando vengono trasmesse. E perfino per la sua interpretazione. Così, inaspettatamente, in un’intervista senza freni, Bono ha riservato più di una “bocciatura” ai suoi e al suo percorso.

Lo sfogo di Bono contro gli U2

«Il nome della band continua a non piacermi», ha detto Bono. Poi, a chiarire che non si trattava di un gioco, uno scherzo o solo una trovata per alimentare il dibattito in rete, ha aggiunto: «Davvero non mi piace. Non mi ero reso conto nemmeno che The Beatles fosse un brutto gioco di parole. Nella nostra testa U2 avrebbe dovuto avere l’effetto dell’aereo spia U-Boot, sembrava futuristico. No, non mi piace quel nome. Tutt’oggi non mi piace. Paul McGuinness, il nostro primo manager, disse: “Guarda, è un bel nome, starà bene su una maglietta, una lettera e un numero”».

Un duro colpo per i fan del gruppo, che ha segnato la storia del rock. Non l’unico. Sì, perché Bono non si è fermato davanti a nulla e ha usato il microfono per “confessare” se non tutto, comunque molto di quello che, in questi anni, non lo ha convinto o proprio non gli è andato giù, a partire dagli esordi. Bono ha, infatti, ricordato una volta in cui Robert Palmer chiese ad Adam Clayton di abbassare la tonalità: «Dio, diresti al tuo cantante di abbassare un po’ il tono? Farebbe un favore a se stesso e a tutti noi che dobbiamo ascoltarlo», esclamò nella circostanza.

Anche lui però “abbassa” il volume dei loro brani alla radio, anzi spesso, cambia stazione. Il motivo? Sempre quel senso, inatteso, di imbarazzo.

«Ero in macchina quando alla radio è passata una delle nostre canzoni e sono diventato, come si dice a Dublino, di colore scarlatto. Mi sono sentito così in imbarazzo. Anche se la band suona in modo incredibile», ha confidato.

Vertigo risparmiata dallo sfogo di Bono

Band salva dalle critiche dunque, almeno dal punto di vista tecnico. Decisamente più duro il giudizio su se stesso, visto che ha ammesso che alcune delle sue interpretazioni, letteralmente, «lo fanno rabbrividire». Ama però Miss Sarajevo con Luciano Pavarotti, la sua preferita, e Vertigo, «per il modo in cui si connette con la folla».

Dopo gli attacchi, il finale, forse “lieto”. «Penso che gli U2 spingano molto verso l’imbarazzo. Forse è questo il posto dove stare come artista, proprio al limite del livello di imbarazzo». E così quello che sembrava un difetto diventa un talento. Unico.