«Realmente turbato dopo il delitto», dimezzata in appello pena per femminicidio

Redazione
12/11/2021

L’uomo, che uccise la compagna nel 2018 in un ostello di Firenze, non tentò la fuga. Per questo la corte d'appello ha concesso le attenuanti: da 30 a 16 anni.

«Realmente turbato dopo il delitto», dimezzata in appello pena per femminicidio

Realmente turbato e sconvolto dall’azione compiuta, dette l’allarme e non tentò la fuga. Così la corte d’appello di Firenze ha motivato la sentenza che ha ridotto da 30 a 16 anni la pena per un femminicidio, avvenuto il 24 novembre 2018 in un ostello della città, al termine di una lite tra un 32enne del Myanmar e la compagna, una 21enne cinese, avvenuto durante il loro viaggio di nozze.

Femminicidio, le motivazioni della sentenza

«Occorre valorizzare il profilo psicologico del comportamento dell’imputato», nell’immediatezza del fatto, reazione che «vale molto più di tanti pentimenti e richieste di perdono sbandierate in udienza a distanza di giorni se non mesi». La sentenza della corte d’assise d’appello risale al 15 settembre scorso: accogliendo una delle istanze avanzate dal difensore del 32enne, i giudici di secondo grado avevano concesso al femminicida le attenuanti generiche, in ragione dell’atteggiamento tenuto nelle fasi immediatamente successive al delitto.

Femminicidio, cosa è successo dopo

Secondo quanto rilevato dalla corte d’assise d’appello, Nay Bustos Tun, birmano di origine messicana, dopo aver strangolato la compagna Qianying Liu nel corso di una lite nella camera che occupavano nell’ostello di via Santa Caterina d’Alessandria, non tentò di scappare. Anzi, resosi conto di quanto aveva fatto, si era subito recato alla reception per dare l’allarme. Poi si era seduto sulle scale, mettendosi a piangere in attesa dell’arrivo della polizia. Questo è bastato per dimezzare quasi la pena inflitta in primo grado con rito abbreviato.

Femminicidio, nessuna provocazione

A scatenare la discussione tra i due, nella notte tra il 23 e il 24 novembre, era stata una banale discussione per le richieste di lei di continuare la vacanza a Firenze, e prenotare un’altra notte in ostello. La corte, almeno, ha respinto la richiesta della difesa di riconoscere la circostanza attenuante della provocazione, in base alla quale l’uomo avrebbe commesso il delitto in reazione a presunti continui soprusi che, sottolinea ancora nella sentenza, troverebbero riscontro solo nelle affermazioni dello stesso imputato. L’avvocato ha annunciato ricorso in Cassazione.