La scuola di Atene

Nicolò Delvecchio
10/06/2021

Per la prima volta nella storia, la Grecia avrà due rappresentanti nelle semifinali di un torneo dello Slam: uno è Stefanos Tsitsipas, l'altra Maria Sakkari, entrambi al penultimo atto del Roland Garros. Tra gossip e campo, chi sono i due atleti che stanno riscrivendo la storia del tennis ellenico.

La scuola di Atene

Lui lo conosciamo bene: occupa la quinta posizione del ranking, ha vinto sette titoli Atp, arriva sempre in fondo a ogni torneo ed è il tennista greco più forte di sempre, dati alla mano. Lei invece è una sorpresa: numero 18 al mondo, ha vinto un titolo in carriera e, prima di questa settimana, non si era mai spinta oltre gli ottavi di un torneo dello Slam. Ora, entrambi sono in semifinale al Roland Garros, e hanno scritto (e stanno ancora scrivendo) il punto più alto nella storia del tennis ellenico.

Sono entrambi di Atene: lui è Stefanos Tsitsipas, nato nel 1998; lei è Maria Sakkari, di tre anni più grande. E di cose in comune ne hanno anche altre: tutti e due vengono da una famiglia di sportivi, infatti hanno iniziato a giocare proprio seguendo le orme dei genitori. La mamma di Tsitsipas, Julia Salnikova, è stata una tennista sovietica ex numero 194 al mondo, trasferitasi in Grecia dopo aver sposato un allenatore, Apostolos, padre di Stefanos e degli altri suoi tre fratelli. Ma il retaggio è ancora più lungo: il padre di Julia, Sergej Salnikov, è stato un calciatore, medaglia d’oro con la nazionale dell’Urss alle Olimpiadi di Melbourne del 1956.

La mamma di Maria Sakkari, invece, è Angeliki Kannellopoulou, numero 47 del ranking Wta nel 1987 e prima tennista greca a raggiungere la finale di un torneo nell’era Open. Il padre Kostas è un allenatore, trasferitosi ad Atene dopo essere cresciuto nell’altra grande città della Grecia antica, Sparta: «Se in campo non combatto mi sento vuota», e non potrebbe essere altrimenti, se tra i tuoi antenati c’è Leonida. Eppure, visti i tanti sacrifici fatti in carriera dalla madre, la famiglia ha sempre cercato di tenere Maria lontana dal tennis, facendole provare qualsiasi altro sport. È bastato però il primo, casuale approccio con la racchetta per farle capire da subito quale sarebbe stata la sua strada, tanto da decidere di trasferirsi in Spagna a 18 anni per allenarsi, e crescere, in un contesto più professionale rispetto a quello casalingo.

Tsitsipas e Sakkari, insieme a Parigi

Il percorso di Stefanos al Roland Garros è stato tutto sommato “normale”: entrato da testa di serie numero 5, ha finora perso solamente un set in 5 partite, al terzo turno contro Isner. Per il resto, solo vittorie in scioltezza, compresa l’ultima ai quarti contro Daniil Medvedev. La meno scontata, anzi il russo era favorito, sia per la classifica (è il numero 2 al mondo, nel ranking è davanti a Nadal) che per i precedenti: i due si erano affrontati 7 volte, Medvedev aveva vinto 6 incontri. Invece, l’uragano greco ha travolto pure lui, costringendolo ad alzare bandiera bianca dopo soli tre set.

La strada di Maria è stata invece più complessa e difficile da pronosticare: dopo aver eliminato l’italiana Jasmine Paolini si è trovata davanti tutte avversarie sulla carta più forti. Prima Elise Mertens, numero 14 da sei trofei in carriera; poi Sofia Kenin, vincitrice dell’Australian Open nel 2020 e finalista a Parigi lo scorso anno; infine Iga Swiatek, campionessa in carica e favoritissima dopo l’uscita di scena di Barty, Osaka e Serena Williams. A parte il primo set perso contro Mertens, alle avversarie ha lasciato le briciole: 6-1 6-3 a Kenin e doppio 6-4 a Swiatek, come fosse ordinaria amministrazione. E ora, insieme ad altre tre esordienti in semifinale, si è trovata improvvisamente a essere la candidata numero uno per la vittoria.

Tsitsipas e Sakkari, così simili e così diversi 

Detto delle somiglianze, i due per il resto non potrebbero essere più diversi. Stefanos ha un talento immenso e lo sa, e per questo spesso tende a specchiarsi. Fortissimo ai limiti dell’arroganza, è uno dei pochi nel circuito a giocare ancora il rovescio a una mano, come il suo idolo Roger Federer. Ma, rispetto allo svizzero, deve ancora migliorare il suo istinto killer: «Incarno perfettamente il carattere greco, sono un po’ pigro». La pigrizia però non lo ha fermato dall’inseguire il suo sogno, nel quale non è stato minimamente aiutato: «Sono un piccolo miracolo, in Grecia non esiste una federazione degna di questo nome e ho dovuto fare tutto da solo. Tutto quello che ho realizzato è stato senza un allenatore, e questo è davvero qualcosa di insolito nello sport: ho dovuto pagarmi tutto io, o meglio la mia famiglia».

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Per Maria il discorso è diverso. Il talento c’è, ma non è puro. È forte, ma non elegante. Su ogni palla lotta come fosse l’ultima e ha un fisico possente che le permette di tirare cannonate imprendibili. Le è mancata la continuità di risultati, ma non la costanza del lavoro: «Continuavano a dirmi che ce l’avrei fatta e che il mio momento sarebbe arrivato. Me lo godo, ma non posso rilassarmi».

Tsitsipas e Sakkari, il gossip

Insieme alla stella Nba Iga Swiatek sono probabilmente gli sportivi greci più conosciuti al mondo, e questo chiaramente alimenta voci di ogni tipo: «La gente pensa che siamo una coppia perché spesso partecipiamo a eventi insieme, ma tra di noi non c’è nulla se non amicizia e rispetto», ha detto Sakkari in un’intervista. Il gossip iniziò a venir fuori con particolare insistenza dopo una partita di doppio misto della Hopman Cup, in Australia nel 2019.

Al termine di una gara vinta dai greci contro Roger Federer e Belinda Bencic, Tsitsipas ha abbracciato la compagna di squadra baciandola sulla guancia: «È stato un gesto completamente naturale, non c’era nulla di diverso. Non stiamo insieme, non so cosa succederà in futuro ma adesso le cose stanno così», ha detto lei nel commentare quell’episodio. Nel frattempo, i due hanno una finale da raggiungere e, possibilmente da vincere, Poi, chissà.