Gli Spelacchi degli altri

Giovanni Sofia
21/12/2021

L'ultimo in ordine di tempo è spuntato a Bailiff Bridge, nel Regno Unito. Illuminato a metà perché piazzare le luci in alto sarebbe stato pericoloso. Dallo "zerbino" di Torino al tradizionale dono dei norvegesi a Londra: gli alberi di Natale più brutti al mondo.

Gli Spelacchi degli altri

Illuminato a metà perché piazzare la luce nella parte superiore sarebbe stato troppo pericoloso. A nulla sono servite le proteste della cittadinanza, le autorità hanno tirato dritto, lasciando l’albero di Natale di Bailiff Bridge, Regno Unito, parzialmente al buio. L’aura spettrale della pianta, pur ricca di rami e rigogliosa, soprattutto di sera è così valsa al paese l’ingresso nella poco edificante classifica dei luoghi con gli abeti meno apprezzati al mondo. In principio fu Spelacchio, esposto a Piazza Venezia nel 2017 ad alimentare polemiche e malumori. L’albero di Roma, suo malgrado, divenne emblema della difficile situazione capitolina. Colpa anche degli oltre 48 mila euro, Iva compresa, versati dal Comune per un arbusto parecchio spoglio e giudicati decisamente troppi da cittadinanza e opinione pubblica. Allora, la pianta venne donata dalla Magnifica Comunità di Val di Fiemme- Cavalese in provincia di Trento, mentre i contribuenti sostennero i costi per «trasporto, posa in opera, allestimento di un contenitore in legno e cemento armato nonché successiva rimozione e smaltimento», si legge nella delibera.

Il tormentone sugli alberi di Natale, ogni anno ci si chiede chi sarà il nuovo Spelacchio

L’albero, in breve, si trasformò nel metro di paragone per giudicarne gli eredi, così all’avvicinarsi delle feste ritorna sistematico il tormentone, su dove sarà possibile trovare il nuovo Spelacchio. La palma quest’anno pare essere finita a Torino. Zerbino campeggia in piazza Vittorio Veneto. Eredità della giunta guidata da Chiara Appendino è costato 91 mila euro (75 più Iva) e si presenta come una sorta di collage di tappeti sintetici. È il motivo per cui con le Atp finals assegnate al capoluogo piemontese e finite da qualche settimana, sul web è stato paragonato a un campo da tennis in verticale. «Broccolo», «cono gelato», «supposta» o «spennacchio»: la gara al soprannome più originale dura da diversi giorni e non si è ancora conclusa.

Londra, lo Spelacchio di Trafalgar Square 

Decisamente meno originali in termini di epiteti a Londra. Qui, lo Spelacchio in versione British giunge dalla Norvegia e fa bella mostra a Trafalgar Square, mentre la domanda più gettonata delle feste è «cosa abbiamo potuto di fare di male a Oslo per meritarci un regalo simile?». D’altronde la pianta da decenni rappresenta la riconoscenza del paese scandinavo verso inglesi, determinanti nel respingere l’avanzata nazista durante la Seconda guerra mondiale. Era il 1947 quando la tradizione venne inaugurata, senza più essere interrotta. Non basta rievocarne il messaggio però per azzerare le critiche. «Spoglio, brutto e anemico» sono gli aggettivi più usati per descrivere il povero abete, etichettato in fretta quale peggiore in assoluto nella storia della capitale inglese.

Montreal, dove l’albero di Natale brutto è un cult

Battere Montreal, comunque, rimane impresa difficile. Nella città canadese da tempo l’albero di Natale brutto è diventato un cult, sintetizzato dalla campagna Ugly Christmas Tree. L’idea nacque nel 2017, nell’occasione l’istallazione di una pianta secchissima e alta ben 27 metri animò e divise per settimane la città. L’anno successivo pertanto si decise di replicare: l’abete costato 2.500 dollari, totalmente ricoperto dagli sponsor, aveva la punta ripiegata su stessa un po’ come quella del cappello di Santa Claus e servì a celebrare la diversità. Non poteva neppure vantarsi di sponsorizzare nobili cause, quello esposto a Messina nel 2017: nessuna pianta vera, ma una ricostruzione stilizzata in metallo e illuminata che fece storcere il naso a molti. Dodici mesi più tardi anche Kiev si prese la copertina, merito di un abete fusiforme simile a un razzo o a una carota. «Un guazzabuglio di luci e colori, la vergogna della città». Il giro del mondo si chiude a Leicester, che nel 2018 lamentava l’ennesimo albero portatore di un concetto opinabile di bellezza.