Meno Piller per tutti

Gianfranco Ferroni
10/11/2021

Lo storico corrispondente della Faz e presidente della stampa estera è stato richiamato in Germania. Critico e bastonatore della politica italiana, era stato definito cantore e profeta di Merkel e del rigore tedesco.

Meno Piller per tutti

«E adesso come faremo senza Tobias?», diceva una giornalista tedesca a un’amica. Scenario della conversazione, la festa per il Globo d’Oro, ovvero il riconoscimento dedicato dalla stampa estera ai film italiani, un evento tornato in presenza all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Di chi si parlava? Di Tobias Piller, storico corrispondente dall’Italia della testata Frankfurter Allgemeine Zeitung, spesso invitato a dire la sua nelle trasmissioni televisive italiche. «Richiamato in Germania» è il tam tam continuo.

Piller e le critiche ai sovranisti nostrani

Piller è stato il numero uno dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, con sede in via dell’Umiltà, e non ha mai risparmiato critiche ai governanti, quelli ante Mario Draghi. Le polemiche con i sovranisti non sono mai mancate, diventando tenzoni multiple (c’era una volta quella singolare). Alcuni, nel corso degli anni, lo hanno indicato come un «megafono di Angela Merkel», fatto sta che ora non calcherà più le scene romane.

Quando il Giornale definiva Piller il profeta di Merkel in Italia

Esemplare un articolo del 2012 pubblicato da Il Giornale: «Se Angela Merkel è la dea dell’Eurozona, il suo profeta in Italia è Tobias Piller. L’agente monomandatario del rigore tedesco nella terra che il suo connazionale Johann Wolfgang Goethe identificava per la crescita dei limoni ed egli invece solo per la crescita del debito pubblico». Questo, vergato da Andrea Cuomo, il ritratto di Piller, «corrispondente economico nel nostro Paese per la Faz, acronimo pronunciabile per Frankfurter Allgemeine Zeitung, uno dei più noti quotidiani tedeschi. Area liberal-conservatrice, oltre 400 mila copie vendute quasi tutte per abbonamento. Uno di quei giornali per cui si spende a occhi chiusi il trito aggettivo: autorevole (uff!). In questa veste Piller sin dal 1992 racconta gli italiani ai tedeschi. Solo che da qualche tempo si è messo in testa di raddoppiare il lavoro, raccontando gli italiani anche agli italiani stessi. Spiegando cioè a noi tutti perché resteremo sempre delle simpatiche canaglie: inaffidabili, cialtroni e ciurlatori nel manico. Un lavoraccio, quello del prezzemolino mediatico». E ancora: «Piller è il cantore del merkelismo in Italia, anche se ci vuole più bene di SuperAngela, se non altro perché vive da noi da quattro lustri. Ma è l’affetto del fratello ricco, laureato e perbenista per il secondogenito scapestrato, fuori corso e un po viveur, che per arrivare a fine mese ogni tanto gli chiede un prestito. Un affetto che gli fa scrivere cose come questa: “Se dai mille euro a un italiano, che cosa ne farebbe? Per semplificare, si compra un iPhone Apple prodotto in Cina, un televisore Samsung dalla Corea, paga la prima rata per un’auto tedesca o coreana o forse spende tutto per una breve vacanza a Sharm-el-Sheikh”. Piller, si badi, non è un italoscettico dell’ultima ora. Né ha preconcetti politici. Lui bastona a destra e a manca. Nel 1997 aveva già capito abbastanza del nostro Paese per dubitare del buon esito degli sforzi dell’allora governo Prodi per adeguarsi ai famigerati parametri di Maastricht: “La condizione dell’Italia è troppo debole per poter affrontare i cambiamenti ora necessari per una società moderna”, scriveva». Ed è solo un esempio dei tanti articoli che, nel corso degli anni, sono stati dedicati a Piller. Ora, come dicono alla stampa estera, senza Piller come faremo?