Dubitosi

Giovanna Predoni
09/11/2021

L'ad di Tim sta trattando una buonuscita da 10 milioni. Per prendere il suo posto una ridda di candidati: dal più noto, Fabrizio Palermo, ex numero uno di Cdp, ai manager tlc Pietro Labriola, Luca Luciani, Salvatore Mastronardi e Stefano Azzi.

Dubitosi

Chi prenderà il posto di Luigi Gubitosi alla guida di Tim? In attesa del cda straordinario di giovedì 11 novembre, convocato su richiesta di Vivendi, ovvero l’azionista di maggioranza relativa con il 23 per cento del capitale, il totonomi impazza, nelle solite modalità rituali che prevedono il gioco a bruciare possibili candidature e a tenerne coperte altre. Di solito quelle che hanno buone possibilità di risultare vincenti.

Pietro Labriola e Luca Luciani tra i probabili successori dell’attuale ad

Il nome fatto circolare in queste settimane è quello di Fabrizio Palermo, ex ad di Cdp, che dopo la fine della sua esperienza in via Goito sta cercando di ricollocarsi. I francesi però sanno bene che Palazzo Chigi non gradirebbe. E allora si tengono in serbo altre carte. La più accreditata è quella di Pietro Labriola, barese, classe 1967, dal 2019 alla testa di Tim in Brasile, con in precedenza numerose esperienze nel mondo delle tlc. Altro candidato forte una vecchia conoscenza della rete, quel Luca Luciani protagonista nel 2008 di una storica gaffe in cui durante una convention incitava i venditori di Tim a comportarsi come Napoleone a Waterloo, a suo dire il capolavoro del Bonaparte. Dopo quella topica Luciani andò a guidare le attività Telecom in Brasile con buoni risultati. Uscito dal gruppo telefonico, Luciani è diventato managing director della società di consulenza Value Partners. Altri nomi che circolano, ma accreditati di minori chanche, quello di Salvatore Mastronardi, consulente dei cinesi di Huawei, e di Stefano Azzi, che ha lavorato in Tim per nove anni, e che proprio Gubitosi silurò quando era Chief Consumer Office. Intanto si affilano le armi in vista del cda straordinario che, salvo sorprese dell’ultima ora, dovrebbe segnare la fine della gestione Gubitosi. Il manager ha provato a resistere, prima aprendo sullo scorporo della rete, poi facendo presente che è ancora sul tavolo la questione del cloud nazionale che è uno dei progetti qualificanti del governo.

Gubitosi tratta buonuscita da 10 milioni più manleva

Ma non c’è stato niente da fare, anche perché i francesi sono sembrati irremovibili e a nulla è valso far balenare la possibilità che sia un loro uomo, ovvero Arnaud de Puyfontaine, braccio destro di Vincent Bolloré, ad assumere la presidenza di Tim. Così il manager napoletano ha deciso di trattare al meglio la sua buonuscita: la richiesta è di 10 milioni di euro più una manleva. Gli avvocati sono al lavoro per chiudere la partita entro giovedì. Una partita che Palazzo Chigi, in particolare il super consulente Francesco Giavazzi, segue con molta attenzione. Pur essendo privata, quindi spettando ai soci la nomina del nuovo ad, Tim è strategica e su di essa il governo ha diritto di golden power in caso di decisioni che si rivelassero dannose per l’interesse nazionale. Da Parigi avevano da tempo preso in considerazione la sostituzione di Gubitosi, e a nulla sono valse le ultime performance del titolo che avevano parzialmente risollevato una capitalizzazione che era scesa sotto i 7 miliardi di euro. A nulla sono valse poi le tardive aperture dell’ad di Tim sulla rete unica, interpretate Oltralpe come un tentativo di ingraziarsi il governo, e la ripresa delle voci di un interessamento dei sondi al dossier. L’aver fatto circolare il nome di Kkr, già azionista al 38 per cento di FiberCop, la società che gestisce la rete secondaria, come interessato ad aumentare la sua quota ha ulteriormente irritato Vivendi che infatti ha subito dichiarato di non sapere assolutamente nulla delle presunte mosse del fondo americano.