TikTokers lives matter

Camilla Curcio
25/06/2021

I ballerini e coreografi di colore hanno intrapreso uno sciopero contro la piattaforma. L'accusa al social è di permettere ai content creator bianchi di usare indebitamente i loro passi senza riconoscerne l'effettiva paternità.

TikTokers lives matter

Tutelare la creatività da appropriazioni indebite. È questa la motivazione dello sciopero dei content creator di colore di TikTok. I lavoratori si sono rifiutati, infatti, di creare coreografie sull’ultimo singolo di Megan Thee Stallion, Thot Shit, uscito su Spotify la scorsa settimana e già diventato una hit da primo posto in classifica.

Lo sciopero per l’appropriazione indebita dei movimenti

A spingere la community a non montare l’ennesimo balletto destinato a diventare un tendenza da milioni di view, il comportamento scorretto di molti colleghi bianchi che, senza citarli né attribuire loro i crediti, ne hanno usato i movimenti per conquistare la fama. Come è successo a Jalaiah Harmon e Keara Wilson che, nel 2020, hanno ballato su un remix tra Renegade di K Camp e Savage di Megan Thee Stallion. La coppia non ha ricevuto alcun plauso mentre star come Addison Rae sono state invitate a replicare quella stessa coreografia in programmi televisivi di grande successo come Keeping Up With The Kardashians.

Un video per raccontare le ragioni dello sciopero

«Mi rivolgo ai miei fratelli e alle mie sorelle africane, siamo in sciopero, non lavoreremo su alcun balletto per Thot Shit», ha annunciato la tiktoker Capnkenknuckles in un video. «Abbandoneremo gli altri a loro stessi per dimostrare quanto abbiano bisogno di noi per muoversi e ballare bene». Un piano d’azione pienamente condiviso da molti altri utenti di colore, convinti che l’app «non sarebbe nulla senza il loro prezioso apporto».

Iniziato da TikTok, lo sciopero è destinato a travolgere anche gli altri social, dove il problema è radicato, seppur forse in maniera meno evidente: «I creator neri sono stanchi dei bianchi e di quell’abitudine di appropriarsi del loro lavoro come se nulla fosse», ha spiegato al Guardian Amanda Bennett, co-founder della società di consulenza define&empower, «Sul web le vecchie generazioni non sono state rispettate, i giovani non si lasciano mettere i piedi in testa, non vogliono fare la loro stessa fine». I risultati del boicottaggio non hanno tardato ad arrivare. Degli oltre 168 mila video con la canzone della rapper americana, la maggior parte vede i protagonisti impegnati semplicemente a cantarne il ritornello o ad accennare qualche mossa. Nessun balletto. Nessun trend.

TikTok e user di colore, una battaglia antica

Quella degli utenti di colore con TikTok è una diatriba che dura ormai da anni. In passato, l’app è stata accusata di aver nascosto e censurato buona parte dei contenuti da loro ideati, dando la priorità ai plagi che gli user bianchi avrebbero fatto delle loro creazioni. Nel giugno 2020, così, proclamarono un blackout dei contenuti, a cui i vertici della piattaforma hanno risposto con la promessa di impegnarsi per riconoscerne il talento. Le parole, tuttavia, pare non abbiano trovato pieno riscontro nei fatti. «L’obiettivo della protesta è creare i presupposti per uno scambio di idee sano», ha chiarito Bennett, «I bianchi non hanno alcun diritto nei confronti della cultura nera ed è legittimo che i creator di colore trovino un modo per difendersi».