L’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, ha chiesto che vengano portate avanti in modo serio le indagini sulle intossicazioni di studentesse che da mesi si stanno verificando in varie parti della Repubblica islamica. Un migliaio i casi, centinaia le giovani ricoverate in ospedale dopo aver inalato gas tossico a scuola, una cinquantina gli istituti colpiti. Khamenei ha definito «imperdonabili» i sospetti avvelenamenti delle studentesse, sottolineando che gli eventuali colpevoli, se individuati, dovrebbero essere condannati a morte. Ma cosa sta succedendo nel Paese dove piano piano stanno scemando le proteste contro il regime per la morte di Mahsa Amini?
Un migliaio circa i casi di avvelenamento
I primi casi di avvelenamento sono stati registrati a novembre 2022 nella città sacra di Qom, a Sud di Teheran. Poi gli episodi si sono estesi ad altre città dell’Iran. Secondo un conteggio ufficiale pubblicato il 5 marzo, sono almeno 52 gli istituti dove si sono verificati episodi di questo tipo. Ragazze hanno inalato gas tossico nella città occidentale di Abhar e in quella sudoccidentale di Ahvaz, ma anche a Zanjan, nella zona Ovest dell’Iran, così come nella città santa di Mashhad, a Isfahan, situata nell’area centrale del Paese, e a Shiraz in quella meridionale. Secondo Mehr News quasi 900 gli studenti, in gran parte ragazze, hanno accusato sintomi da avvelenamento, ma per BBC Persian i casi sarebbero almeno 1.250.
The minister of education of the Islamic regime in Iran admitted that the poisoning of the students was intentional.
The poisoning of school girls is the revenge of the terrorist regime of islamic Republic against the brave women who flagged the mandatory hijab & shook the… https://t.co/kwK3vtLHDs pic.twitter.com/ycddbT0ghA
— Masih Alinejad 🏳️ (@AlinejadMasih) February 26, 2023
Dalla nausea alle difficoltà respiratorie: i sintomi
I giovani avvelenati stanno riportando vari sintomi: nausea, mal di testa, tosse, difficoltà respiratorie, palpitazioni e stati di sonnolenza acuta. In decine di casi sono stati necessari brevi ricoveri in ospedale.
🧵 Chemical attacks at schools in Iran on March 6, 2023:
“Isaar” girls’ school in Shahr Qods, #Tehran was hit by Chemical attack.
One of the mothers said: “They don’t allow the students to come out of the school”#ChemicalAttackOnSchools #IRGCterrorists pic.twitter.com/L84MmVOn9s— Nico Robin (@LightofRev) March 6, 2023
La sostanza che sta causando le intossicazioni
Secondo gli esperti, è probabile che la sostanza usata negli attacchi nelle scuole sia un debole agente organofosfato, ampiamente usato in agricoltura come pesticida. A fine febbraio sui social è stata annunciata la morte dell’11enne Fatemeh Rezaei a causa di un avvelenamento. Anche se i media statali hanno attribuito il decesso a un’altra patologia di cui soffriva la bambina.

Chi c’è dietro gli avvelenamenti: le ipotesi
Secondo molti, in particolare per gli attivisti per i diritti umani, le intossicazioni sono una campagna mirata contro le donne, in prima linea nelle proteste anti-governative scatenate dalla morte di Mahsa Amini, che da mesi stanno scuotendo il Paese: un’intimidazione nello stile di Boko Haram e dei talebani. Ma portata avanti da chi? Alcuno sostengono dal regime, altri da frange più fanatiche dell’Islam sciita iraniano (magari con la regia del governo). A differenza del vicino Afghanistan, l’Iran non ha precedenti di estremisti religiosi che hanno preso di mira l’istruzione femminile: anche al culmine della rivoluzione islamica, le studentesse hanno continuato a frequentare scuole e università, dove oggi rappresentano l’ampia maggioranza degli iscritti.
Iranian authorities must take urgent action to stop these attacks and bring perpetrators to justice in fair trials.
Education is a human right.
— Amnesty International (@amnesty) March 1, 2023
Le proteste dei genitori e le dichiarazioni del regime
Di sicuro, sta crescendo la preoccupazione dei genitori, che a Teheran sono scesi in strada a protestare davanti al ministero della Salute. Un funzionario del dicastero ha ipotizzato che alcune persone stiano compiendo queste azioni «per far chiudere le scuole, in particolare quelle femminili». Il ministro dell’Interno Ahmad Vahidi ha riferito che, durante le indagini, sono stati individuati «campioni sospetti». Ancora prima, il viceministro della Salute Younes Panahi aveva parlato di «avvelenamento intenzionale». Da parte sua, il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha respinto fermamente ogni accusa. L’ondata di intossicazioni, ha spiegato, fa parte un «piano dei nemici per creare malcontento in vari settori del Paese, come per esempio nelle strade, nei mercati e nelle scuole».