Il ciclone nero

Matteo Innocenti
31/10/2021

Nell'America segnata dalla segregazione razziale, Marshall Taylor fu il primo atleta afroamericano a laurearsi campione del mondo in una disciplina sportiva. Adorato da Roosevelt, vinse il titolo iridato di ciclismo a Montreal. La sua storia.

Il ciclone nero

Che la vita di Marshall “Major” Taylor calzasse a pennello per un film era piuttosto evidente. Eppure ci sono voluti oltre un secolo e l’intuito di John Legend perché la storia venisse finalmente cristallizzata nel tempo. Col titolo di Black Cyclone, sbarcherà, infatti, prossimamente in sala. Ciclista afroamericano, Taylor passò professionista proprio nell’anno in cui negli Stati Uniti entrò in vigore la dottrina legale separate but equal, con cui si giustificava e permetteva la segregazione razziale negli Stati Uniti. Figlio di un cocchiere, nacque povero e diventò ricco in bicicletta. In sella a forza di pedalate superò corridori bianchi e pregiudizi, fino a laurearsi campione del mondo alla vigilia del Novecento.

Marshall Taylor, gli inizi su due ruote

Nato nel 1878 a Indianapolis, Taylor visse parte della sua infanzia con i ricchi datori di lavoro del padre. Furono loro a regalargli la prima bicicletta. Costretti a trasferirsi a Chicago, fu qui che il 12enne Marshall grazie a un lavoro improbabile, scoprì di avere il potenziale per una carriera luminosa. Pagato dai proprietari di un negozio di biciclette perché in uniforme militare facesse acrobazie su due ruote, per la sua abilità si guadagnò in fretta il soprannome di Major. Entrato così, grazie alla popolarità improvvisa, nel mondo del ciclismo, non ne sarebbe uscito mai più. Passò, infatti, a lavorare in un negozio del centro città, dove conobbe Louis “Birdie” Munger, ex corridore su biciclo, e lo sprinter due volte campione del mondo Arthur Zimmermann, figure fondamentali nel suo percorso di crescita.

Marshall Taylor, pedalate contro il razzismo

Munger, che produceva biciclette da corsa, cominciò ad allenare il ragazzo che, dal canto suo, a 15 anni iniziò a vincere sia su pista che su strada. Successi, tuttavia, circoscritti a gare amatoriali e competizioni riservate ai corridori neri. Lo scenario, d’altronde, era l’America della segregazione, ancora lontana dal conoscere le lotte di Rosa Parks che sarebbe arrivata solo 60 anni dopo. Stagliata una simile premessa, si capisce bene perché Taylor fosse continuamente vessato dai corridori bianchi. Per limitare i soprusi e proseguire la sua crescita, si spostò a Worcester, Massachusetts, all’epoca cuore del ciclismo a stelle e strisce, in cui avrebbe potuto gareggiare semplicemente in qualità d’atleta, senza alcuna limitazione legata al colore della pelle.

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La storia di Marshall “Major” Taylor, detto Black Cyclone, il primo afroamericano campione del mondo di ciclismo su pista.
Marshall “Major” Taylor con i compagni di squadra (Wikipedia)

Marshall Taylor, la Sei giorni della svolta

All’età di 18 anni divenne professionista e famoso, merito di una Sei giorni al Madison Square Garden di New York, organizzata nel dicembre 1896. Pur non vincendo alcuna gara, le sue prestazioni catturarono l’attenzione del pubblico e furono il preludio agli avvenimenti del biennio successivo. Major, infatti, si affermò come pistard, infrangendo diversi record. Tra i fan del Black Cyclone, come fu presto soprannominato, spuntò a un certo punto persino presidente Theodore Roosevelt Jr. Ma se da una parte i veri appassionati lo applaudivano, dall’altra un rivale bianco arrivò a picchiarlo alla fine di una gara e non era raro che i “tifosi” provassero a ostacolarlo, gettando chiodi e cubetti di ghiaccio sotto le sue ruote. C’era poi il problema degli hotel e la difficoltà durante i tour di trovarne uno disposto a ospitarlo, fosse anche per una sola notte.

Marshall Taylor, il pistard nero sul tetto del mondo

Per fortuna rimanevano sempre la pista e i campionati del mondo di ciclismo disputati a Montreal del 1899, anno in cui si aggiudicò in tutto 22 corse. La più importante fu l’oro nel miglio, davanti al connazionale Tom Butler, che gli consentì di diventare il primo atleta afroamericano a vincere un titolo iridato in una disciplina sportiva e in generale il secondo nero a riuscirci dopo il pugile canadese George Dixon, campione mondiale nei pesi piuma nel 1890. Nel 1900, Taylor si aggiudicò anche l’oro nei campionati statunitensi, prima di varcare l’oceano per intraprendere tour in Europa, il vero Olimpo del ciclismo.

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Marshall Taylor, non correva di domenica

Un altro limite nella carriera di Major venne dalla religione. Da fervente cristiano, Taylor rifiutò sempre di correre di domenica, non esattamente un giorno qualunque per il ciclismo. Ciò gli impedì di rendere ancor più ricco un palmares che nel solo 1902 contava 40 primi posti su 57 corse disputate. Ormai famoso anche nel Vecchio Continente, in particolare in Francia, il Ciclone Nero si ritirò una prima volta nel 1904, a soli 26 anni. Tornò sui suoi passi nel 1907, un po’ arrugginito, per dire definitivamente basta nel 1910.

Nel corso della carriera accumulò una fortuna pari a oltre due milioni di dollari odierni. Avventato nelle scelte e spesso mal consigliato, tuttavia, Taylor ne sperperò gran parte. Non lo aiutarono neppure il divorzio e il crollo di Wall Street. Il Ciclone Nero sarebbe morto in povertà nel 1932 a Chicago, dove abitava in un ostello, cercando di fare qualche dollaro vendendo la sua autobiografia. Aveva appena 53 anni e fu seppellito in una fossa comune. La sua famiglia seppe della sua scomparsa molto tempo dopo.

 

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La riscoperta del campione di Marshall Taylor 

Dimenticata a lungo, la figura di Marshall Major Taylor ha iniziato a essere riscoperta quando la città di Indianapolis nel 1982 ha inaugurato il velodromo a lui intitolato. Inserito nella U.S. Bicycling Hall of Fame nel 1989 e nella UCI Hall of Fame nel 200. Tre anni dopo per il Los Angeles Time era ancora «una delle più grandi star sportive di cui non abbiamo sentito parlare». Eppure quello che aveva fatto Taylor era stato eccezionale, ancor di più in un’epoca segnata dalla segregazione e in uno sport in cui, tuttora, la presenza di atleti di colore è un fatto raro. Per un nuovo campione nero c’è voluto, infatti, oltre un secolo. A rompere il digiuno Gregory Bauge pistard francese, iridato a squadre nel 2006 e individuale nel 2009. Una vita dopo Marshall Taylor.

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