Il mio Squid Game

Redazione
26/10/2021

Hwang Dong-hyuk, regista e creatore della serie Netflix, ha spiegato com'è nata la storia, lo stress fisico e mentale sopportato nel realizzarla e perché non ha intenzione di realizzare un sequel. Almeno per ora.

Il mio Squid Game

Nonostante sia già passato più di un mese dall’uscita, il successo di Squid Game non accenna a diminuire. L’action drama sudcoreano, finito persino nel mirino di alcuni genitori che su Change.org ne hanno chiesto la chiusura, continua a monopolizzare tendenze, le conversazioni sui social e a ispirare una miriade di meme (vero indice di popolarità). Dietro a questo successo senza precedenti che ha regalato a Netflix incassi pari a 650 milioni di dollari, 4,4 milioni di abbonamenti in più e 142 milioni di spettatori nei primi 28 giorni di lancio (per un totale di 1,91 miliardi di minuti di visualizzazioni), si nasconde l’immane sforzo fisico e mentale del regista, Hwang Dong-hyuk. Che, nonostante quest’inaspettata collezione di record e il sacrificio di ben sei denti durante le riprese, non ha guadagnato nulla di più di quello che era stato pattuito.

Squid Game, molto più che una semplice serie tivù

«Non sono diventato ricco tanto quanto il vincitore della competizione al centro della serie», ha spiegato in un’intervista al Guardian. «Sicuramente, non mi lamento. Ho risparmi a sufficienza per portare la pagnotta a casa. Netflix non mi ha accordato alcun extra, si è limitato a rispettare le clausole dell’accordo che abbiamo stretto all’inizio, prima che Squid Game ottenesse questo riscontro». Per quanto si dica soddisfatto, il regista 50enne avrebbe forse desiderato un attestato di stima dal network. Se non altro per le difficoltà fisiche incontrate nella realizzazione del progetto. «È stato davvero complicato gestire tutto», ha raccontato. «Pensare a un’idea vincente, darle forma e metterla in atto mi ha prosciugato fisicamente ed emotivamente. La mia testa non si fermava mai ed ero costretto a rivedere gli episodi man mano che le riprese procedevano. La mole di cose da fare aumentava sempre di più, ogni giorno». 

LEGGI ANCHE: Fattore K

Squid Game ispirato alle esperienze passate del regista

Per realizzare Squid Game Dong-hyuk ha attinto alla sua esperienza personale. Nello scrivere la storia, infatti, il regista ha preso spunto dalla crisi economica che, nel 2009, ha messo in ginocchio numerose famiglie della Corea del Sud. Tra cui, la sua. «Quella situazione ci ha messo davvero alle strette», ha ricordato. «Mia madre si era licenziata. Io stavo lavorando a un film ma non ero riuscito a ottenere i fondi. Non ho lavorato per un anno e siamo stati costretti ad andare avanti con i prestiti». L’unica valvola di sfogo, in quel periodo buio, erano i fumetti. Soprattutto quelli in cui i protagonisti si trovavano a lottare per la sopravvivenza. «Mi identificavo molto in loro, soprattutto in quei giorni, tra i più brutti della mia vita. Così ho immaginato che anche nella realtà esistessero gare per guadagnare qualcosa per sé e la propria famiglia. L’intuito da regista ha fatto il resto e ho iniziato a buttare giù il copione». Partendo dal ricco patrimonio di giochi della tradizione coreana, ha scelto quelli che più gli ricordavano la sua infanzia, rivisitandoli in chiave splatter. Chi arriva alla fine, superando le prove indenne, porta a casa il bottino. Chi perde invece muore. «Tutta la trama parte da un assunto fondamentale: ‘Stiamo combattendo per la nostra vita in condizioni assolutamente ineguali’». Secondo alcuni critici, un attacco frontale al capitalismo. «Desideravo creare qualcosa in cui chiunque, non solo i coreani, potesse riconoscersi», ha precisato però il regista. «Il mondo in cui viviamo, alla fine, non è tanto lontano da quello del serial. La società ci mette spesso gli uni contro gli altri e ci rende protagonisti di una  quotidiana lotta tra il bene e il male, tra la vita e la morte». 

LEGGI ANCHE: Pyongyang contro Squid Game

L’ipotesi di un sequel

Hwang Dong-hyuk ha poi risposto alla domanda delle domande: ci sarà una seconda stagione? Per ora non c’è stata alcuna comunicazione ufficiale e anche lo stesso regista non sembra così sicuro di voler proseguire. Almeno immediatamente. «Chiaramente, se n’è parlato. Era impossibile non farlo, visti i numeri», ha aggiunto. «Per ora, sto considerando l’ipotesi ma non ho ancora nulla su cui basarmi. E non credo che ci lavorerò immediatamente perché prima vorrei dedicarmi a un film e portare avanti la partnership con Netflix, utilizzando la piattaforma per dare visibilità a tre delle pellicole a cui ho lavorato in passato».