Smart working, un lavoratore su 5 accetterebbe uno stipendio minore per non tornare in ufficio

Redazione
26/01/2022

Nel 2021 sono stati oltre 7 milioni gli italiani che hanno lavorato da remoto. Meno che nel 2020, quando erano stati 8,9 milioni. Pur di non tornare in ufficio c'è chi si decurterebbe la paga.

Smart working, un lavoratore su 5 accetterebbe uno stipendio minore per non tornare in ufficio

L’Inapp, Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche pubbliche ha condotto uno studio sullo smart working, basato su un campione di oltre 45mile interviste. La ricerca, dal titolo Il lavoro da remoto: le modalità attuative, gli strumenti e il punto di vista dei lavoratori, ha fatto emergere innanzitutto il numero, alto, di chi ha lavorato in smart nel 2021. Si parla di circa un terzo dei lavoratori dipendenti, cioè 7,2 milioni. Le quote maggiori sono state nella Pubblica Amministrazione, con il 39,7 per cento, mentre nel privato si scivola fino al 30,8. Un calo rispetto al 2020, quando i lavoratori da remoto erano stati 8,9 milioni, complice il lockdown e regole più ferree per il contenimento del Covid in piena pandemia.

Smart Working: un lavoratore su cinque ridurrebbe lo stipendio per continuare da remoto

Andando nel dettaglio dello studio, si evidenzia come un lavoratore su cinque accetterebbe anche una riduzione dello stipendio pur di non rientrare in ufficio. Il 46 per cento degli intervistati vorrebbe svolgere l’attività da casa almeno un giorno alla settimana, 1 su 4 parla di tre o più giorni. Lo smart working viene visto come una doppia opportunità. Se da un lato protegge da un eventuale contagio da Covid, riducendo i contatti con colleghi, capi o nel tragitto verso l’ufficio, dall’altro permette di spostarsi per andare ad abitare in centri più piccoli, in provincia o nell’entroterra. A dirlo sono stati oltre un terzo degli occupato, mentre quattro su dieci parlano della voglia di trasferirsi in un luogo isolato immerso nel verde.

Smart Working, un lavoratore su 5 accetterebbe uno stipendio minore per non tornare in ufficio. Oltre 7,2 i milioni di italiani che nel 2021 hanno lavorato da remoto
Smart working (Getty)

Sebastiano Fadda: «Valutazione positiva»

«Nel complesso la valutazione dei lavoratori è positiva», ha commentato il presidente dell’Inapp Sebastiano Fadda, «anche se si manifestano alcune criticità in relazione ad alcuni aspetti, come ad esempio il problema della disconnessione e dei costi delle utenze domestiche. Da ciò si desume che esiste una base per passare dal semplice lavoro da remoto emergenziale a nuovi modelli di organizzazione del lavoro associati a innovative reingegnerizzazioni dei processi produttivi, ma che bisogna adoperarsi per risolvere le criticità». I problemi fondamentali sono legati al diritto di disconnessione. Nel privato solo il 65 per cento dei lavoratori ha dichiarato di poter scegliere quando disconnettersi. Una percentuale ancora più bassa nel pubblico: il 50,1 per cento. Il 49 ha dichiarato di potersi disconnettere solo a pranzo.

Smart Working, un lavoratore su 5 accetterebbe uno stipendio minore per non tornare in ufficio. Oltre 7,2 i milioni di italiani che nel 2021 hanno lavorato da remoto
Sebastiano Fadda, presidente dell’Inapp (Youtube)