La serie agra

Nicolò Delvecchio
27/08/2021

Il campionato ha perso i campionissimi e dall'estero non è arrivato nessuno. Dalle cessioni dell'Inter ai parametri zero persi dal Milan, fino all'addio turbolento di CR7 alla Juve, il 2021/22 si prospetta molto più povero.

La serie agra

Il miglior giocatore dell’Europeo, il più forte laterale difensivo in circolazione, uno tra i più grandi della storia del calcio, un centravanti di livello mondiale. Fino a inizio luglio la Serie A poteva mostrare con orgoglio loro, i suoi gioielli più luminosi: Gianluigi Donnarumma, Achraf Hakimi, Cristiano Ronaldo, Romelu Lukaku. Come un confuso John Travolta nella casa di Mia Wallace, però, adesso il campionato italiano si guarda attorno spaesato, privo di punti di riferimento. Se ne sono andati via tutti, l’ultimo in ordine di tempo (il portoghese) ha persino sbattuto la porta.

È vero che il Milan si è probabilmente fatto trovare impreparato, anche con Calhanoglu. È altrettanto vero che l’Inter aveva bisogno prima di far cassa (Hakimi) poi di accontentare il suo gigante e la sua voglia di tornare «a casa» (Lukaku). È ancora più vero che la Juventus non ha avuto alternative, dato il muro alzato violentemente da Ronaldo, se non quella di interrompere l’ultimo giro di fado. Il risultato di tutte queste situazioni diverse è però solamente uno: la Serie A, il campionato dei campioni d’Europa, è stata piantata dai suoi assi e si è improvvisamente ritrovata con un vuoto tecnico complicatissimo da riparare. Una circostanza che danneggia tutti: le società in primis, private dei migliori. I tifosi, senza giocatori «da maglietta». E il torneo stesso, impoverito fino all’osso.

Inter, lo smantellamento dei campioni d’Italia

Molto di questo impoverimento, va detto, è da «imputare» all’Inter campione d’Italia. Raramente, anzi quasi mai, si è vista smantellare una squadra vincente in un modo così fragoroso. Via subito Antonio Conte, la cui partenza per altri lidi (in senso letterale, visto che il tecnico in estate ha frequentato le migliori spiagge pugliesi) era un segreto di Pulcinella che tutti fingevano di non sapere. Poi è toccato ad Hakimi, «sacrificato» per ragioni di bilancio e spedito a Parigi in cambio di 60 milioni più bonus. In mezzo, anche la sfortunata vicenda di Christian Eriksen, vittima di un arresto cardiaco durante Danimarca-Finlandia degli Europei che lo ha ovviamente reso indisponibile, probabilmente definitivamente.

Sembrava finita lì, con una squadra tutto sommato competitiva per il neo arrivato Simone Inzaghi. E invece, a inizio agosto, la doccia gelata: il Chelsea vuole Lukaku, il belga si rimangia le parole d’amore pronunciate pochi giorni prima («Sono felice all’Inter») e si imbarca per Stamford Bridge. Anche qui in cambio di un sontuoso assegno da 115 milioni di euro, aria fresca per casse asfittiche. L’altra faccia della medaglia, però, è un impoverimento tecnico sempre più pronunciato.

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Anche perché i sostituti, anche se di qualità, non sembrano all’altezza di chi li ha preceduti. Inzaghi è un tecnico bravo e preparato, che con la Lazio ha fatto miracoli, ma non ha lo status di Conte (potrebbe arrivarci, i presupposti ci sono). Denzel Dumfries ha dato ottima prova di sé agli Europei, ma Hakimi è cavallo di altra razza. Hakan Calhanoglu ha fatto vedere cose ottime e altre meno, ma non si sa se è in grado di raggiungere gli acuti dell’Eriksen visto col Tottenham (e intravisto a San Siro). Edin Dzeko, 35 anni, è un centravanti di rara tecnica, ma è difficile non considerarlo una “minestra riscaldata”. Anche perché, prima di Inzaghi, Conte lo avrebbe voluto come spalla di Lukaku, non come suo sostituto. Joaquin Correa, ultimo arrivato dalla Lazio, ha buoni colpi ma è tremendamente incostante. Insomma, i campioni d’Italia hanno fatto partire per altri lidi due dei suoi giocatori migliori, arricchendo Ligue 1 e Premier League, rimpiazzandoli con volti noti del nostro calcio. Forse poco, anche solo a livello di immagine, perché il bis tricolore non è assolutamente impossibile.

Il Milan e il problema dei parametri zero

Sono stati il tormentone di questa sessione di calciomercato: giocatori che vanno via a zero per cercare ingaggi più ricchi, togliendo alle società proprietarie del cartellino la possibilità di guadagnare dal loro addio. È successo a David Alaba, ex Bayern ora al Real, e ovviamente a Leo Messi, forse il caso più clamoroso della storia del calcio, adesso al Paris Saint-Germain. Da questa situazione ne è uscito gravemente danneggiato il Milan. Che ha aspettato per mesi di potersi sedere al tavolo col suo portiere, Gigio Donnarumma, in rossonero da ragazzino e con oltre 200 gare da professionista sulle spalle (per merito di chi lo ha fatto esordire e dato fiducia ai massimi livelli sin da minorenne). Che ha proposto un lauto rinnovo, e che si è vista voltare le spalle. Troppa la legittima ambizione di provare nuove esperienze, più forte anche di un legame lungo otto anni.

Il portiere si è chiuso in un silenzio che dava di addio, “ufficializzato” dall’acquisto da parte del Milan di Mike Maignan, numero uno ex Lille. Donnarumma ha vinto l’Europeo, è stato incoronato miglior giocatore del torneo e, dopo poco più di 24 ore, è salito in aereo per andare a Parigi e ha pubblicato sui social il classico post di saluti, ringraziamenti e lacrime. Ci perde il Milan, certo, ma ci perde soprattutto la Serie A, che si lascia scappare il portiere della Nazionale – il primo nella storia a giocare all’estero da numero uno azzurro – per un pugno di mosche. I rossoneri hanno poi perso per lo stesso meccanismo anche Calhanoglu, che però è rimasto in Italia.

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Chi sono, quindi, i rappresentanti più “glamour” della squadra sette volte campione d’Europa? Il 40 enne Zlatan Ibrahimovic, durato poco più di metà stagione nel 2020/21. Il nuovo acquisto Olivier Giroud, meraviglioso attaccante francese le cui primavere, però, sono 36 (e 21 i gol negli ultimi quattro campionati). Il “Presidente” Franck Kessie, il cui rinnovo non è ancora stato firmato e su cui aleggia lo spettro del terzo parametro zero. L’esterno difensivo Theo Hernandez, tra i migliori nel suo ruolo e forse unico vero “gioiello” della squadra di Pioli.

Juventus tra il colpo Locatelli e l’addio di Ronaldo

In un periodo difficilissimo per tutte le italiane, causa Covid, la Juventus nuovamente di Max Allegri ha piazzato appena due colpi. Il brasiliano Kaio Jorge, diciannovenne del Santos, e Manuel Locatelli. Per l’ex centrocampista del Sassuolo la trattativa è stata lunghissima, alla fine il giocatore è arrivato a Torino con una formula abbastanza intricata: prestito biennale gratuito con obbligo di riscatto a 25 milioni, pagabili in tre esercizi a partire dal 2023. A questi si potrebbero aggiungere altri 12,5 milioni di bonus, per un totale di quasi 38. Che arriveranno nelle casse del Sassuolo, ma con i tempi scelti dalla Juve.

Una trattativa complicata, ancora una volta uno spostamento di valori all’interno dello stesso campionato. Ben più pesanti le operazioni in uscita, anzi l’operazione. Cristiano Ronaldo, dopo aver giocato qualche minuto nella prima partita contro l’Udinese, ha detto adeus ed è tornato al Manchester United. Arrivato nel 2018 per vincere la Champions, il cinque volte Pallone d’Oro lascia dopo 101 gol, due scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e il nulla cosmico in campo europeo. Forse nel lungo la sua partenza potrebbe giovare ai bianconeri, che comunque non gli avrebbero rinnovato il contratto in scadenza nel 2022. Mandarlo via prima, soprattutto se non ci dovessero essere minusvalenze, permetterebbe ad Allegri di far cominciare il nuovo ciclo con un anno di anticipo. Nell’immediato, però, la Juve e la Serie A perdono il suo biglietto da visita più scintillante. Poco importa che fosse svogliato, annoiato, palesemente infastidito di trovarsi lì: Ronaldo è Ronaldo, e averlo o meno fa, a livello d’immagine, tutta la differenza del mondo.

Una Serie A da ricostruire

Spicca in questo senso solo la Roma, che ha messo a segno un vero colpo dall’estero. Non tanto con José Mourinho, imbolsito e reduce da due esoneri di fila tra Manchester United e Tottenham (ma il cui effetto psicologico sulla squadra sembra già efficace). Ma con Tammy Abraham, bel prospetto del Chelsea soffiato ai Blues portando sul piatto 40 milioni freschi freschi. A parte questo, però, all’alba della seconda giornata 2021/22 la Serie A si è riscoperta più povera e più brutta. Ci eravamo un po’ illusi negli ultimi anni, quando l’arrivo di ottimi giocatori da fuori (Dzeko, Lukaku e Hakimi, Ronaldo e De Ligt) aveva fatto sperare in una rinascita del nostro calcio che non c’è stata, a giudicare dal fatto che un trofeo Europeo per club manca da 11 anni.

La vetrina dell’Italia calcistica resta la Nazionale, e alzi la mano chi l’avrebbe detto dopo la mancata qualificazione ai Mondiali di Russia 2018. Di questo deserto tecnico, acuito anche dalla partenza verso l’Atletico Madrid di Rodrigo De Paul, il campionato italiano dovrà soffrirne ancora per un po’, almeno fino a quando le casse delle società torneranno a respirare con nuove entrate. Nel frattempo serve programmazione, visione a lungo termine e anche un po’ di pazienza: saranno probabilmente anni un po’ meno belli, ma torneremo a divertirci. Già poter andare allo stadio renderà tutto più sopportabile.