Storie ridotte all’osso

Camilla Curcio
28/10/2021

L'analisi degli scheletri ritrovati nei sotterranei della Capela do Pilar a Lugo ha restituito la fotografia Medioevo spagnolo. Un'epoca dominata dalla violenza e dalle lotte intestine tra borghesi e clero.

Storie ridotte all’osso

Risalire alla storia di un luogo e della sua popolazione attraverso lo studio delle ossa. È quanto accaduto con i resti trovati nei sotterranei della Capela do Pilar della cattedrale di Lugo, in Galizia. Dissotterrati nel 2007 e risalenti a un’epoca compresa tra il 1300 e il 1400, sono stati oggetto di una serie di analisi effettuate dai ricercatori della facoltà di biologia dell’Università di Santiago. Il team, al lavoro per definire con esattezza l’identità dei defunti, è riuscito a ricostruire una cronistoria fatta di vicende personali travagliate e ribellioni contro il sistema feudale, in una città dominata da una profonda rivalità tra la borghesia emergente e il clero. 

Le storie scoperte attraverso lo studio delle ossa

Degli scheletri ritrovati ed esaminati, sette apparterrebbero a bambini d’età inferiore ai 7 anni (come comprovato anche dai denti da latte). Il resto, invece, sarebbe riconducibile a persone adulte su cui si conservano ancora tracce tangibili di malattie e, soprattutto, pesanti traumi fisici. Falangi e costole fratturate, curate probabilmente grazie all’intervento di un medico contattato dal consiglio della cattedrale, ma anche traumi cranici difficilmente causati da semplici incidenti domestici e, in genere, attribuibili a risse con altre persone. Secondo Olalla López Costas, Gundula Müldner e Kerstin Lidén, le tre scienziate che si sono occupate di studiarli, i resti dei bimbi, tutti morti prematuramente e disposti nella zona sud della cappella, rimanderebbero a eredi di famiglie nobili. Mentre, quasi tutti quelli degli adulti, localizzati nell’area nord, apparterrebbero a sacerdoti o membri di una classe sociale molto vicina alla Chiesa. Questi risultati, ottenuti da uno studio incrociato di 955 frammenti ossei e più di 1400 documenti in galiziano, portoghese e latino medievale, sono stati pubblicati di recente sull’International Journal of Osteoarchaeology. E l’accoglienza riservata agli autori dal panorama accademico internazionale è stata sorprendente: mai nessuno, infatti, prima di loro si era servito di un mix di tre tecniche così diverse come l’esegesi dei testi storici, la paleopatologia e lo screening degli isotopi stabili. 

Un team di scienziati ha analizzato gli scheletri ritrovati nella Capela do Pilar, a Lugo, in Spagna. Ed è riuscito a ricostruirne storie e vicende personali
Parte dei resti ossei ritrovati nella Capela do Pilar di Lugo

Abitudini alimentari e classe sociale, cosa dicono le ossa

Andando più nel dettaglio, gli studi hanno aperto un mondo sulle vite dei personaggi nascosti dietro agli scheletri. Sarebbero morti in un’età parecchio avanzata per l’epoca, attorno ai cinquant’anni, cosa rara nelle altre classi sociali. Ma non è tutto. Pare, infatti, viaggiassero molto e mangiassero molte proteine: carni varie, uova, formaggio, pane di grano e segale, pesci di fiume e di mare (fornito dalla Chiesa). La ricostruzione della loro dieta ha fatto pensare che le patologie rintracciate in alcuni siano legate all’alimentazione: dalla gotta all’iperostosi scheletrica idiopatica diffusa, causata di frequente da obesità e diabete. Insomma, una collezione di immagini in netto contrasto con la profonda crisi che, in quei tempi, aveva messo in ginocchio tutto il resto della società, ulteriormente decimata dalla peste nera, dalla fame e dalla guerra.

Mentre, infatti, i poveri perdevano la vita, i borghesi reclamavano diritti e poteri decisionali e protestavano contro l’autorità del vescovo, sempre più potente perché sempre più vicino al re. Il feudalesimo iniziava a mostrare segni di cedimento e la violenza era ormai diventata abitudine: la rivalsa di una parte sull’altra diede luogo a scontri armati, lunghi processi giudiziari e l’assassinio degli alti prelati e dei loro sottoposti. Tra i quali figura anche quello perpetrato dalla nobildonna María Castaña ai danni di Francisco Fernández, maggiordomo del potente vescovo Pedro López de Aguiar. Proprio a lui si deve la costruzione della Capela do Pilar, in origine destinata alla sepoltura dei membri della corona, poi occupata dai cadaveri arrivati sino a noi: uomini misteriosi, dalle vite avventurose e dalle ossa rotte.