Alcuni Paesi europei hanno aumentato gli scambi con la Russia

Redazione
03/11/2022

Non solo Cina, India e Turchia. Belgio, Spagna e Paesi Bassi sono alcuni degli Stati europei che hanno incrementato lo scambio commerciale con Mosca nonostante le sanzioni. Che per questo finora non sono state così incisive.

Alcuni Paesi europei hanno aumentato gli scambi con la Russia

Le sanzioni occidentali in risposta all’invasione dell’Ucraina avrebbero dovuto tagliare quasi completamente i rapporti commerciali tra la Russia e moltissimi Paesi. L’import di risorse energetiche è diminuito, così come l’export di beni hi-tech mentre decine di multinazionali hanno lasciato il Paese. Mosca dal canto suo ha reagito cercando di reindirizzare l’export verso Cina e India e organizzando importazioni parallele negli Stati vicini.

Perché Mosca sta perdendo peso in Asia centrale e nel Caucaso
Xi Jinping e Putin (Getty Images).

Olanda, Belgio, Spagna hanno aumentato gli scambi commerciali con la Russia dopo febbraio 2022

Eppure, come ha scoperto il New York Times analizzando i dati dell’Observatory of Economic Complexity (Oec), gli equilibri commerciali tra la Russia e buona parte del mondo dopo febbraio 2022, data di inizio della cosiddetta ‘operazione speciale’, sono tutt’altro che chiari e trasparenti. Almeno fino a giugno-agosto periodo a cui si riferiscono gli ultimi dati. Dalle statistiche disponibili emerge infatti che il fatturato dell’interscambio della Russia con alcuni Paesi non solo non è diminuito ma è addirittura cresciuto rispetto alla media degli anni 2017-2021. Un aumento, va ricordato, dovuto anche all’impennata dei prezzi delle materie prime. Tra questi Stati non ci sono però solo Cina, India (che importano petrolio e gas ma a prezzi scontati) e Turchia. Ma anche, tra gli altri, Olanda, Spagna e Belgio. Uno scenario che conferma una volta in più quanto l’economia russa sia profondamente interconnessa con quella europea. Il volume degli scambi commerciali con la Russia dopo l’invasione è aumentato per esempio per la Spagna (+57 per cento), Paesi Bassi (+32 per cento); Belgio (+81 per cento) oltre che per Brasile (+106 per cento); Giappone (+13 per cento); le già citate Cina (+64 per cento), India (+310 per cento) e Turchia (+198 per cento). In netto calo invece gli scambi con Svezia (-76 per cento); Usa (-35 per cento); Corea del Sud (-17 per cento) e Regno Unito (-79 per cento). La Germania si ferma a un -3 per cento. Washington ha interrotto da tempo gli acquisti di petrolio russo e il Regno Unito lo farà entro la fine del 2022. Ma nessuno di questi due Paesi era un importatore pesante.

Alcuni Paesi europei hanno aumentato gli scambi con la Russia
La sede Rosneft a Mosca (Getty Images).

Partnership commerciali difficili da interrompere

L’Unione Europea, invece, è stata più lenta ad agire. Lo stop al carbone russo è stato deciso ad agosto, quello del petrolio via mare arriverà a dicembre e a febbraio entrerà in vigore quello di tutti i prodotti petroliferi. Proprio per questo nello stabilimento di Priolo, a Siracusa, come ha svelato il Wall Street Journal, si sta ancora raffinando greggio russo. Benzina destinata alla Exxon. Come ricorda il New York Times, la Russia, importante produttore mondiale di petrolio, gas e materie prime, ha avuto partnership commerciali di lunga data con moltissimi Paesi europei e «rompere quei legami non è facile». Ma non c’è solo l’energia. La Federazione resta uno dei primi esportatori mondiali di fertilizzanti, amianto, reattori nucleari e soprattutto grano. Basta ricordare come le case automobilistiche internazionali dipendano ancora dalla Russia per il palladio e il rodio per la produzione di convertitori catalitici. Gli impianti nucleari francesi, inoltre, si basano sull’uranio russo, mentre il Belgio continua a svolgere un ruolo chiave nel commercio di diamanti con la Russia. Il gigante russo dell’estrazione Alrosa è stato infatti risparmiato dall’ottavo pacchetto di sanzioni.