Crisi ucraina: l’Ue e le sanzioni contro la Russia

Redazione
22/02/2022

Limitazioni allo scambio commerciale con Lugansk e Donetsk e alla capacità del governo russo di accedere ai servizi finanziari e ai capitali dell'Ue. Le sanzioni dell'Europa contro Mosca sono meno pesanti di quanto annunciato, dividono i 27 e fanno il solletico a Putin.

Crisi ucraina: l’Ue e le sanzioni contro la Russia

Poco prima del riconoscimento di Putin delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk in diretta tv e l’invio di truppe con la funzione, stando al Cremlino, di peacekeeping, l’Unione europea era impegnata a discutere il pacchetto di sanzioni dirette alla Russia. Dopo la mossa a sorpresa di Mosca, le già esistenti divisioni tra i 27 circa le misure da adottare sono se possibile aumentate. Una prima vittoria per Putin che da sempre mira a dividere il Vecchio continente indebolendolo. E dire che nonostante l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell aveva assicurato non solo che le sanzioni erano già pronte ma che la risposta dell’Europa sarebbe stata compatta. Tra i Paesi Ue contrari alla mano pesante con la Russia ci sono oltre all’Italia, l’Austria, l’Ungheria, la Germania e la Francia. «La via del dialogo resta essenziale», ha sottolineato il presidente del Consiglio Mario Draghi. Più duri con Mosca sicuramente Polonia e Paesi baltici.

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Vladimir Putin (Getty Images).

Le sanzioni sul tavolo dei ministri degli Esteri dell’Ue si focalizzano sul Donbass

I ministri degli Esteri dei 27 riuniti martedì a Parigi hanno messo a punto un pacchetto di sanzioni – dovrebbe essere varato nella serata del 22 febbraio – incentrate sul Donbass, sulla falsariga di quanto avvenne dopo l’annessione della Crimea. Le misure prendono di mira le banche che finanziano operazioni militari nelle repubbliche separatiste, mina la capacità del governo russo di accedere ai servizi finanziari e ai capitali dell’Ue, limita l’import-export tra Ue e gli oblast di Lugansk e Donetsk. L’Ue si è detta poi pronta ad adottare misure ancora più stringenti alla luce di nuovi sviluppi. Dal canto suo Mosca non pare essere troppo preoccupata. «I nostri colleghi europei, americani e britannici non si fermeranno e non si calmeranno finché non avranno esaurito tutte le loro possibilità per la cosiddetta ‘punizione della Russia’», ha commentato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. «Ci hanno già minacciato con diverse tipologie di sanzioni o, come affermano ora, ‘la madre di tutte le sanzioni’». E ha aggiunto: «Ci siamo abituati. Sappiamo che le sanzioni saranno imposte comunque, in ogni caso. Con o senza motivazioni».

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Il nodo del gas: Scholz ha bloccato il Nord Stream 2

C’è poi il nodo del gas. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky da tempo chiede il blocco del Nord Stream 2. Progettato nel 1997 per esportare in Germania il gas russo bypassando Paesi baltici, Polonia, Bielorussia e Ucraina, il gasdotto (che con i suoi 1230 km è il più lungo del mondo) di proprietà Gazprom era stato completato il 6 settembre 2021 e avrebbe dovuto potenziare il Nord Stream 1 trasportando 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Stoppato ufficialmente per questioni burocratiche, oggi dopo mesi di pressioni il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha annunciato che non verrà certificato e che quindi non potrà entrare in funzione. Poco cambia per la Russia, molto invece per la Germania e l’Europa che continueranno comunque a importare oro azzurro dalla Federazione. L’Ue intanto ha firmato un accordo per l’importazione di Gnl dal Giappone per fare fronte a un eventuale calo delle forniture. Mentre gli Usa da tempo spingono per entrare sempre con il Gnl nel mercato energetico europeo.

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Il primo ministro britannico Boris Johnson (Getty Images).

La stretta di Londra su cinque banche e tre oligarchi russi

Sanzioni nei confronti della Russia sono state annunciate anche da Usa e Regno Unito. Il primo ministro britannico Boris Johnson ha spiegato che non saranno dirette solo al Donbass e alle repubbliche separatiste ma che colpiranno l’intera Federazione. Londra ha minacciato di bloccare l’accesso delle società russe a dollari Usa e sterline, impedendo loro di raccogliere capitali. Johnson ha poi annunciato sanzioni nei confronti di cinque banche russe: Rossiya, IS Bank, General Bank, Promsvyazbank e la Black Sea Bank e contro tre individui «dall’elevato patrimonio economico», tra i quali il magnate Gennady Timchenko, proprietario del Volga Group. Considerato un caro amico di Vladimir Putin, Timchenko è stato a lungo nel mirino di Washington. Era stato, infatti, inserito il 20 marzo 2014 nella “lista degli oligarchi”. Gli altri due sono i fratelli Boris e Igor Rotenberg compagni di judo e hockey di Putin, appartenenti con lui al gruppo pietroburghese formatosi negli Anni 90 intorno alla figura dell’allora sindaco Anatoli Sobchak, controllano Il Sgm Group attivo dalle costruzioni al gas passando per le banche.

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