Russia, secondo uno studio di Yale le sanzioni stanno distruggendo l’economia russa

Redazione
02/08/2022

Secondo un recente studio di Yale, nonostante le stime ottimistiche del Fmi, l'economia della Federazione è al collasso. Le sanzioni occidentali e l'isolamento internazionale hanno colpito duro.

Russia, secondo uno studio di Yale le sanzioni stanno distruggendo l’economia russa

Quanto le sanzioni occidentali stanno pesando davvero sull’economia russa? Difficile calcolarlo con precisione, visto che Mosca ha interrotto o limitato la diffusione dei dati ufficiali. Sicuramente l’ultimo rapporto del Fondo monetario internazionale ha evidenziato come il Paese grazie alla tenuta dell’export energetico frenerà il crollo del Pil al 6 per cento, di fronte a una stima del -8,5 per cento.

Secondo uno studio di Yale, l’economia russa è vicina al collasso

Un recente studio dell’Università di Yale basato su dati di società, banche, consulenti e partner commerciali russi, però dipinge un quadro nettamente diverso. Secondo gli economisti l’economia russa è stata colpita duramente sia dalle sanzioni sia dall’esclusione dal commercio internazionale. Anche se Mosca è stata comunque in grado di guadagnare miliardi di dollari con la vendita di petrolio e gas a prezzi elevati, secondo il report di 118 pagine pubblicato a fine luglio, gran parte della sua attività economica interna è bloccata dall’invasione del 24 febbraio. «I risultati della nostra analisi economica della Russia sono indiscutibili», si legge nel rapporto della Yale School of Management. «Sanzioni e il ritiro di molte aziende straniere hanno completamente paralizzato l’economia a tutti i livelli». Lo sforzo del Cremlino di sostituire attività, prodotti e talenti non ha funzionato.  Anche i guadagni realizzati con le esportazioni di combustibile non proteggeranno a lungo l’economia. Secondo gli esperti infatti la dipendenza della Russia dall’Europa per l’acquisto dell’83 per cento delle sue esportazioni di energia la pone a medio termine sotto una maggiore minaccia. In altre parole la Russia è molto più dipendente dall’Europa di quanto lo sia l’Europa dalla Russia. Le decine di miliardi di dollari provenienti ogni mese dalle esportazioni di petrolio e gas non riusciranno a mettere in sicurezza il Pil. Se l’Europa riuscisse a rendersi indipendente dal gas russo, Mosca si troverebbe in un cul de sac. «Qualsiasi diminuzione delle entrate o dei volumi delle esportazioni di petrolio e gas metterebbe immediatamente a dura prova il bilancio del Cremlino».

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Vladimir Putin (Getty Images).

Con l’addio delle aziende straniere, a rischio oltre 5 milioni di posti di lavoro

Mentre la Federazione è riuscita a superare le sanzioni imposte nel 2014 dopo l’annessione della Crimea, questa volta potrebbe non farcela. Vladimir Putin ha promosso un programma di sostituzione di alcune importazioni con prodotti nazionali e ha creato un cuscino di riserve finanziarie, ma l’industria nazionale era comunque sostenuta da investimenti stranieri e dall’import di componenti tecnologici che ora è bloccato.  Secondo il rapporto, circa 1.000 aziende straniere hanno interrotto le loro attività nel Paese, causando la perdita di almeno 5 milioni di posti di lavoro. La produzione industriale è precipitata e le spese dei consumatori sono scese del 15-20 per cento rispetto a un anno fa.

Il crollo del settore automobilistico

A preoccupare sono soprattutto le importazioni, anche quelle dalla Cina che sono scese di oltre il 50 per cento. Per avere il polso della situazione è sufficiente analizzare lo stato di salute del settore automobilistico. Le vendite di auto sono passate da 100 mila a 27 mila al mese e la produzione si è bloccata a causa della mancanza di componenti e macchinari. Senza l’accesso ai componenti importati, i produttori russi stanno realizzando auto senza airbag, moderni freni antibloccaggio o solo con cambio manuale.