Foer dal coro

Michele Monina
04/02/2022

Drusilla ha brillato a Sanremo per competenza e professionalità. Il che ha reso il suo messaggio sull'unicità ancora più potente. Ma non va dimenticato che quello interpretato da Gianluca Gori è un personaggio come il Checco Zalone di Luca Medici accusato di transfobia.

Foer dal coro

Drusilla Foer ha convinto tutti. Oggi se ne parla, giustamente, in termini esaltanti, per una volta senza bastian contrari. È salita sul palco e ha dimostrato che si può fare spettacolo senza doverlo fare male, e soprattutto si possono veicolare messaggi rendendo il veicolarli più potente perché supportato da competenza e professionalità. Ma qual è esattamente il messaggio che Drusilla ha veicolato? E perché stiamo parlando di Drusilla Foer – lo sto facendo anche io adesso – come se fosse una persona, il suo non è un nome d’arte, e non un personaggio? Esattamente quel che è stato fatto con Checco Zalone, per altro, con la piccola differenza che nel caso di Drusilla tutti hanno concordato nella perfetta riuscita dell’operazione Sanremo, mentre per il personaggio portato in scena dal comico pugliese Luca Medici l’Italia si è divisa.

drusilla foer zalone e la differenza tra personaggio e attore
Drusilla Foer (Getty Images).

Drusilla Foer e la tradizione dell’en travesti

Andiamo con ordine. Come ha brillantemente raccontato attraverso una gag, quella in cui si è presentata in scena vestita da Zorro, salvo poi sfilarsi costume e strappandosi i baffi finti, Drusilla Foer è il personaggio di una nobildonna colta e elegante, ma nei fatti è un uomo en travesti. L’attore uomo che si traveste da donna è stato a lungo, parliamo di secoli, usuale. Esisteva per questioni legate alla sconvenienza del mandare donne in scena, e nessun associava gli attori en travesti all’omosessualità. Nella musica cosiddetta classica è stata una costante fino all’Ottocento che i ruoli femminili venissero interpretati da uomini, sulle figure dei castrati esiste una buona letteratura. Con l’arrivo del realismo romantico questa modalità è stata confinata solo a ruoli adolescenziali o a rari ruoli grotteschi, nei quali il travestimento diventava calcato, forzato, spesso si usavano voci baritonali proprio per sottolineare il contrasto.

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La nobildonna colta è al momento l’unica parte nota di Gianluca Gori

Fuori dal mondo della musica, senza andare a scomodare artisti eccezionali come Paolo Poli, considerato a ragione una delle eccellenze del nostro teatro del Novecento, ruoli femminili interpretati da uomini ci sono sempre stati, a volte dando vita a veri e propri alter ego, personaggi dotati di una propria biografia fittizia. Penso alla Signora Coriandoli portata in tv da Maurizio Ferrini, sorella minore della Tootsie interpretata sul grande schermo da Dustin Hoffman (potrei citare i Legnanesi o le gag del Bagaglino, ma volevo volare alto) fino ad arrivare al fenomeno delle Drag Queen, da noi sdoganato  grazie al film Priscilla la regina del deserto, e a seguire dall’approdo nella tv generalista di Platinette, al secolo Mauro Coruzzi da Parma. Stiamo parlando di finzione, di personaggi, di attori che li interpretano. Drusilla Foer è tutto questo. E ieri, approdata all’Ariston, di fronte a una platea televisiva smisurata, è probabilmente l’uomo en travesti più famoso d’Italia, proprio in buona compagnia di Mauro Coruzzi/Platinette, con la piccola differenza che il pubblico con il tempo ha imparato a conoscere sia l’attore che il personaggio, mentre Drusilla è al momento la sola parte nota di Gianluca Gori, questo il nome all’anagrafe dell’attore che le ha dato vita ormai tanti anni fa.

Sanremo e il corticircuito tra personaggio e attore: i casi di drusilla foer e checco zalone
Checco Zalone e Amadeus sul palco dell’Ariston (Getty Images).

Checco Zalone e la maschera dell’italiano medio ignorante e inconsapevole di esserlo

Niente di diverso da Checco Zalone, appunto, personaggio becero, greve, incarnazione spavalda di tutte le brutture dell’italiano medio, portato in scena, sia la tv di Zelig, il cinema o il teatro, dall’avvocato Luca Medici, personaggio che ci ha fatto spesso ridere di lui, non con lui, proprio perché ignorante e inconsapevole di esserlo, quindi lì a mettere in mostra tutti i suoi difetti, volendo anche i nostri difetti. Come ha giustamente sottolineato lo sceneggiatore e produttore Emiliano Rubbi, non è mica vero che Luca Medici pensi che i bambini malati di malattie degenerative che hanno diritto a un posto auto assegnato siano il male assoluto perché rubano il posto a noi, come raccontato nello spot per la raccolta fondi per le Famiglie SMA, come non è vero che, come mostrato nel film Cado dalle nubi, Luca Medici sia convinto che in fondo anche i gay sono “normali come noi”. Lui evidenzia una crepa, noi ci guardiamo dentro e ridiamo di lui, ridiamo un po’ anche dei nostri difetti.

Alla Rai il tema della fluidità evidentemente faceva più paura di quello del razzismo

Drusilla Foer ha fatto un bel monologo sull’unicità delle persone. Un discorso inclusivo che indubbiamente parte dall’essere diventata una icona di una comunità che per l’inclusività tanto sta facendo, che spiega come parlare di diversità sia sbagliato. Era lì per quello, in fondo, anche non avesse fatto il monologo. Il messaggio era chiaro. A differenza di quanto avvenuto con Lorena Cesarini, però, evidentemente parlare di fluidità, altro argomento da Drusilla evitato dichiaratamente, seppur lì, sullo sfondo, ad Amadeus e alla Rai fa molta più paura che parlare di razzismo. Poco conta che Drusilla abbia convinto appieno come co-conduttrice, quindi abbia in qualche modo reso il suo monologo più credibile e potente: andare in scena con un discorso all’una e mezza di notte è una chiara dichiarazione d’intenti da parte di chi il Festival lo ha preparato, sia mai che qualcuno si scandalizzi.

Sanremo e il corticircuito tra personaggio e attore: i casi di drusilla foer e checco zalone
Drusilla Foer durante il monologo a Sanremo.

Drusilla è un patrimonio di tutti perché tutti siamo unici

Solo che siamo di fronte a un problema serio, oggi. La comunità LGBTQ+ sta mettendo il cappello sopra un monologo e un riuscito passaggio televisivo, forse anche per stigmatizzare ulteriormente l’infelice gag di Zalone accusato di ironia transfobica, andando nei fatti a mettere in scena un controsenso: un discorso atto ad abbattere steccati viene alzato come vessillo di un fortino, certo fortino creato per difendersi da attacchi esterni, ma pur sempre un fortino. Non bastasse questo, Checco Zalone è un personaggio, Drusilla Foer è un personaggio. Sono entrambi attori uomini che hanno ideato e interpretato personaggi. Entrambi sono stati presentati coi nomi dei personaggi e trattati come se fossero i personaggi, questo prevede il codice dello spettacolo. Ma a Luca Medici, ideatore di Checco Zalone si imputano le idee di Checco Zalone, mentre Gianluca Gori viene totalmente annullato dal suo personaggio, diventando non un uomo en travesti, qualcosa di assolutamente tradizionale, ma una sorta di trans che difende i diritti di una comunità seppur abbia giustamente parlato di unicità rigettando il concetto di diversità, e come è noto siamo tutti unici, io, ognuno di voi, anche Luca Medici. Un discorso complicato, certo, perché è ovvio che la comunità LGBTQ+ abbia più che mai bisogno di sostegno, siamo il Paese in cui è caduto il DDL Zan, ma che corre il rischio di creare un ulteriore ghetto, tornare a indicare un noi e un loro quando invece si dovrebbe provare a far passare il messaggio che siamo tutti unici.