Chi Ama brucia

Michele Monina
06/02/2022

Doveva essere il Festival della gioia, sarà ricordato come il Festival della speranza come dimostrano i tormentoni Ciao Ciao, Dove si balla e Chimica. Al netto di scivoloni evitabili, come la strumentalizzazione di Lorena Cesarini e il caso Jovanotti, con questi ascolti Amadeus si candida al 2023. Il bilancio di Sanremo 72.

Chi Ama brucia

«Speriamo!». Così, giovedì sera, Cesare Cremonini provava a rendere cautamente meno perentoria la certezza di Amadeus riguardo i concerti negli stadi che dovrebbero andare in scena la prossima estate, quegli stessi concerti i cui biglietti sono stati venduti nel 2019 e che sono già stati rinviati due volte, nel 2020 e nel 2021. Una cautela, quella del cantautore bolognese, lì sudato sul palco dopo una performance degna del ruolo di superospite, condivisa da tutta la filiera dello spettacolo, certo speranzosa, ma anche già scottata da questi ultimi due anni passati immobili. «Auguri alla nostra speranza!». Così sempre giovedì, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, neoeletto e fresco di giuramento, nel discorso in Parlamento, accompagnato da un numero impressionante di applausi (i cronisti ne hanno contati ben 54) ha ricordato le ultime parole in pubblico dello scomparso presidente del Parlamento europeo David Sassoli: «La speranza siamo noi». La speranza, quindi, quella che giusto qualche anno fa, poco prima di gettarsi nel vuoto, Mario Monicelli inchiodava in croce come una “trappola” torna a occupare la scena, rivestita di nuovi abiti sbriluccicanti e assolutamente innocui.

sanremo 2022: un bilancio dell'edizione numero 72 del festival
Gianni Morandi terzo classificato (Getty Images).

Sanremo 2022 e il ritorno dei grandi nomi: da Elisa a Morandi fino a Ranieri

Mai come quest’anno si è guardato al Festival di Sanremo con gli occhiali rosa della speranza. A partire dagli artisti. Dopo anni di cast infarciti di “sanremesi”, cioè di cantanti che venivano sbrinati a fine gennaio e che dopo un paio di settimane tornavano nel freezer in attesa di un altro Festival, sono tornati non solo grandi nomi della canzone, penso a Elisa, a Massimo Ranieri, a Gianni Morandi, ma anche una buona porzione di quei giovani che hanno dominato le classifiche, da Sangiovanni a Rkomi, passando Aka 7even, Blanco e Mahmood. Lo hanno fatto i discografici, impegnati in un braccio di forza per occupare una delle caselle vuote del cast, seguendo quel Manuale Cencelli di cui si parlava proprio a inizio kermesse.

Amadeus e il tentativo di fingere una ritrovata normalità

Lo hanno fatto soprattutto Amadeus e i vertici Rai, ripagati dai risultati, mai così alti dalla metà degli Anni 90, andando a costruire uno show che seppur estremamente noioso e lungo, specie nella sua seconda metà, ha comunque provato a fingere una normalità: il pubblico in sala a ballare, il red carpet con pubblico munito di smartphone (in realtà era un green carpet, per questioni di sponsor, ma poco cambia), i collegamenti glamour con la nave attraccata al largo, un continuo richiamare a un futuro prossimo in cui ci saremo finalmente lasciati alle spalle non solo la pandemia, ma anche il razzismo, il patriarcato e tutte le brutture di questi nostri tempi malandati, come invocato nei monologhi e negli sketch andati in onda in orari vari durante le serate.

come è stato questo festival di Sanremo
Ditonellapiaga e Donatella Rettore (Getty Images).

Sul palco la voglia di evasione dei prossimi tormentoni

Questo che doveva essere il Festival della gioia, non potendo accreditarsi come il Festival della ripartenza, è quindi finito per essere un più possibilista Festival della speranza. E non a caso è stato caratterizzato prevalentemente da canzoni che hanno nel ritmo la voglia di evadere, più o meno metaforicamente, dall’immobilismo e dalla cupa ombra dell’imminente apocalisse. Dove si balla di Dargen D’Amico, Chimica di Ditonellapiaga e Rettore e soprattutto Ciao Ciao di La Rappresentante di Lista, classifica o non classifica, si candidano a essere i prossimi tormentoni primaverili, magari anche estivi, lasciando che il romanticismo di Brividi, vincitrice sulla altrettanto romantica O forse sei tu di Elisa, vada a infarcire le playlist di San Valentino. No, scherzo: spaccherà anche Brividi, siamo pur sempre un Paese che ha incoronato Taxi Diver di Rkomi come disco più venduto nel 2021. Rkomi, quello vestito da motociclista del bar di Scuola di Polizia… Vuoi che non abbiano chance questi due ragazzi che sicuramente talento ne hanno? I baci di Blanco alla mamma, per altro, sono stati un ulteriore incentivo a spingere l’autore di Blu Celeste verso l’empireo. Su Eurovision non mi esprimo, non mi intendo troppo di programma tv così trash.

il bilancio di Sanremo 2022
Dario Mangiaracina e Veronica Lucchesi de La Rappresentante di Lista (Getty Images).

Gli scivoloni evitabili: l’utilizzo retorico di Lorena Cesarini e la doppia veste di Jovanotti 

Certo, nel mezzo ci sono stati scivoloni che hanno creato disagio, come l’utilizzo retorico di Lorena Cesarini, venduta come “la prima donna di colore” a co-condurre il Festival, della serie: non era lì perché si doveva giocare sul colore della sua pelle, no. O il continuo sbagliare la faccenda dei fiori offerti anche ai maschi da parte di Amadeus, quello che pensa che le donne siano belle, debbano stare un passo dietro l’uomo e se stanno un passo avanti è perché hanno studiato, sono intelligenti e sono anche belle; lo stesso Amadeus che soprattutto ha fatto ripetutamente ballare gli spettatori in sala, in barba alle norme anti-Covid e alla situazione dei locali da ballo, fermi da agosto 2020. Per non dire dell’ingerenza sulla gara determinata dall’aver innalzato al ruolo di super-ospite Jovanotti, autore del brano di Morandi e lì con lui a duettare nella serata delle cover, cover si fa per dire, dal momento che i due hanno fatto un medley di quattro canzoni, due per rispettivo repertorio. Su questo Amadeus è stato chiaro in conferenza stampa: nella serata delle cover gli artisti possono scegliere di eseguire canzoni altrui o loro, è la serata delle cover, appunto. Dal che si desume che se Amadeus dovesse andare a vedere un concerto di Jovanotti, per dire, vedendolo sul palco, vestito come Jovanotti a cantare, mhmmm, come Jovanotti, canzoni di Jovanotti penserà di essere andato al concerto di una Tribute Band di Jovanotti. Tornando alla serata delle cover e ai due vincitori, Jovanotti e Morandi, o viceversa, Amadeus ha anche detto di non sapere che ci sarebbe stato anche il primo, come no, è proprio vero che quando si ha successo, e i numeri questo dicono, uno finisce per sentirsi sopra le regole, anche quelle che in teoria ha contribuito a scrivere, come il regolamento del Festival.

Bello mondo, il testo della poesia recitata da Jovanotti a Sanremo nella serata delle cover che ha vinto con Morandi.
Gianni Morandi e Jovanotti (Getty Images).

Difficile non prevedere un Amadeus IV

Nell’insieme è stata un’edizione baciata da ascolti incredibili, con in gara alcune canzoni destinate a rimanere nel tempo, molte destinate a finire come colonna sonora dei nostri peggiori incubi, tanto erano brutte. Incubi nei quali, immagino compaia sempre uno come Rkomi, a torso nudo e coi guanti da falconiere, o, peggio, come Tananai, alla disperata ricerca di una nota da azzeccare. E il FantaSanremo a fare da contrappunto alle esibizioni, troppe esibizioni, alcune andate in scena quando i fan di Battiato, celebrato all’una di notte con 30 secondi video, cercano ancora l’alba dentro l’imbrunire.

sanremo 2022: un bilancio dell'edizione numero 72 del festival
RKomi (Getty Images).

L’anno prossimo ci aspetta chiaramente l’Amadeus IV, perché chi mai si metterebbe negli impicci di andare contro una macchina da guerra capace di superare il 60 per cento di share? Solo un folle o un autolesionista. Ecco, diciamo, pensando a quel 60 per cento di share, che in Italia di autolesionisti ce ne sono circa 11 milioni, perché altrimenti non si spiegano quei numeri, gente che sta cinque e passa ore incollata alla tv a sentire canzoni discutibili, quasi sempre, cantate da interpreti discutibili, nel mezzo il lancio del prossimo immancabile telefilm che andrà in onda su Rai 1. Ah, da marzo partirà la campagna di cambiamento del sistema di ricezione del digitale terrestre, chi non ha una televisione di ultima generazione deve comprare un nuovo decoder HD o cambiare direttamente tv, ci sono dei bonus a riguardo. Io, forte di questa esperienza non edificante, credo che mi terrò la mia tv di quattro anni fa, meglio lo schermo sintonizzato su un canale morto che correre il rischio di incappare di nuovo in Amadeus, almeno fino al prossimo Sanremo.