Ronaldo 45 anni da Fenomeno: una carriera di gol, magie e infortuni

Alfredo Toriello
22/09/2021

Il ginocchio destro martoriato, la curiosa capigliatura nel mondiale del 2002 e soprattutto i gol, tanti. La carriera, romantica e sfortunata, di uno dei talenti più grandi che il calcio abbia mai visto.

Ronaldo 45 anni da Fenomeno: una carriera di gol, magie e infortuni

«Sono nato a Bento Ribeiro, un quartiere povero a nord ovest di Rio de Janeiro. Lì c’erano case simili a scatole, a un piano con il tetto piatto bruciato dal sole». Qualche indizio in più: incisivi pronunciati, divisi al centro, capelli a mezza luna nel 2002, ginocchia di cristallo. Adesso è tutto più chiaro. Compie oggi 45 anni Ronaldo Luís Nazário de Lima, più semplicemente Ronaldo. Il Fenomeno.

Ronaldo, da Dadado a Fenomeno

Il nome lo prese dal medico che lo fece nascere, il dottor Ronaldo Valente. La passione per il pallone, invece, sbocciò presto, e come tutti la scoprì giocando nel cortile con gli amici, in un fazzoletto di terra irregolare circondato da muri bianchi. Qui a piedi scalzi dava i primi calci al pallone mentre i compagni lo chiamavano Dadado, soprannome datogli dal fratellino Nelinho, che non riusciva a pronunciarne correttamente il nome. Fu all’Inter che Ronaldo diventerà definitivamente Fenomeno, appellativo che resterà appiccicato addosso per tutta la carriera. Quando arrivò a Milano dal Barcellona, però, era già superstar. Vestì la maglia numero 10, poiché il numero 9, emblema del centravanti, era indossato da Ivan “Bam Bam” Zamorano. Qualità sopra la media, miste a una velocità sorprendente, lo resero da subito incontenibile per i difensori. Un idillio spezzato solo dai gravissimi infortuni.

Ronaldo, dal caldo Brasile alla fredda Olanda

Ma riavvolgiamo il nastro. Un anno durò la sua esperienza nel calcio professionistico brasiliano, al Cruzeiro, e tanto gli è bastato per finire sotto i riflettori dei club europei. Il Psv, fece l’offerta migliore e si assicurò le sue prestazioni dal ’94 al ’96. Passare dal caldo del Brasile al gelo dell’Olanda non fu facile. E, per proteggersi, giocò con quattro paia di calzettoni. In fondo però Ronnie era stato avvisato dal connazionale Romario, che alla domanda «Cosa c’è a Eindhoven?» rispose secco: «Il freddo e la Philips».

Ronaldo, gli avversari: «Ho un’idea per fermalo, sparargli»

«Ho un’idea per fermalo, sparargli» disse Miguel Angel Lotina, l’allenatore del Logrones a cui Ronaldo, con la casacca del Barcellona, aveva appena segnato 2 gol. Nell’unico anno catalano, Ronaldo stupì tutti con le sue giocate, i suoi gol e le accelerazioni, come quella che portò a uno dei gol più belli della sua carriera, realizzata al Compostela il 12 ottobre 1996. Una radio di Barcellona strabiliata, varò un concorso per dare un soprannome a Ronaldo: vinsero extraterrestre e Inumano. Alla fine del campionato bussò alla porta l’Inter che versò nelle casse degli spagnoli i 48 miliardi di lire della clausola rescissoria. Ronnie chiuse quella stagione con 47 reti in 49 partite totali e divenne l’acquisto più costoso di sempre nella storia del calcio.

Ronaldo, i guai al ginocchio

Due palloni d’oro vinti (1997 e 2002), ma anche una carriera costellata di guai al ginocchio che più di una volta rischiarono di farlo smettere anzitempo. Contro il Lecce, il 21 novembre 1999, il brasiliano si lesionò il tendine rotuleo del ginocchio destro. Tornò in campo il 12 aprile del 2000 durante la finale di andata di Coppa Italia contro la Lazio. Entrò a gara in corso, toccò cinque palloni e, infine, crollò a terra urlando durante un dribbling. Ancora una volta il tendine rotuleo dello stesso ginocchio, ma quella volta si ruppe del tutto.

Ronaldo, il mondiale brasiliano

Dopo il grave infortunio però non si lasciò andare. Ronaldo puntò il mondiale del 2002. Per lui sarebbe dovuto essere una doppia rivincita: per la finale persa nel 1998, in cui fu vittima di un malore ancora oggi avvolto nel mistero, e per dimostrare di essere ancora quel fenomeno. Si presentò all’appuntamento con una particolarità, i capelli tagliati a mezza luna. Voleva distrarre i cronisti, impedire loro di parlare dei guai fisici. Riuscì in tutto, trascinando il suo Brasile sul tetto del mondo.

Ronaldo, dalle lacrime e al Real Madrid

Il 5 maggio 2002 mise la parola fine all’avventura milanese. E nel peggiore dei modi. Fu il giorno della sconfitta per 4-2 contro la Lazio e lo scudetto perso all’ultima giornata in favore della Juventus. Emblema della disfatta diventerà la sua immagine in lacrime, col volto coperto dalla mano sinistra. Il 31 agosto di quell’anno, nelle ultime ore della sessione di calciomercato, il Real Madrid si presentò sulla strada del Fenomeno con 45 milioni di euro. Impossibile rifiutare, anche perché l’ambiente nerazzurro non era lo stesso e i rapporti con l’allora allenatore Hector Cuper erano tutt’altro che idilliaci. L’inizio dell’avventura spagnola fu perfetto, ma presto il Fenomeno si trovò di fronte i problemi extra-campo. Tra cui quelli di peso, tanto che in Spagna i tifosi lo chiamrono El Gordo. «Non dicevo no a dimagrire, semplicemente non mi volevo pesare. E quando mi rendevo conto che pesavo troppo, dimagrivo».

Ronaldo, gli ultimi anni

Dopo il Real si consumò il grande tradimento, il ritorno in Italia, ma sponda del Milan. Durò un anno e tornò in patria. A dicembre del 2008 si accasò al Corinthians, dove dal 2009 al 2011 collezionò 31 presenze e 18 gol. Ma ormai il fisico non ce la faceva più e il 14 febbraio 2011, a 34 anni, annunciò il ritiro dal calcio giocato, chiudendo una delle carriere più romantiche di sempre.