Un leader in viso

Antonio Zuliani
25/01/2022

L'eccessiva attenzione alle parole spesso non consente di notare le espressioni del volto. Bilanciare meglio gli elementi permetterebbe di valutare con coerenza le reali intenzioni dell'interlocutore. Lo spunto di riflessione dopo un'intervista di Renzi.

Un leader in viso

In questi giorni mi è accaduto di imbattermi in un’intervista televisiva a Matteo Renzi. L’audio dell’apparecchio era abbassato e vedevo le espressioni del suo volto, mi arrivava esclusivamente il suono indistinto delle parole pronunciate. Sono stato colpito, però, dalla quasi immobilità di quel volto: l’intervista proseguiva, ma l’espressione non cambiava. Potendo escludere, si trattasse dell’esito mal riuscito di un intervento di chirurgia estetica, mi sono posto alcune domande. Domande che, a ben vedere, interessano molti dei volti che appaiono ogni giorno in televisione, ma non solo.

Oliver Sacks e l’episodio raccontato ne L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello

Nel farlo la mia memoria è andata a un volume di alcuni anni fa: L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello (Edizioni Adelphi). Nel volume Oliver Sacks, un noto neurologo, racconta al capitolo 9, un episodio curioso. Tutto l’ospedale in cui lavorava seguiva in silenzio il discorso che il Presidente degli Stati Uniti d’America stava tenendo alla televisione. Tutto l’ospedale tranne il reparto degli afasici, dal quale provenivano risate e sberleffi. Da buon studioso dei comportamenti umani, Sacks si interroga su questa bizzarra differenza. Presto detto: gli afasici, non essendo in grado di capire le parole che il Presidente pronunciava, per la loro comprensione si basavano su altri segnali. Come scrive l’autore, gli afasici «possono capire, senza le parole, ciò che è genuino e non lo é. Erano quindi le smorfie, gli istrionismi, i gesti e soprattutto i toni e le cadenze della voce a suonare falsi» (pagina 117). Di qui la diversa percezione del discorso pronunciato dal Presidente da parte degli afasici rispetto agli altri ricoverati.

Oltre ad ascoltare le parole, bisognerebbe imparare a valutare le espressioni del volto per avere un'idea completa dell'interlocutore di fronte
Oliver Sacks, l’uomo che scambiò sua moglie per un cappello

Una nuova strategia per ascoltare i discorsi dei politici, ma anche dei normali interlocutori

Anche se non si è afasici, quella indicata da Sacks può essere una buona strategia per ascoltare i discorsi o le interviste televisive dei nostri politici. Strategia che vale per ogni categoria di persone, che può essere utile per analizzare la necessaria coerenza tra le varie forme di comunicazione utilizzate dalla persona che abbiamo di fronte. Provate anche voi e vedrete volti che non cambiano mai espressione, che appaiono come congelati. Altri hanno espressioni buffe, a volte grottesche. I toni e le cadenze della voce non sempre corrispondono alle parole pronunciate (sul peso delle stesse occorrerebbe aprire un capitolo a parte).

La coerenza tra le parole pronunciate e le espressioni del viso ispira fiducia

Non è solo un gioco. Quando incontriamo una persona, l’immagine che ci facciamo di lei non risponde solo alle parole che ci dice, ma anche a come ci parla. Alle espressioni del suo viso e alla coerenza tra le stesse e le parole che pronuncia. Ci si fida di più, e ci si affida, alle persone che sentiamo coerenti. Questo, alla lunga, vale anche per la politica.