Scandalo pedofilia: chi è Fesselmann, l’accusatore di Ratzinger

Redazione
09/02/2022

Nel 1979, a soli 11 anni, venne abusato da un sacerdote a Essen. Trent'anni dopo per caso riconobbe il suo aguzzino con dei bambini in Baviera e denunciò il tutto alle autorità. La storia di Wilfried Fesselmann.

Scandalo pedofilia: chi è Fesselmann, l’accusatore di Ratzinger

Nel 1979, a soli 11 anni, venne abusato da un sacerdote della parrocchia di Sant’Andrea di Essen, in Germania. Ora Wilfried Fesselmann è uno dei maggiori accusatori di Joseph Ratzinger. Uno dei primi, 15 anni fa, ad alzare il velo sullo scandalo pedofilia nella Chiesa tedesca oggetto del rapporto choc pubblicato lo scorso gennaio che coinvolge anche il Papa emerito accusato di negligenza in almeno quattro casi.

L’accusa di Fesselmann: Ratzinger e il cardinale Marx non potevano non sapere

Quarantacinque anni fa Fesselmann raccontò che il giovane cappellano Peter H. lo aveva costretto ad avere un rapporto orale. Ne nacque un caso e così nel 1980 il sacerdote venne trasferito a Monaco, diocesi di Ratzinger, dove però continuò a stare a contatto con i bambini. Dal canto suo Benedetto XVI in una lettera ha espresso «vergogna e dolore» nei confronti delle vittime chiedendo perdono ma ha negato di essere a conoscenza dei motivi di trasferimento del prete. Secondo Fesselmann è solo «un’altra bugia». Non solo: proprio le prime indagini sulla pedofilia nella diocesi di Monaco, secondo l’uomo, avrebbero spinto Benedetto XVI alle dimissioni nel 2013. «È dal 2006 che denuncio il mio caso», ha detto Fesselmann in una intervista a Repubblica, «e nel 2010 scrissi una lettera a Ratzinger, che allora era Papa. Almeno servì a mandare in pensione il prete pedofilo che mi aveva molestato. Quanto alle parole di Ratzinger sul protocollo, posso solo dire questo: quando un prete viene trasferito, il vescovo viene ovviamente informato del motivo». Secondo Fesselmann ora Papa Francesco dovrebbe cacciare alcuni cardinali tedeschi, come Marx, un altro nome coinvolto nello scandalo. L’uomo spiega come il cardinal Marx fosse perfettamente a conoscenza dei motivi del trasferimento del prete pedofilo. Eppure «quando mandai le mie prime mail di denuncia, nel 2006 e 2008, a un pastore di Monaco che le girò alla diocesi, mi ritrovai la procura di Traunstein a casa. Sostenevano stessi ricattando la Chiesa».

La storia di Fesselmann l'accusatore di Ratzinger nello scandalo pedofilia
Il papa emerito Benedetto XVI (Getty Images).

Le foto del prete pedofilo su Internet nel 2006: com’è nato il caso

Come ricostruito dal New York Times nel 2010, tutto cominciò nel 2006 quando Wilfried Fesselmann raccontò di essersi imbattuto in alcune foto su Internet del prete che lo aveva violentato in compagnia di altri bambini in Baviera, dall’altra parte del Paese. La Chiesa lo aveva infatti trasferito a Monaco nel 1980, decisione che richiedeva – scrive sempre il Nyt – l’approvazione dell’allora cardinal Ratzinger. Sempre a Monaco il prete seguì una terapia ma gli fu comunque permesso di riprendere quasi subito la vita pastorale. Così fu deciso, secondo la ricostruzione del quotidiano, dall’allora braccio destro di Ratzinger che a sua volta inviò al cardinale un promemoria sulla riassegnazione. Peter H. continuò così a frequentare bambini e ragazzi fino al 2010, quando a scandalo già scoppiato fu formalmente sospeso. La Chiesa tedesca riconobbe allora di aver commesso errori nella gestione del caso.

Le accuse di estorsione nel 2008 poi archiviate dalla procura di Traunstein

Furono proprio quelle foto sul web a spingere Fesselmann a fare qualcosa. Cercò di contattare il suo aguzzino. Nelle mail non firmate inviate a padre Peter H., Fesselmann minacciava di rendere pubblici gli abusi subiti e chiedeva il risarcimento per le vittime. A rispondere però furono le autorità della diocesi di Monaco che chiesero le sue generalità complete. Fesselmann non rispose e il 24 aprile 2008 sei uomini bussarono alla sua porta: due agenti di polizia bavaresi, due agenti di polizia di Essen, un funzionario cittadino e un rappresentante della Chiesa. La procura di Traunstein, città bavarese dove è cresciuto Ratzinger, aveva iscritto Fesselmann nel registro degli indagati con l’accusa di estorsione. Il caso fu archiviato tre settimane dopo perché, come si legge nella lettera inviata dai pm, «l’indagato non aveva alcuna intenzione di chiedere soldi, ma intendeva ottenere prove degli abusi subiti». Sentita dal Nyt, la procura spiegò anche che essendo «i possibili reati sessuali chiaramente oltre i termini di prescrizione, non era stato avviato alcun procedimento investigativo contro il sacerdote». Quanto al prete pedofilo, nel maggio 2008 venne sollevato dall’incarico nella città di Garching an der Alz e successivamente trasferito a Bad Tölz, a condizione che non lavorasse più con i bambini. Venne sospeso solo a marzo 2010, tre giorni dopo che il suo caso era diventato pubblico, dopo che erano emersi nuovi casi di abusi a suo carico e dopo che i media avevano scoperto che era ancora a contatto con minorenni.

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Wilfried Fesselmann nel 2011 (Getty Images).

Gli attacchi di panico e il silenzio colpevole della famiglia

Fesselmann, oggi padre di tre figli e scrittore, ha sofferto di attacchi di panico causati dal trauma subito in gioventù. Raccontò che dopo aver denunciato gli abusi, venne aggredito dagli amici del gruppo giovanile della parrocchia che lo accusarono di essere il responsabile del trasferimento del giovane cappellano a Monaco. I genitori di Fesselmann non denunciarono mail le violenze come invece fecero altre famiglie. Anzi la madre sul letto di morte gli chiese addirittura «di dimenticare l’intera faccenda e di non fare nulla». Una richiesta ignorata visto che oggi è proprio Fesselmann a essere il principale accusatore del papa emerito.