Rai, i nomi che ballano in attesa del nuovo assetto politico

Marco Zini
14/11/2022

Il meloniano di ferro Giampaolo Rossi sarà il direttore generale Rai: provano restare attaccati alla poltrona Marzullo, Di Mare, De Santis ma soprattutto Di Bella. Mentre Pardo, D'Amico e Fagnani fanno flop negli ascolti e tiene banco il caso Montesano. Così Fratelli d'Italia prepara il repulisti a viale Mazzini.

Rai, i nomi che ballano in attesa del nuovo assetto politico

Alla Rai, tra una molestia del pomeriggio e una maglietta della X Mas indossata da un attore in declino durante un programma che non brilla più in ascolti come le stelle a cui vorrebbe ispirarsi, i temi veri (la ciccia, come si direbbe con gergo colorito) stanno sempre ai piani alti. Ovvero nella governance dell’azienda. Dove, complici l’addio di Mario Draghi e l’arrivo di Giorgia Meloni, una vecchia sgrammaticatura dell’attuale gestione – l’assenza di rappresentanti di Fratelli d’Italia dal consiglio d’amministrazione – è diventata una macroscopico problema. Può il partito di gran lunga più votato d’Italia non avere nessuno che ne incarna le istanze ai piani alti di viale Mazzini? Ovviamente no, visto che da sempre la tivù pubblica è lo specchio fedele che riflette ciò che avviene nei palazzi della politica. Il risultato di questa incongruenza è dunque facilmente prevedibile: la paralisi. Amministratore delegato e presidente, ossia Carlo Fuortes e Marinella Soldi, sono in attesa di capire cosa riserva loro il futuro. Dirigenti, giornalisti e teledivi che prima si muovevano con circospezione nei corridoi dell’azienda hanno rialzato la testa. E nell’attesa che Giorgia muova un sopracciglio, fanno e disfano organigrammi che dovrebbero segnare il nuovo ordine catodico.

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Carlo Fuortes.

Lotte intestine tra dirigenti per avere nuovi (e se possibili migliori) posti al sole

Intanto però, siccome c’è l’ordinaria amministrazione che non si ferma, si fanno i conti con la dura realtà: il sorpasso di Mediaset negli ascolti, la pessima partenza del nuovo piano industriale per generi (voluto, è giusto ricordarlo, dal precedente ad Fabrizio Salini) che sta creando conflitti e confusione, le lotte intestine tra dirigenti per avere nuovi e se possibili migliori posti al sole. Il cattivo andamento o in alcuni casi il flop di alcuni nuovi programmi come Che c’è di nuovo? di Ilaria D’Amico e Ti sembra normale? di Pierluigi Pardo. Per non parlare dell’incerta partenza di Belve, le interviste di Francesca Fagnani la cui risonanza mediatica purtroppo non si è per il momento tradotta in ascolti all’altezza. Il tutto condito da episodi dove la polemica, dentro e fuori l’azienda, la fa da padrone. Oggi è la maglietta della X Mas indossata dal ballerino Enrico Montesano, ieri la rivolta del Tg1 per la collocazione mattutina del programma di Fiorello, colpevole di togliere spazio ai programmi giornalistici della prima parte di giornata e costretto in extremis a traslocare su RaiDue.

Ballando con le stelle, Enrico Montesano alle prove con la maglia della X Mas. Il tweet di Selvaggia Lucarelli.
Il retro della t-shirt.

La scelta contestata di nominare l’uomo di fiducia di Laura Boldrini

In tutto questo, la dirigenza fa ammuina, continuando a raccontare una Rai che nella realtà esiste sempre meno. La presidente Soldi si dà un gran da fare per patrocinare video da inserire nel sito aziendale Rai Place con l’intento di promuovere la parità di genere quando le donne dirigenti contano su una percentuale bassissima. In più ha creato una nuova direzione fin dal nome poco comprensibile, Rai per la Sostenibilità-Esg, di cui sfugge il ruolo tranne quello di colui che la dirige, Roberto Natale, ex portavoce e uomo di fiducia di Laura Boldrini. Ovvio che a viale Mazzini si maligni sul fatto che nominare un dirigente vicino all’ex presidente della Camera le cui posizioni su immigrazione e sbarchi sono all’opposto di quelle degli attuali governanti non sia stata una scelta felice.

Il “merito” tanto sbandierato verrà come al solito umiliato dalla politica

In tutto questo si attendono le mosse di Palazzo Chigi. Confidando in una svolta in quella che Mario Draghi regnante doveva essere la Rai dei Migliori e invece è rimasta la Rai di sempre, cioè un’azienda con grandissime potenzialità ma amministrata da persone legata a filo doppio alla politica e al sistema di potere del momento. Dove, inutile dirlo, il merito tanto sbandierato (lo ha fatto anche Meloni nel suo discorso di insediamento) diventa alla fine argomento buono solo per convegni e interviste, per poi essere totalmente disatteso e umiliato nella pratica. Al momento però il governo sembra preso da altre priorità, sbarchi e bollette, e la Rai è passata in secondo piano. Qualcosa di cui ci si dovrà necessariamente occupare (si parla per esempio di un primo intervento con la nomina del meloniano di stretta osservanza Giampaolo Rossi a direttore generale) ma solo dopo che verrà messa una pezza a ben più importanti questioni. È in questa fase di stallo, di guerra non guerreggiata, di limbo diffuso in attesa di decisioni dirimenti, che si tentano di consolidare vecchie rendite di posizione minacciate dall’incombente nuovo ordine e in qualche caso dall’usura del tempo. Così figure destinate all’uscita di scena dopo anni di riflettori accesi provano a garantirsi un surplus di carriera.

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Il meloniano Giampaolo Rossi.

Chi non vuole mollare l’osso: da Marzullo a Di Bella

È il caso di Luigi Marzullo detto Gigi, nato ad Avellino nel luglio di 69 anni fa. Di stretta osservanza demitiana, buon amico di tutti, è uscito dalla porta per poi rientrare subito dalla finestra. Poteva la Rai fare a meno delle sue ormai celebri domande: «La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere?». Sicuramente nel suo caso la pensione non è bastata per smettere di lavorare con tanto di adeguata integrazione economica. E a mezzanotte e dintorni, più inossidabile che mai, lo si trova ancora in video. Così è anche per Franco Di Mare, l’ex conduttore ed ex direttore di RaiTre finito nel mirino di Striscia la notizia per presunte molestie a una collega di lavoro: in pensione dal 28 luglio, è di nuovo in servizio da inizio settembre con il programma Frontiere, in onda ogni sabato pomeriggio sulla terza rete con una media di ascolti che oscilla tra il 4 e il 5 per cento. Da Di Mare, ex Unità nominato in quota pentastellata tendenza Spadafora, a Teresa De Santis, ex direttrice di RaiUno in quota Lega dopo un passato anche al Manifesto, che prolungherà la sua presidenza di Raicom almeno fino ad aprile – per approvazione di bilancio – pur avendo compiuto gli anni necessari alla pensione il 15 ottobre scorso. Ma il caso più spinoso è quello di Antonio Di Bella, in pochi mesi passato dalla direzione Day time a quella degli Approfondimenti. Sue le idee non brillanti dei programmi di Pierluigi Diaco, Mia Ceran, Pardo. Sua la gestione non fortunata, per motivi diversi, di D’Amico, Marco Damilano e Bianca Berlinguer. Figlio d’arte, il 16 marzo prossimo sarà il suo ultimo giorno in Rai dopo 45 anni di onorata carriera, ma ha già strappato all’ad Fuortes l’impegno a restare. Anche lui, come molti altri, con l’assegno pensionistico e il gettone extra di viale Mazzini.

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Gigi Marzullo. (Getty)