Qatar 2022, cosa c’è dietro i flop di Germania e Argentina (e Belgio)

Giuseppe Fontana
25/11/2022

Dopo la prima giornata del Mondiale, sono tre le squadre delusione. L'Argentina che pecca di superbia, la Germania senza un adeguato ricambio generazionale e il Belgio spento, ma vincente. Viaggio nel momento opaco delle tre nazionali. Già chiamate alla gara del riscatto, per non compromettere la qualificazione.

Qatar 2022, cosa c’è dietro i flop di Germania e Argentina (e Belgio)

La prima giornata del Mondiale 2022 in Qatar è andata in archivio e ha già regalato sorprese e spunti di riflessione dal lato tecnico-tattico. Tra goleade e incredibili rimonte, non sono mancate le critiche per chi ha steccato l’esordio. Tra questi ci sono soprattutto tre nazionali, Argentina, Germania e Belgio, nonostante quest’ultimo abbia vinto. Sono loro i tre grandi flop della prima giornata della manifestazione. Al netto della sfortuna, tra pali, traverse e gol annullati per pochi centimetri, le componenti da analizzare sono diverse e le cause tutt’altro che da sottovalutare.

Argentina sprecona e superba: le cause della sconfitta contro l’Arabia Saudita

La caduta degli dei è partita con l’Argentina di Leo Messi. La nazionale sudamericana ha aperto il torneo con un tonfo clamoroso, arrivato in rimonta, contro una Arabia Saudita che, sulla carta, avrebbe dovuto subire un ko, se non addirittura una goleada. A dirlo è soprattutto il ranking Fifa: albiceleste al terzo posto, gli arabi addirittura fuori dalla Top50, in 51esima posizione. Eppure l’Arabia guidata dal Re d’Africa Hervé Renard ha sovvertito i pronostici e vinto 2-1, ribaltando con i gol di Al Shehri prima e Al Dawasari poi la rete iniziale firmata dal più atteso del match, Lionel Messi, su rigore.

Qatar 2022, i tre flop della prima giornata. I peggiori dopo i primi 90 minuti (più recupero) sono Argentina, Germania e Belgio
La delusione di Messi dopo il gol del 2-1 dell’Arabia Saudita (Getty)

I possibili motivi: superbia e frenesia

Ecco, Messi. L’Argentina ha costruito ancora una volta l’intera nazionale intorno al suo calciatore più forte e prestigioso, con un atteggiamento tattico spregiudicato quasi senza motivo. E così l’attacco praticamente a quattro scelto dal ct Lionel Scaloni, con Messi supportato da Lautaro Martinez, Di Maria e il Papu Gomez, si è specchiato nel suo stesso talento. Ed è stato imbrigliato dall’aggressività di un’Arabia Saudita in grado di mandare gli avversari sette volte in fuorigioco nel solo primo tempo, con tre gol annullati per offside, uno al centimetro dal Var. Come se non bastasse, l’Argentina è rientrata in campo con l’atteggiamento di chi è sicura di vincere, restando basita dopo il pareggio, spiazzata dopo il gol del 2-1 arabo. E tutto quel talento in campo non è bastato più, schiacciato da un altro grande nemico: la fretta. L’implacabile scorrere del tempo ha fatto saltare i nervi al pensiero di una figuraccia, poi concretizzatasi al triplice fischio.

Germania, no 9 no party: crollo con il Giappone

Il secondo incredibile ko è quello della Germania. Un’altra partita che sembrava scritta, stavolta con un Giappone quasi rassegnato, inserito in un girone di ferro con i tedeschi e la Spagna (oltre alla più abbordabile Costa Rica), e nettamente sfavorito alla vigilia. Ebbene, altro 1-2. Gundogan su rigore nel primo tempo, come Messi dal dischetto per l’Argentina, ha portato in vantaggio la squadra favorita. La rimonta si è concretizzata nell’ultimo quarto d’ora di partita, con i gol di Doan e Asano. E così una giornata cominciata con gli occhi di tutto il mondo puntati addosso per la protesta contro la Fifa, con la mano a coprire la bocca a mimare un bavaglio, si è chiusa con l’incredibile delusione di una sconfitta inaspettata.

Qatar 2022, i tre flop della prima giornata. I peggiori dopo i primi 90 minuti (più recupero) sono Argentina, Germania e Belgio
Parte male la Germania: Kai Havertz incredulo dopo il gol del vantaggio giapponese (Getty)

I possibili motivi: ricambio generazionale e assenza di un centravanti

Nell’analisi dei motivi del crollo tedesco, un primo tassello lo mostra il ranking. La Germania si presenta in Qatar addirittura fuori dalla top 10 Fifa, in 11esima posizione, mentre il Giappone, in linea con il suo percorso canonico, è al 24esimo. Appena 8 anni fa, nel 2014, la Germania si è laureata campione del mondo in Brasile. Poi un crollo verticale, soprattutto a causa di un ciclo finito e un ricambio generazionale mai veramente arrivato. Ciò che manca è soprattutto un centravanti. Troppo presto per il 18enne Moukoko, che di prospettiva ne ha molta, per prendersi sulle spalle il destino di un’intera nazione. La maglia numero 9 è stata affidata così al 29enne Niclas Fullkrug, che di gol in Bundesliga ne ha fatti tanti (10 in 14 partite) con la maglia del Werder Brema ma che l’anno scorso era in 2.Bundesliga, la serie B tedesca, e di presenze in nazionale ne ha appena due, la prima in gare ufficiali proprio al Mondiale. Insomma, non esattamente il trascinatore in grado di sfruttare gli assist dei talentuosi compagni intorno, almeno sulla carta. Tanto che da falso nove ha giocato, male, Kai Havertz, che di mestiere fa il trequartista e si è visto. Volenterosi, tutti, ma bocciati alla prima. E l’incubo dell’eliminazione al rigore per il secondo Mondiale di fila adesso è concreto.

Belgio, tanto fumo e poco arrosto

Chi ha deluso, pur vincendo, è il Belgio. Sulla carta è la seconda nazionale in classifica nel ranking Fifa e ormai da anni si parla dei Diavoli rossi come di possibile sorpresa in manifestazioni internazionali. E invece nulla: né Mondiali, né Europei, né Nations League. Orfano di un Romelu Lukaku ancora da recuperare fisicamente, il Belgio ha vinto 1-0 contro un Canada in grado di sprecare un rigore con il suo calciatore migliore, Alphonso Davies, e che è sempre stato pericoloso. Dall’altra parte, ai belgi guidati da Roberto Martinez è bastato il gol in ripartenza di Michy Batshuayi, oltre agli sprechi dei canadesi, che hanno tirato in porta quattro volte, contro le tre dei vincitori, e ai disastri dell’arbitro Sikazwe, che il Canada ha criticato pesantemente. Una vittoria è una vittoria, vale tre punti e in questo caso il primo posto del girone, ma dal Belgio ci si aspettava di più.

Qatar 2022, i tre flop della prima giornata. I peggiori dopo i primi 90 minuti (più recupero) sono Argentina, Germania e Belgio
Kevin De Bruyne e il ct del Belgio Roberto Martinez (Getty)

I possibili motivi: generazione d’oro mai sbocciata?

La delusione degli sportivi intorno al Belgio è tanta. Se da tempo si parla di generazione d’oro, con i vari De Bruyne, Hazard, Lukaku, perché la nazionale di Martinez gioca male, sembra spenta e, soprattutto, non vince mai quando conta? Per i belgi si tratta, di fatto, dell’ultima chance ma forse la tanta pressione da predestinati è stata controproducente per tutto l’arco di un ciclo che appare ormai concluso da tempo. Eden Hazard è ben lontano dal fenomeno del 2018 e lui stesso ha ammesso che non tornerà più a quel livello. Con Lukaku ai box, a rischio serio di disputare una manciata di minuti, resta un unico vero fenomeno in questa squadra, Kevin De Bruyne. Forse è il centrocampista più forte d’Europa, se non del mondo, eppure neanche lui ha brillato contro il Canada. E quando si spegne la sua luce, il Belgio diventa una squadra modesta e senza spunti: questo può essere il reale motivo di una gara deludente.