Walk of shame

Guido Mariani
13/11/2021

Non c'entra il sessismo, ma la deriva complottista di alcune stelle di Hollywood. Da Caviezel in versione millenarista a Jon Voigt apocalittico e James Wood anti-Soros, fino a Steven Seagal amico di Putin e Maduro.

Walk of shame

«Dobbiamo lottare per l’autentica libertà…e con lo Spirito Santo come scudo e Cristo come spada ci uniremo a San Michele e tutti gli angeli nel difendere Dio e mandare Lucifero e i suoi accoliti nell’inferno a cui appartengono. Siamo diretti nella tempesta di tutte le tempeste». A declamare questo sermone millenarista è stato lo scorso 25 ottobre Jim Caviezel, l’attore che molti si ricorderanno come protagonista di due film di culto La sottile linea rossa di Terrence Malick del 1998 e La passione di Cristo di Mel Gibson del 2004. Caviezel, che oggi ha 53 anni, non stava, a quanto possiamo sapere, recitando una parte. Era uno dei più autorevoli partecipanti alla convention The Patriot Double Down, svoltasi a Las Vegas presso l’Ahern Hotel di proprietà di un noto imprenditore finanziatore di Donald Trump, Don Ahern.

Il raduno di Las Vegas tra cospirazionisti, fanatici religiosi, Alt Right e QAnon

Il raduno è uno dei sempre più numerosi appuntamenti (quasi tutti a pagamento) che negli Stati Uniti vedono raccogliersi la variopinta galassia di un movimento composto da cospirazionisti, cristiani evangelici fanatici, politici di estrema destra e seguaci di QAnon, la setta informatica sorta per smascherare una fantomatica cospirazione satanista che vede Trump come l’uomo della provvidenza ed è alla base dell’assalto a Capitol Hill dello scorso 6 gennaio.

Caviezel cita la Bibbia, Braveheart e Ronald Reagan

Che Jim Caviezel sia salito sul palco a perorare questa causa tanto strampalata quanto pericolosa ha stupito anche alcuni suoi colleghi. L’attore, che nel suo discorso ha citato la Bibbia, Braveheart e Ronald Reagan, ma anche gli slogan del movimento QAnon, già da tempo aveva aderito a movimenti di cristiani conservatori, tuttavia mai con questa furia estremista. Kirk Acevedo che recitò con Caviezel ne La sottile linea rossa ha scritto su Twitter: «Ma siamo così diversi dopo tutti questi anni? Andavamo a correre insieme, giocavamo a basket, abbiamo lavorato insieme al cinema e alla TV. Oggi io sarei un seguace dell’esercito di Lucifero? Le tue parole sono pericolose e piene di odio. Che ti è successo amico mio? ». Non sappiamo se ci sia anche un risvolto commerciale e non solo ideologico, ma a quanto hanno riferito i media locali i biglietti per partecipare alla manifestazione erano tutti esauriti e partivano da 600 dollari a persona.

Randy Quaid e il trumpismo ossessivo

Caviezel comunque non è l’unico attore di Hollywood che negli ultimi anni si è trovato a sposare idee estremiste o a frequentare ambienti politici imbarazzanti. Il più invasato di tutti è Randy Quaid, fratello del più affermato Dennis, che ha una lunghissima carriera come caratterista iniziata con L’Ultimo Spettacolo di Peter Bogdanovich. Dal 2010 l’attore, che nel suo curriculum ha anche una nomination all’Oscar, ha avuto problemi con la giustizia tanto da richiedere lo status di rifugiato in Canada sostenendo di essere sulla lista nera di un fantomatico gruppo che sta uccidendo alcune star di Hollywood e di rischiare di fare la fine di David Carradine e Heath Ledger. Quaid, dopo un breve periodo in un carcere del Vermont, si è messo a tuonare in Rete contro il mondo di Hollywood che lo avrebbe derubato di milioni di dollari e dal 2016 è diventato un seguace fanatico di Donald Trump. Alienatosi da familiari e amici, ha inondato Twitter e Youtube di messaggi e video sempre più deliranti (in uno, subito rimosso, faceva sesso con la moglie che indossava una maschera di Rupert Murdoch). Dopo la vittoria di Biden ha ovviamente sostenuto la teoria che l’elezione fosse frutto di una frode e lo stesso Trump, nelle sue ultime settimane in carica da Presidente, lo ha ringraziato riprendendo i suoi tweet e diffondendoli con l’account presidenziale.

La crociata contro Soros di James Woods 

Nel novero degli attori ormai votati alla cospirazione si registra anche il nome di James Woods lanciato da Oliver Stone in Salvador, ma celebre anche per film come C’era una volta in America, Videodrome e Casino. Diventato, a suo dire, repubblicano dopo il processo di impeachment a Bill Clinton, Woods negli ultimi anni ha utilizzato i social come piattaforma per diffondere teorie del complotto e insulti alle figure più odiate dai cospirazionisti nel web. Uno di questi è il finanziere George Soros, secondo l’attore un «satanista» e un ex collaborazionista dei nazisti nella natia Ungheria ai tempi della guerra. Completano il quadro insulti omofobi al conduttore della Cnn Anderson Cooper e, ovviamente, la vicinanza a Donald Trump di cui si è definito un «fedelissimo». «Ama l’America più di ogni presidente che io abbia visto», ha detto Woods di Trump, «è l’ultima difesa contro quella cloaca chiamata Washington».

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I sermoni apocalittici di Jon Voight 

È d’accordo con lui un altro volto noto del cinema, Jon Voight (protagonista di L’uomo da marciapiede, Un tranquillo weekend di paura, Oscar per Tornando a casa). Padre di Angelina Jolie e militante repubblicano da sempre, dopo le elezioni presidenziali del 2020 è stato uno dei più aperti sostenitori della teoria della truffa elettorale. La lotta per reintegrare Trump alla Casa Bianca, ha sostenuto in un video, è uno scontro dei «giusti contro Satana», «la battaglia più importante dai tempi della guerra civile». Intanto ha recitato nel film antiaborista Roe v. Wade e in una biografia agiografica dedicata al presidente Reagan.

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La Bromance tra Steven Seagal e Vladimir Putin

Ma il paladino dei divi del cinema diventati filo-sovranisti è Steven Seagal eroe di film d’azione degli Anni 90. Seagal che da anni è ormai relegato a produzioni di serie B, è diventato una sorta di ambasciatore non ufficiale di Vladimir Putin. Il presidente e il divo si conobbero qualche anno fa quando, tramite un’organizzazione chiamata Doors to Hollywood che porta le star del cinema in Russia, Seagal si esibì con la sua band (sì è anche leader di un gruppo rock blues) al Cremlino. Tra l’uomo forte della Russia e l’action-hero è nata quella che gli americani definiscono una “bromance”, un’amicizia fraterna, che ha trasformato l’attore in un megafono della politica estera russa soprattutto su questioni delicate come l’invasione della Crimea. Putin ha ricompensato Seagal concedendogli la cittadinanza russa e quest’anno il divo si è iscritto al partito pro-Cremlino Una Russia giusta. Patrioti per la verità. Seagal è poi stato visto accanto ad altri autocrati o aspiranti tali come il presidente delle filippine Rodrigo Duterte, sotto indagine per crimini contro l’umanità, o il venezuelano Nicolas Maduro a cui lo scorso maggio l’attore cintura nera di Aikido ha regalato a Caracas, nei saloni del palazzo presidenziale, una katana giapponese. Si potrebbe a questo punto aggiornare una celebre battuta di Woody Allen: «La vita non imita l’arte, imita i cattivi film d’azione».