Johnson come Berlusconi: storia di un accostamento non casuale

Matteo Innocenti
29/08/2022

Secondo il tory Rory Stewart, Johnson spera di «fare un ritorno populista alla Berlusconi». In effetti le similitudini tra i due non mancano. Senza dimenticare l’intervista fatta da BoJo a Silvio nel 2003 per The Spectator.

Johnson come Berlusconi: storia di un accostamento non casuale

Secondo l’ex ministro britannico Rory Stewart, il premier dimissionario Boris Johnson nutre la speranza di «fare un ritorno populista alla Berlusconi». Lo ha detto in un’intervista concessa al Guardian, aggiungendo che il pensiero di BoJo è supportato dal fatto che esistono effettivamente «persone che vogliono che torni». Non è la prima volta che il tory Stewart, in passato segretario di Stato per lo sviluppo internazionale, accosta il primo ministro uscente al leader di Forza Italia. Era già successo circa tre mesi fa, quando alla luce dei numerosi scandali a cui era stato associato mentre era in carica (su tutti il Partygate), aveva detto che stava facendo apparire il Paese «come l’Italia di Berlusconi».

Boris Johnson spera di «fare un ritorno populista alla Berlusconi». In effetti le similitudini tra i due non mancano.
Boris Johnson (Peter Nicholls – WPA Pool/Getty Images)

Johnson-Berlusconi, nel 2003 il fatidico incontro

Nel corso dell’intervista al Guardian, Stewart ha paragonato Johnson non solo a Berlusconi, ma anche a Imran Khan, ovvero il primo premier del Pakistan a essere stato rimosso dall’incarico con un voto di sfiducia. Ma è ovvio che sia il paragone Silvio-Boris a “stuzzicare” di più. E a questo punto è doveroso un bel salto indietro, di 19 anni.

Prima di intraprendere la carriera politica, Boris Johnson ha lavorato a lungo come giornalista, per prestigiose testate britanniche. E ha continuato a farlo anche dopo essere stato eletto per la prima volta in parlamento. Nell’estate del 2003 intervistò (insieme a Nicholas Farrell) proprio Berlusconi per il settimanale The Spectator: l’incontro con il Cavaliere, da giugno 2001 presidente del Consiglio dei ministri, avvenne nella villa di Porto Rotondo. E non lasciò certo BoJo indifferente. Tutt’altro: il futuro premier britannico rimase affascinato dal politico italiano, che lo ricevette indossando «una specie di pigiama bianco, trasparente», al punto tale che l’intervista uscì poi con il titolo: «Forza Berlusconi». Che sia nato quel giorno, in Sardegna, il Boris Johnson capace di diventare prima sindaco di Londra e poi premier britannico? Lo credono in molti.

Boris Johnson spera di «fare un ritorno populista alla Berlusconi». In effetti le similitudini tra i due non mancano.
L’intervista a Berlusconi sul sito dello Spectator.

BoJo come The Donald? La reale affinità è con Silvio

I critici di Johnson lo hanno spesso paragonato a Donald Trump: l’accostamento nasce da questioni tricologiche, ma secondo molti esperti quello più indovinato è con Berlusconi. Lo pensa ad esempio Jeremy Cliffe, che sul The New Statesman ha accostato i quattro mandati del Cavaliere alla permanenza di BoJo a Downing Street. Così come Berlusconi «ha sostituito l’apparenza all’azione», lo stesso ha fatto Johnson. Tutto questo mentre in Italia e nel Regno Unito, «tra luridi intrighi di palazzo, le norme politiche sono state erose, i problemi sono stati ignorati e il Paese ha ristagnato». Nel 2019, un editoriale del Guardian sottolineava come il premier stesse “berlusconizzando” la Gran Bretagna. Un recente articolo dello Spectator (proprio lui…) ha accostato il Partygate di Johnson in tempo di Covid ai celeberrimi bunga-bunga di Berlusconi. E, più in generale, gli ultimi mesi dei rispettivi governi: «Era assolutamente chiaro che Berlusconi dovesse andarsene, era solo questione di tempo. Ma ci sono voluti altri tre anni. Ed è stata la crisi dell’euro a farlo saltare». Così come il fondatore di Forza Italia allontanava lo spettro della recessione osservando che i ristoranti erano ancora pieni, anche il leader dei Tory ha più volte tentato di negare l’evidenza. Nascondendo spesso la polvere sotto al tappeto.

Secondo un’analisi della London School of Economics and Political Science, entrambi hanno governato in periodi di crisi: da una parte la Brexit, dall’altra Tangentopoli. Dal punto di vista elettorale, Johnson e Berlusconi hanno creato, a volte facendo forza sulla propria personalità ingombrante, coalizioni elettorali improbabili. Per quanto riguarda la politica, entrambi hanno mixato posizioni di centrodestra e grandi progetti di spesa, con una certa ossessione per ponti irrealizzabili. Se da una parte Berlusconi è tornato a parlare del ponte sullo Stretto di Messina, a un certo punto Johnson sarebbe arrivato a commissionare gli studi di fattibilità su un collegamento fra la Scozia e l’Irlanda del Nord, lungo 45 chilometri.

Johnson guarda già oltre alla corsa per la sua successione

«Dobbiamo ricordare alle persone perché se n’è andato. Sarebbe dovuto andare via molto, molto prima. Quello che ha fatto è stato decisamente vergognoso e pericoloso», ha detto Stewart, secondo cui l’ex premier potrebbe cercare di emulare Winston Churchill, che tornò a Downing Street nel 1951 dopo aver perso le elezioni nel 1945. Anche se felice di vedere premier Liz Truss piuttosto che Rishi Sunak, spiega il politico tory, «vorrà disperatamente tornare a essere primo ministro. E, finché ci sarà anche una minima possibilità che accada, farà tutto il possibile».