Poison Garden, l’orto del Regno Unito dove si coltivano piante velenose

Fabrizio Grasso
05/08/2022

Il Poison Garden nel Northumberland inglese è il giardino più letale al mondo. Qui si coltivano le 100 piante più tossiche e narcotiche del Pianeta. Ed è aperto al pubblico.

Poison Garden, l’orto del Regno Unito dove si coltivano piante velenose

Dimenticate primule, rose e tulipani. Nel Regno Unito è possibile visitare il Poison Garden, l’orto botanico con 100 fra le specie vegetali più letali e velenose del Pianeta. Nel Northumberland inglese, infatti, è aperto al pubblico un giardino talmente pericoloso da richiedere un briefing sulla sicurezza prima dell’ingresso. Non è infatti possibile toccare, assaggiare o annusare nulla per via delle esalazioni tossiche delle piante che, in alcuni casi, hanno causato svenimento nei visitatori. «Molte di esse crescono spontaneamente in Gran Bretagna e sono anche molto facili da coltivare», spiegano gli esperti. Il prezzo del biglietto giornaliero è di 30 sterline (circa 35 euro).

Dal ricino al maggiociondolo, quali sono le piante velenose del Poison Garden

«Queste piante possono uccidere», recitano i cartelli all’ingresso. E a ragion veduta. Il Poison Garden ospita, fra le altre, il ricino, celebre per il suo olio ma anche per essere la specie più velenose al mondo. Passeggiando è possibile imbattersi anche nel monaco o peste di lupo, che contiene nelle proprie foglie aconitina e altre neurotossine. E poi c’è il maggiociondolo, il secondo albero più letale del Regno Unito dopo il tasso. «È così velenoso che se un cane dovesse raccoglierne un ramo caduto da diversi mesi, probabilmente morirebbe prima di lasciarlo andare», ha detto alla Bbc Dean Smith, guida del Poison Garden. Eppure molte persone lo possiedono anche dentro casa, estasiate dalla bellezza dei suoi fiori ma ignare della citisina contenuta nelle foglie.

Impossibile non citare anche i rododendri, arbusti sempreverdi che se ingeriti possono portare alla morte. Le loro foglie infatti contengono grayanotossina, capace di attaccare in pochi istanti il sistema nervoso di chi ne assume anche piccole quantità. «È molto difficile deglutirle, però, per via del loro sapore disgustoso», ha proseguito Smith. Queste piante sono inoltre nocive anche per l’ambiente circostante. Le loro radici possono avvelenare il terreno, facendo sì che possano prosperare solo altri loro simili. Vittime anche le api il cui miele, se estratto dal polline di rododendro, assume un colore rosso e proprietà allucinogene. Il Poison Garden ospita anche l’alloro ciliegio o alloro inglese, fra le specie più pericolose. Se tagliato o lacerato, rilascia infatti gas cianuro che può uccidere in poco tempo se ci si trova in ambienti piccoli e chiusi. «In auto, non faresti in tempo a tornare a casa», ha detto Smith.

Le precauzioni degli esperti e il programma di educazione antidroga

I numerosi pericoli che si nascondono in ogni aiuola richiedono continua attenzione. Per questo il personale deve seguire rigidi protocolli di sicurezza. «Alcune specie permettono di avvicinarsi senza indossare protezioni, come la panace», ha detto Robert Ternent, capo giardiniere. Diverso il caso, per esempio, dell’elleboro o rosa di Natale. La sua radice contiene una cardiotossina in grado di fermare il cuore, mentre la linfa è fortemente irritante per la pelle. «Ecco perché per maneggiarla sono fondamentali i guanti». Molti veleni hanno anche funzioni curative. Il tasso porta vantaggi nella cura del cancro al seno, mentre la pervinca è ingrediente fulcro di alcuni medicinali.

Nel Regno Unito si trova il Poison Garden, il giardino più letale al mondo. Qui si coltivano le 100 piante più velenose del pianeta.
I cancelli di ingresso del Poison Garden, nel Regno Unito (Facebook)

Non sorprende, infine, che il Poison Garden ricopra anche un ruolo importante nell’educazione contro le droghe. «Il giardino coltiva l’Abc degli stupefacenti», ha concluso alla Bbc Smith. «Ci sono infatti cannabis, papaveri da oppio e cathua edulis, nota anche come khat». Nel corso dell’anno, diversi eventi tendono a sensibilizzare la gente sull’utilizzo di tali piante, cercando di prevenirne i danni e limitarne l’uso.