Po: un carro armato della Seconda guerra mondiale emerge dalla secca del fiume

Redazione
28/03/2022

Abbandonato dai nazisti durante le operazioni di ritirata, era stato fotografato da un aereo inglese. Nessuno tuttavia ne aveva più avuto notizia.

Po: un carro armato della Seconda guerra mondiale emerge dalla secca del fiume

La secca del Po preoccupa, è una delle più gravi degli ultimi tempi. L’abbassamento del livello delle acque è evidente, al punto che in alcune zone sono tornati in superficie oggetti di ogni tipo, a lungo sommersi in fondo al fiume. Tra questi anche diversi mezzi militari risalenti alla Seconda guerra mondiale. Ad esempio, un’imbarcazione rinvenuta nella zona tra Pomponesco, nei pressi di Mantova, e Gualtieri, che rientra nella provincia di Reggio Emilia. Secondo gli storici sarebbe stata affondata nel 1945. Sempre intorno alla città virigiliana, precisamente a Sermide, è stato trovato un carro armato abbandonato ancora dai tedeschi durante le operazioni di ritirata. E se le scoperte sono un chiaro segno di una situazione difficile, c’è anche chi prova a guardare il lato positivo della storia. «Il direttore del museo della Seconda guerra mondiale del fiume Po, Simone Guidorzi, ha parlato di un’opportunità praticamente unica, per recuperare alcuni pezzi storici».

La storia del carro armato ritrovato grazie alla secca del Po

Il tank, un semicingolato tedesco, sarebbe finito nel fiume il 23 aprile 1945, sacrificato dall’esercito teutonico per evitare arrivasse in mano americana. Una storia nota grazie a una foto dell’epoca scattata da un aereo inglese, che testimoniava l’abbandono. Ma mai surrogata dal ritrovamento del mezzo, che nonostante le molte ricerche, non era venuto a galla. A riuscire nell’intento Samuele Bernini, volontario del museo, che grazie alla secca del fiume ha visto spuntare delle lamiere, attorno a cui ha cominciato a scavare.

È venuto fuori un semicingolato, modello Sd.Kfz.11 dal peso di circa sette tonnellate. «Per estrarlo complessivamente ci sono voluti due giorni di lavoro», ha detto il direttore Guidorzi. Che è poi sceso nel dettaglio: «Abbiamo iniziato con dei badili, poi sono serviti gli escavatori. I tedeschi nell’area hanno abbandonato diversi mezzi. Molti sono stati recuperati, questo, però, era finito in acque profonde. Adesso verrà esposto al museo».