Fashion plogger

Barbara Massaro
05/02/2022

È lo sport del momento. Consiste nel correre mentre si raccolgono i rifiuti abbandonati per strada da concittadini incivili. Unisce i benefici del jogging a quelli del fitness, ma esistono anche versioni in bici o in acqua. E l'Italia ha ospitato i campionati mondiali.

Fashion plogger

Unire la passione per lo sport e l’amore per l’ambiente. È la filosofia alla base della pratica del plogging ovvero della corsa all’aria aperta durante la quale si raccolgono i rifiuti abbandonati in giro da cittadini con scarsa coscienza civica. E così il runner ambientalista prova a mettere una pezza e si occupa in prima persona di preservare e tutelare la natura. Esce di casa e oltre a ipod, scarpe da ginnastica e borraccia porta con sè un grande sacco da riempire con la spazzatura che troverà lungo il percorso.

Nato in Svezia, il plogging è ora fenomeno mondiale con tanto di campionati internazionali. Cos'è la corsa alla raccolta dei rifiuti.
I risultati al termine di una sessione di plogging (Twitter)

Cos’è il plogging e da dove nasce

Il plogging è nato in Svezia, per la precisione a Stoccolma. Il termine è frutto della crasi tra i termini «running» e «plocka upp», che nella lingua locale significa «raccogliere». Il pioniere di questa disciplina si chiama Erik Ahlström. Nato e cresciuto in una piccola comunità sciistica nel nord del Paese. Diventato adulto, si è trasferito nel capoluogo svedese, dove ha notato la quantità di rifiuti in giro per la città. Ha così deciso di rimediare, impegnandosi in prima persona a ripulire le zone dove praticava il suo sport preferito, la corsa. Il gesto è diventato presto un’abitudine e, visto l’interesse che la sua attività aveva suscitato in parenti e amici, l’uomo ha deciso di condividere la sue imprese via social. In breve questa originale attività fisica si è diffusa in tutta Europa e negli Stati Uniti, tramite gruppi organizzati che condividono foto, immagini e iniziative sui social network. Emily Wright, una plogger americana intervistata da The Washington Post  ha dichiarato: «Non posso passare accanto a una bottiglia di plastica abbandonata e non raccoglierla. Mi sembra assurdo che esistano persone che non si sentono responsabili dei propri rifiuti».

 

LEGGI ANCHE: Un ospedale di spazzatura

Il Italia il primo campionato mondiale di plogging

Anche in Italia il plogging è diffuso. Il nostro Paese ha addirittura ospitato il primo campionato del mondo di plogging. Al termine della competizione, andata in scena a Torre Pellice, Torino, dall’1 al 4 ottobre scorso, i concorrenti hanno messo insieme complessivamente 795 chili di rifiuti, dopo aver percorso oltre 1.780 chilometri di sentieri, con una media di raccolta di quasi mezzo chilo di rifiuti ogni chilometro. In totale, circa 15 chili di spazzatura per ogni partecipante alla gara. E intanto si moltiplicano le challenge dei plogger che si uniscono sotto l’hashtag #plogging e si sfidano a colpi di spazzatura raccolta e calorie bruciate per strade e sentieri di mezzo mondo. Non solo: gli appassionati segnalano anche punti di particolare criticità ambientale per organizzare corse ad hoc e si scambiano consigli sulle modalità più efficaci per raccogliere i rifiuti, bruciando calorie.

Ragazze che fanno plogging (Getty)

LEGGI ANCHE: La città svedese dei corvi spazzini

Il plogging unisce corsa e fitness, ma anche nuoto e bicicletta

Ai benefici in termini di pulizia, il plogging unisce quelli del fitness visto che, oltre alla corsa, per ogni rifiuto trovato è prevista la raccolta tramite squot  Inoltre c’è da considerare un maggior dispendio calorico determinato dal peso del sacco che si va colmando. In mezz’ora di plogging si bruciano più o meno 300 calorie. Il fenomeno si è esteso al punto da oltrepassare il confine del running. Ora i rifiuti si raccolgono durante le escursioni in bicicletta o mountain bike o nei trekking a cavallo e persino durante uscite in canoa, sup o a nuoto, ritirando plastica e detriti che galleggiano nei mari e nei fiumi. Ovviamente, a fine corsa la spazzatura raccolta viene differenziata e riposta negli appositi contenitori. Sperando di non trovarsi il giorno al punto di partenza.