Plastica, via libera dell’Onu per un trattato mondiale contro l’inquinamento

Fabrizio Grasso
03/03/2022

Approvata dall’Onu una risoluzione per dare vita, entro il 2024, a un accordo giuridicamente vincolante contro la diffusione eccessiva della plastica. Obiettivo è ridurre produzione, uso e smaltimento.

Plastica, via libera dell’Onu per un trattato mondiale contro l’inquinamento

Il mondo avrà il suo trattato internazionale sulla plastica. L’assemblea delle Nazioni Unite sull’ambiente (UNEA) ha approvato a Nairobi, in Kenya, una risoluzione che segna un traguardo storico: un comitato intergovernativo negozierà, entro il 2024, un trattato giuridicamente vincolante per contrastare il sempre più grave inquinamento da rifiuti plastici nel mondo.

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Trattato sulla plastica, cosa prevede la risoluzione delle Nazioni Unite

«È un giorno che finirà nei libri di storia», ha dichiarato Espen Barth Eide, presidente dell’assemblea e ministro norvegese per il clima e l’ambiente. «Sullo sfondo delle turbolenze geopolitiche, l’Onu ha mostrato il meglio della cooperazione multilaterale». L’assemblea ha infatti coinvolto i rappresentanti di tutti i Paesi membri, tra i quali diversi leader di Stato e ministri dell’ambiente. Presente anche una delegazione dell’Unione Europea. «Non siamo contro la plastica, siamo contro l’inquinamento da plastica», ha proseguito Eide, che ha definito la diffusione nell’ambiente dei materiali polimeri «un’epidemia da debellare». Entusiasta anche Inger Andersen, direttrice del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, che ha lanciato su Twitter l’hashtag #BeatPlasticPollution. «Il lavoro inizia ora» ha aggiunto.

Approvata dall’Onu una risoluzione per dare vita, entro il 2024, a un trattato giuridicamente vincolante contro la plastica. Tutti i dettagli.
Un airone grigio si fa strada fra i rifiuti plastici a Panama (Getty)

Come sottolineato dai vari firmatari, il trattato arriverà entro il 2024 e non dovrà solo concentrarsi sul problema dei rifiuti. L’obiettivo è, infatti, ridurre anche progettazione, produzione e conseguentemente consumo del materiale. Come riporta il Guardian, se si continuasse con i ritmi attuali entro il 2050 la produzione di polimeri potrebbe addirittura quadruplicare, assorbendo il 13 per cento del bilancio globale di carbonio. «Siamo di fronte a un importante bivio storico», ha dichiarato Marco Lambertini, direttore generale di Wwf International. «Le ambiziose decisioni di oggi possono evitare il collasso del nostro ecosistema globale».

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Non solo inquinamento, l’accordo delle Nazioni Unite riconosce anche i raccoglitori

Oltre all’inquinamento, l’accordo di Nairobi presenta un’altra importante rivoluzione, ossia il riconoscimento ufficiale dei raccoglitori di rifiuti che gli inglesi chiamano Waste Pickers. Come sottolinea anche il New York Times, in gran parte del mondo molti privati cittadini lavorano fra vapori tossici e incendi per prelevare la plastica dall’ambiente e rivenderla ad una paga irrisoria. «Noi raccoglitori di rifiuti dobbiamo essere coinvolti in questo processo», ha detto al quotidiano americano Silvio Ruiz Grisales, impegnato a Bogotà da quando era bambino. «Lavoriamo fino a 16 ore al giorno nell’immondizia, siamo dentro la trappola della povertà».

Approvata dall’Onu una risoluzione per dare vita, entro il 2024, a un trattato giuridicamente vincolante contro la plastica. Tutti i dettagli.
Un volontario raccoglie i rifiuti dalle rive del mare in Francia (Getty)

Intanto la plastica continua a diffondersi sul pianeta. Un recente report dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD) ha presentato dati piuttosto allarmanti. Negli ultimi 20 anni la produzione di polimeri è raddoppiata, passando dalle 234 milioni di tonnellate del 2000 alle 416 milioni del 2019. In parallelo aumentano anche i rifiuti che ne derivano, tanto che si stima una produzione annuale di oltre 350 milioni di tonnellate a livello globale. «Solo il 9 per cento viene riciclato, il 19 incenerito e il 50 finisce in discarica», hanno affermato gli esperti. «Il restante 22 per cento termina in aree non controllate e nell’ambiente, soprattutto in mare, danneggiando flora e fauna».