Fashion stolen

Camilla Curcio
30/12/2021

Negli Usa Shein è l'app di shopping più scaricata. Battuta anche Amazon. Ma il colosso della moda low cost si è spesso trovato a fare i conti con accuse di plagio. Da Ralph Lauren a Levi's, passando per stilisti emergenti, ecco chi ne ha denunciato i furti.

Fashion stolen

Negli ultimi anni, Shein è riuscito a conquistarsi un posto d’onore tra i colossi del fast fashion, monopolizzando i feed di Instagram e di TikTok e guadagnandosi l’endorsement della Generazione Z. Ma a che prezzo? La compagnia cinese, infatti, è finita spesso al centro delle polemiche per i suoi scheletri nell’armadio. Tra accuse di sfruttamento della manodopera, sottopagata e sottoposta a turni di lavoro estenuanti per assicurare una produzione low cost e oltre gli standard, poca attenzione alla sostenibilità spunta ora anche una recidiva tendenza al plagio. 

Da Levi’s a Ralph Lauren, le accuse Shein dei brand d’alta gamma

Fondato nel 2008 ma esploso nel 2020, nel 2021 Shein è riuscito addirittura a superare Amazon, diventando l’app di shopping più scaricata negli Stati Uniti. Il suo valore è quantificato in oltre 15 miliardi di dollari. Traguardi che sembra aver collezionato, tuttavia, con metodi e strategie ben poco limpide. Il furto di idee e modelli, secondo le accuse, messo in atto da quando ha iniziato a ritagliarsi uno spazio consistente nell’immaginario dei fashion victim non ha fatto differenze tra maison di haute couture, brand di streetwear più o meno grossi e designer emergenti. Che, ovviamente, non hanno assistito alla scena con le mani in mano, denunciando pubblicamente l’accaduto e ricorrendo alla giustizia. Come nel caso di Levi Strauss che, nel 2018, ha accusato Shein di essersi illegalmente appropriato di un’impuntura su jeans registrata da Levi’s. Una storia simile a quelle che, lo scorso anno, hanno costretto AirWar International, l’impresa che gestisce la produzione dei celebri anfibi Dr Martens, e Ralph Lauren, a citare in giudizio il marchio per violazione del copyright e per aver riprodotto, su alcuni capi, un logo che aveva ben poco di diverso dal tradizionale simbolo della casa di moda americana, la nota miniatura del giocatore di polo. Soltanto tre di una lunga serie di esposti che hanno visto come protagonista la Zoetop Business Co, società madre del gruppo e sbrogliati, nella maggior parte dei casi, con procedure extragiudiziali risolte dietro le quinte.

Da Levi's ai designer emergenti, storia dei plagi di Shein
Il plagio di Shein a Dr Martens (da Twitter)

Anche i designer emergenti nel mirino

Completamente diversa, invece, la situazione per gli stilisti indipendenti o alle prime armi. Lo sa bene Tracy Garcia, proprietaria di Transformations by Tracy, un e-commerce su Etsy. A Novembre, la 22enne ha scoperto che Shein aveva inserito nel catalogo una delle sue camicette di seta, realizzate con metodi e tessuti eco-friendly. «Uno dei miei follower mi ha scritto in privato, inviandomi il link del sito web. Quando l’ho aperto, non volevo credere ai miei occhi: proponevano un capo identico al mio», ha raccontato a Dazed&Digital. Sprovvista di mezzi in grado di farle risolvere tempestivamente l’intoppo, ha pensato inizialmente di rivolgersi a Diet Prada, il mastino del fashion system, in prima linea nel fare luce sulle magagne di Shein. Poi, ha deciso di fare da sola, raccontando la sua storia con una clip su TikTok, catturando l’attenzione di oltre 1 milione di spettatori e finendo nell’hashtag #sheinstolemydesign. Un gesto che ha spinto Shein a rimuovere le sue bluse dal campionario senza dare troppo nell’occhio.

@transformationsbytracy

Shein knocked off my design. #sheinstolemydesign #slowfashiontiktok #handmade #latinxbusiness #fyp

♬ SAD GIRLZ LUV MONEY – Remix – Amaarae & Kali Uchis

La storia di AJ e della sua Big City Button Down

L’esperienza di Garcia, chiaramente, non è un unicum. Anche la collega AJ, founder del brand Run & Follow, si è interfacciata con una vicenda simile, quando l’azienda ha copiato la sua camicia Big City Button Down. «Ho lavorato per due anni a quel capo, facendo ricerca, assicurandomi fosse inedito, testando i tessuti, le tecniche di lavorazione. Tutto a mie spese e senza sapere se mai ne avessi ottenuto un ritorno», ha spiegato. La delusione è stata doppia quando, rivolgendosi a un avvocato per capire come depositare il design, è stata messa al corrente di quanto sia complicato, se non quasi impossibile farlo, senza svuotare il conto in banca e perdere mesi senza la certezza di un risultato. «Negli Stati Uniti, purtroppo, la tutela dei modelli per abiti e calzature è parecchio limitata, al contrario dell’Europa, ad esempio, dove la giurisdizione salvaguarda maggiormente i creativi». 

https://www.instagram.com/p/CXeT0lllbX1/

Anche gli accessori sono stati oggetto di plagio da parte di Shein

Neppure il mondo degli accessori è riuscito a farla franca: la 20enne Joanna Cosentino, ideatrice di Joella Crafts, e la 28enne Paige, uno dei membri del team che si occupano di gestire lo store online di gioielli Mysticum Luna, hanno trovato su Shein pezzi che hanno richiesto loro settimane di lavoro. E, mentre la prima è riuscita a farli rimuovere dalle pagine web grazie all’aiuto di un amico avvocato, la seconda si è lasciata prendere dallo scoramento. «A oggi, penso sia impossibile vincere contro business simili. Plagiano, poi fanno dietrofront e, dopo pochi giorni, ritornano a plagiare».

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Per evitare i furti, necessarie nuove norme

C’è un modo efficace per reclamare i propri diritti ed evitare di darla vinta all’azienda? Mandare mail o contattarne i vertici sembra inutile, perché i reclami vengono ignorati. E, nel migliore degli scenari, preferiscono agire nell’anonimato, senza ammettere pubblicamente l’errore o risarcire i malcapitati. Per questo, la non profit Fashion Revolution sostiene si debba agire diversamente, invitando la politica a mettere a punto norme che tutelino le vittime e puniscano in maniera decisa i colpevoli. «Occorre lavorare fianco a fianco con l’industria tessile, dell’abbigliamento e delle calzature per definire policy che garantiscano un business pulito, onesto, trasparente e leale», ha aggiunto la manager Liv Simpliciano, «Solo così la moda potrà continuare a funzionare e a innovarsi. Senza sotterfugi. Senza sgarbi».