L’oro dei piccoli

Redazione
28/07/2021

Penalizzati da una superficie non estesa, da una popolazione poco numerosa o da una tradizione sportiva lontana dai fasti delle grandi potenze, sono tanti gli Stati e gli atleti che hanno ribaltato i pronostici salendo sul gradino più alto del podio.

L’oro dei piccoli

Grandi imprese, compiute da piccoli Paesi, per superficie, popolazione o tradizione sportiva. O anche per tutti e tre i fattori insieme. I Giochi Olimpici regalano moltissime storie del genere e anche in questo risiede il loro fascino. D’altronde, sebbene il famoso motto, erroneamente attribuito al barone Pierre de Coubertin, reciti «l’importante non è vincere, ma partecipare», tutti sognano il gradino più alto del podio, indipendentemente dalla grandezza dello Stato e dal numero degli abitanti.

La regina del triathlon viene da Bermuda

Con una popolazione di soli 64 mila abitanti, le isole Bermuda sono diventate il più piccolo Paese del mondo a vincere una medaglia d’oro olimpica ai Giochi Olimpici estivi: questo grazie alla 33enne Flora Duffy, sul gradino più alto del podio nel triathlon femminile. Tra l’altro, le Bermuda detenevano già il primato di Stato meno popolato a vincere una medaglia olimpica estiva. Allora il primato era arrivato grazie al bronzo del pugile Clarence Hill centrato a Montreal nel 1976.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da floraduffy (@floraduffy)

Kosovo, la nuova terra del judo

Non uno, ma addirittura due ori olimpici conquistati dal Kosovo, Paese delle dimensioni dell’Abruzzo che ai Giochi aveva debuttato solo a Rio, nel 2016. In quell’occasione aveva vinto la judoka Majlinda Kelmendi, scelta come portabandiera nel 2021. E proprio dal judo, sport nato in Giappone, a quasi diecimila chilometri di distanza dal Paese balcanico, sono arrivate le due medaglie di Tokyo: con Distria Krasniqi (categoria 48 chilogrammi) e Nora Gjakova (57 kg). I successi hanno confermato la tradizione del giovane Paese balcanico nella arte marziale del Sol Levante.

Carapaz, per l’Ecuador la salita più dolce

Richard Carapaz si è laureato campione olimpico nella prova in linea del ciclismo su strada, permettendo al suo Ecuador, grande come l’Italia ma con un quarto degli abitanti, di festeggiare il secondo oro a cinque cerchi dopo quello di Jefferson Perez nei 20 km di marcia ad Atlanta 1996. Vincitore del Giro d’Italia nel 2019 e terzo al Tour di quest’anno, lo scalatore ecuadoriano ha tagliato il traguardo da solo dopo essersi staccato da un gruppo di 12 corridori nel finale.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da The Olympic Games (@olympics)

Il fioretto d’oro di Hong Kong 

Hong Kong, appena 1.100 km² (meno del Comune di Roma), ha partecipato alle sue prime Olimpiadi estive nel 1952 a Helsinki, ottenendo la prima medaglia (d’oro, tra l’altro) con la velista Lee Lai-shan ad Atlanta nel 1996, a un anno del passaggio di sovranità dal Regno Unito alla Cina. Il secondo trionfo olimpico è arrivato nell’edizione in corso grazie al fiorettista Cheung Ka Long, che in finale ha avuto la meglio sul nostro Daniele Garozzo.

Taiwan, la forza di Hsing-Chun Kuo

Circa 265 volte più piccola della Cina, Taiwan a Tokyo, ha conquistato l’oro nel sollevamento pesi femminile. Merito di Hsing-Chun Kuo, trionfatrice nella categoria 59 kg, 236 invece ne ha alzati firmando anche il record olimpico. Atleta dalle braccia forti e dal cuore d’oro, nel 2017 ha donato più di 50 mila euro all’ospedale delle isole Penghu per l’acquisto di un’ambulanza: «Tre anni fa mi sono infortunata alla gamba e quel giorno l’ambulanza non arrivava mai. Mi faceva davvero male: conosco bene la disperazione e il dolore di una persona in attesa dei soccorsi», ha spiegato.

Le spadaccine d’Estonia

Dopo aver superato l’Italia in semifinale e poi la Corea del Sud in finale, l’Estonia ha vinto la prova a squadre di spada femminile ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020. Julia Beljajeva, Erika Kirpu, Katrina Lehis e Irina Embrich: questi i nomi delle spadaccine baltiche che hanno compiuto l’impresa, stoccata dopo stoccata. Il Paese conta appena 1,3 milioni di abitanti e una superficie come quella di Toscana ed Emilia-Romagna.

Slovenia, le imprese di Roglič e Savsek

Vittoria strepitosa e tutt’altro che scontata (il favorito era Wout Van Aert) nella prova a cronometro per Primož Roglič, ciclista su strada che in carriera si era già aggiudicato due Vuelta a España e una Liegi-Bastogne-Liegi. Nei 44,2 km attorno al circuito del Fuji, il corridore della Slovenia (poco più estesa della Puglia e con gli abitanti della Calabria) ha staccato di oltre un minuto Tom Doumolin, secondo classificato. E pensare che fino all’età di 23 anni si è dedicato principalmente al salto con gli sci, prima di trovare (letteralmente) la sua strada nel ciclismo. Non è l’unico oro vinto dal Paese balcanico. L’altro è stato conquistato lo scorso 26 luglio da Benjamin Savsek nella canoa K1 maschile.

Fiji, i padroni del rugby a 7

Dalle parti del Pacifico, si sa, il rugby è una religione. Persino quello a 7, presente alle Olimpiadi da Rio 2016. Nella finale di questa disciplina hanno prevalso le Fiji, che hanno così bissato l’oro di cinque anni fa. In quell’occasione avevano superato il Regno Unito, mentre a Tokyo hanno avuto la meglio sulla Nuova Zelanda. Due ori, questi nel rugby a 7, che sono gli unici nella storia olimpica dallo Stato-arcipelago, formato da più di 300 isole, su sono disseminati meno di 900 mila abitanti. Evidentemente abbastanza per essere i più forti con la palla ovale.