Non fate i phubbing

Barbara Massaro
08/11/2021

Il termine si riferisce alla pratica di guardare il cellulare durante una conversazione. Un comportamento particolarmente diffuso, soprattutto per evitare momenti di noia o imbarazzo.

Non fate i phubbing

Alzi la mano a chi non è mai capitato di conversare o chiacchierare con qualcuno mentre questi guarda il cellulare. Che sia per verificare una notifica, la posta o semplicemente sfogliare i social questa pratica poco cortese ha un nome preciso. Adesso sapete infatti che vi trovate davanti a un episodio di phubbing.

Cos’è il phubbing

Inutile girarci intorno, a tutti talvolta è capitato di farlo e (subirlo). Il nome, phubbing, non è altro che l’unione delle Phone e Snubbing, ovvero la sottile arte di snobbare l’interlocutore rifugiandosi nello smartphone. Sebbene il termine non sia molto noto il fenomeno è particolarmente diffuso. E decisamente poco apprezzato, da molti considerato esempio lampante di maleducazione. Quando viene subìto, il phubbing infatti, è ritenuto un comportamento irritante dalla quasi totalità di coloro che hanno partecipato a un’inchiesta realizzata da Wiko sul tema. Eppure, oltre il 70 per cento degli intervistati ammette di avervi ceduto almeno una volta. Il 23 per cento, addirittura, afferma di “snobbare” il prossimo frequentemente, lanciando continue occhiate distratte al telefono mentre è in compagnia di una o più persone. Un dato che non stupisce, considerando che il 68 per cento degli utenti controlla il proprio smartphone più di 50 volte al giorno.

Perché si pratica phubbing

Diventata ormai una vera e propria estensione di ognuno di noi, lo smartphone rappresenta anche un rifugio per uscire da momenti imbarazzanti, noiosi e più semplicemente vuoti. Tra le motivazioni più comuni addotte dagli addicted al phubbing – ritenuto dagli esperti un vizio che crea dipendenza e assuefazione –  c’è quella che lo stratagemma del guardare il cellulare serva per affrontare le conversazioni noiose o poco interessanti. Il 78 per cento dei partecipanti alla survey, d’altronde, dichiara di controllare il display più spesso se si annoia.

Phubbing antidoto alla noia o all’imbarazzo?

Il restante 22 per cento, invece, cede alla distrazione solo in caso di particolare agitazione. Se l’argomento è spinoso o l’interlocutore mette in soggezione, rifugiarsi nello schermo dello smartphone pare funzionare come un ottimo antistress. E proprio come accade con la sigaretta, si cede e progressivamente si finisce per non poterne più fare a meno. I momenti vuoti, di ipotetica noia ormai vengono riempiti a ritmo di scroll dello schermo in un eterno rimbalzare la persona che si ha davanti e eclissare il confronto diretto col prossimo.

Nonostante quasi tutti siano d’accordo nel ritenere che il phubbing contribuisca a rendere secondaria l’interazione con gli altri, aumentando la possibilità di fraintendimenti, discussioni e malumori, sembra proprio che alcuni non riescano a fare a meno di avere lo smartphone sempre a portata di mano. Il 30 per cento di coloro che hanno partecipato al sondaggio, infatti, ammette che non riuscirebbe ad affrontare una conversazione senza cellulare accanto.