Per un pugno di Navajo

Camilla Curcio
05/11/2021

Il colossal western di Sergio Leone verrà riproposto nella lingua dei nativi americani sparsi tra Arizona e Utah. L'idea si colloca all'interno di un programma che punta a preservare la cultura e le tradizioni delle antiche tribù.

Per un pugno di Navajo

Dopo essere approdata nella galassia di Star Wars e nel mondo dei cartoni animati, la lingua Navajo raggiunge anche la dimensione dei film western. E sarà un debutto col botto. Su espressa richiesta degli anziani delle tribù sparse tra Arizona, Utah e New Mexico, Manuelito Wheeler, direttore del Navajo National Museum, ha deciso di far doppiare Per un pugno di dollari, celebre capolavoro di Sergio Leone con Clint Eastwood e Marianne Koch. 

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La nuova vita di Per un pugno di dollari

Beeso Dah Yiniljaa, questo il titolo della pellicola nell’idioma dei nativi americani, debutterà al cinema di Window Rock (Arizona) il 16 novembre con una première esclusiva riservata alla troupe, al cast di doppiatori e a un numero limitato di spettatori che, nel rispetto dei protocolli anti-Covid, dovranno essere vaccinati e sottoporsi a un tampone rapido prima della proiezione. Per il resto del mese, poi, farà il giro delle sale localizzate nelle aree comprese nella Riserva Navajo, con una serie di appuntamenti completamente gratuiti. La scelta di Wheeler non è stata casuale né dettata dalla fama del titolo: al contrario di quanto accade in molti altri western prodotti negli Stati Uniti, infatti,  tra i personaggi di Per un pugno di dollari non c’è traccia di figure che ricordino, anche lontanamente, gli Indiani d’America. «In questo genere, di solito, ci sono spesso rappresentazioni poco accurate, per non dire offensive, dei nativi», ha spiegato al Guardian, «Sceglierne uno completamente privo mi ha evitato di imbattermi in quest’aspetto così scomodo». Presto detti, invece, i motivi per cui, soprattutto i membri più vecchi delle tribù, siano così affascinati da queste atmosfere rimandano alla loro infanzia. Molti, infatti, sono cresciuti ascoltando e guardando le storie dei pistoleri che, in un’avvincente battaglia tra bene e male, si muovevano attraverso paesaggi familiari. 

Un progetto ambizioso per salvaguardare una tradizione in pericolo

L’operazione di doppiaggio, chiaramente, non soddisfa solo un desiderio comune. Si tratta, infatti, dell’ennesimo tassello di un progetto che, da anni, si impegna a tutelare e preservare la lingua locale attraverso alcuni dei più noti prodotti dell’intrattenimento mainstream. Tra cui film d’animazione come Alla ricerca di Nemo. «Quando guardiamo a quanto lontano siamo arrivati con il Navajo, ci sentiamo davvero orgogliosi», ha spiegato il 47enne Elbert Jumbo, voce del cinico Ramón Rojo. «Le nuove generazioni sembrano meno attente di noi a salvaguardare la tradizione ma credo che iniziative come questa possano conquistarli e spingerli a imparare, se non proprio tutto, già solo qualche parola per fare conversazione».

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Se il cinema salva la lingua delle tribù

Oltre a quella Navajo, sono state diverse le lingue indigene che, negli anni, hanno ottenuto un certo riconoscimento attraverso i doppiaggi. Da quella Arapaho grazie a Bambi a quella Sami per merito di Frozen 2, fino a quelle Maori, Dakota e Lakota grazie, rispettivamente, a Moana e agli Orsi Berenstain. E non è finita qui. Almeno altre venti, infatti, conquisteranno il centro della scena grazie alla rassegna cinematografica organizzata dal National Museum of American Indian, in occasione del Native American Heritage Month. «Abbiamo film di diversa tipologia e diversa provenienza», ha sottolineato la responsabile Cindy Benitez, «E la cosa più straordinaria è che molti sono opere prime di registi indigeni, che stanno scrivendo e producendo nel loro idioma per rivitalizzarlo e mantenerlo in vita».