Pensioni, il Governo propone: via a 64 anni con un taglio del 3 per cento

Redazione
16/02/2022

Lasciare il lavoro prima dei 67 anni ma con un ricalcolo contributivo è l'opzione presentata all'ultimo tavolo tecnico con i Sindacati, in attesa del confronto con i ministri previsto per la prossima settimana

Pensioni, il Governo propone: via a 64 anni con un taglio del 3 per cento

Andare in pensione prima dei 67 anni, ma con il ricalcolo contributivo dell’assegno. Questa l’opzione presentata dal Governo ai sindacati, nell’ultimo confronto tecnico prima del del tavolo con i ministri Franco e Orlando, previsto per la prossima settimana. Obiettivo, garantire flessibità in uscita ma senza gravare sui conti pubblici. Le trattative sono in corso e il punto di mediazione pare essere già stato individuato: lasciare il lavoro a 64 anni, purché con almeno venti anni di contributi e al “prezzo” di una penalizzazione al massimo del 3 per cento per ogni anno di anticipo, a patto che l’importo della pensione stessa non diventi troppo basso e che sia superiore di un certo numero di volte all’assegno sociale.

Pensioni, il Governo propone: via a 64 anni con un taglio del 3 per cento
Il ministro Andrea Orlando (Getty Images)

La proposta per le pensioni, tra “tagli” e adeguamenti

La formula già c’è per quanti lavorano dal 1996, ossia i cosiddetti “contributivi puri”,  con un multiplo di 2,8 volte. I sindacati però chiedono correttivi in caso il sistema sia esteso a quanti sono nel sistema misto. Le trattative sono in corso. Occorre mettere d’accordo politica e mondo del lavoro, senza però trascurare Bruxelles, che potrebbe apprezzare la “nuova” formula come contributivo esteso a tutti. Stando all’ultimo rapporto del centro ricerche Itinerari previdenziali, da quest’anno «la parte retributiva peserà solo per il 30% sull’assegno». L’impatto delle nuove misure, dunque, potrebbe non essere eccessivo. I sindacati, però, chiedono delucidazioni sulle modalità adottate per il ricalcolo. E anche qui, la mediazione potrebbe essere nella sostituzione del ricalcolo con un adeguamento della parte retributiva, basato sulla differenza tra i coefficienti di trasformazione previsti per l’uscita a 64 anni, dunque quella anticipata, e quella a 67 anni, ossia quella legale. Questo calcolo porterebbe a un taglio massimo del 3 per cento l’anno, quindi del 9 per cento in tre anni. É no del Governo alla proposta dei Sindacati di legare la possibilità di andare in pensione alla soglia di 41 anni di contributi, a prescindere dall’età del soggetto. Ci sono segnali di apertura, invece, sull’ipotesi di rendere cumulabili pensione povera e assegno sociale.

Pensioni, cosa cambia da gennaio 2023

L’uscita a 64 anni, con 38 di contributi è prevista fino a fine anno. Dal primo gennaio 2023 la soglia sale a 67 anni, come previsto dalla legge Fornero. Il premier, però, si è impegnato a rivedere la legge e introdurre il nuovo aspetto nel Documento di economia e finanza di marzo.