Madre in China

Stefano Iannaccone
13/02/2022

Dalla sciatrice Gu Ailing Eileen, nata in Usa da mamma asiatica e oro nel freestyle per il Dragone, alla squadra di hockey di Pechino composta da atleti statunitensi. Gli strani intrecci sino-americani proposti, nonostante il boicottaggio diplomatico, dai Giochi.

Madre in China

L’intreccio tra sport e geopolitica non è una novità. Un connubio di vecchia data che durante i grandi eventi torna sistematicamente in auge. In tal senso, i Giochi olimpici invernali in corso a Pechino non fanno eccezione e mai come adesso offrono storie da copertina sull’asse CinaUsa. Anche gli atleti, infatti, finiscono per essere assorbiti dal crescente clima di tensione fra i due Paesi, che si è tradotto nel boicottaggio diplomatico degli americani all’evento. Restando all’aspetto sportivo, la vicenda più nota è probabilmente quella di Gu Ailing Eileen. La campionessa di sci, specialità freestyle, ad appena 18 anni, ha conquistato la medaglia d’oro nella disciplina di big air. E perché tanto rumore? Un motivo c’è, eccome. Nata a San Francisco, da padre statunitense e madre cinese, si è fatta notare anche come modella e si è forgiata come atleta negli Stati Uniti, mostrando tutto il suo talento ai campionati del mondo juniores del 2018 sotto la bandiera a stelle e strisce. Nel 2019, poi, la grande svolta: sui social annunciò di aver ottenuto la cittadinanza cinese. E rivelò che avrebbe gareggiato per il Dragone, partecipando all’Olimpiade da atleta di casa. «Sono orgogliosa della mia eredità e altrettanto orgogliosa della mia educazione americana», scrisse allora nel suo post. Parole che non hanno cancellato un dato di fatto: l’addio agli Usa e l’abbraccio alla Cina. Una scelta diventata ancora più significativa e beffarda, per gli americani, dopo il recente trionfo olimpico.

Dalla sciatrice Gu Ailing Eileen al pattinatore Nathan Chen, gli intrecci sportivi sull'asse Cina-Usa all'Olimpiade di Pechino
La caduta di Beverly Zhu Yi (Getty)

Pattinaggio, la caduta Beverly Zhu Yi nata in Usa da genitori cinesi

Per una storia di successo, c’è n’è un’altra di caduta. Nel vero senso della parola. Ne sa qualcosa Beverly Zhu Yi. Anche lei giovanissima, 19 anni, nella gara di pattinaggio non ha brillato come la quasi coetanea regina del freestyle. All’inizio della competizione, è scivolata, fallendo l’obiettivo del podio, alla portata considerando la classe che le è riconosciuta. Zhu Yi è nata Westwood, a Los Angeles, in California, da genitori emigrati negli States. Negli Usa ha mosso i primi passi da pattinatrice, dimostrando di possedere le qualità per fare bene. Nel 2018, però, l’allora 16enne decise di tornare a Pechino per competere con la Cina, anche in vista dell’Olimpiade 2022. Dietro questa mossa, c’è stata una corte spietata, portata avanti dagli allenatori cinesi alla quale alla fine ha ceduto. Adesso, però, oltre alla caduta ha dovuto fare i conti gli haters che su Wiebo, il Twitter locale, non le hanno perdonato la sconfitta, ricoprendola di insulti, definendola traditrice e additandole le responsabilità di uno sfregio all’orgoglio del Dragone.

Dalla sciatrice Gu Ailing Eileen al pattinatore Nathan Chen, gli intrecci sportivi sull'asse Cina-Usa all'Olimpiade di Pechino
il pattinatore Nathan Chen (Getty)

Nathan Chen, il re americano del pattinaggio oro nella terra della madre 

Alla voce intrecci compare anche la vicenda di Nathan Chen, fresco vincitore dell’oro nel pattinaggio artistico. Anche lui è nato negli Stati Uniti, a Salt Lake, nel 1999. Figlio di emigrati, partiti dalla Cina per un futuro migliore, ha mosso i primi passi da pattinatore in una zona in cui gli sport invernali sono pane quotidiano. Da lì è cominciata una carriera decisamente soddisfacente. A Pyeongchang, nell’edizione coreana dell’Olimpiade, aveva cercato la conquista del gradino più alto del podio. L’impresa era fallita. Così Chen ha spostato l’obiettivo ai Giochi in Cina, nella terra un cui ha le proprie origini. A differenza di Gu e Zhu Yi, però, non ha ceduto alla tentazione di indossare la divisa locale per avere l’incitamento del pubblico di casa. Ha voluto proseguire la sua avventura con la bandiera a stelle e strisce, a cui ha regalato il metallo più prezioso. Che fa da contrappeso a quello di Gu. «Ho vinto dove è nata mia madre, è bellissimo», ha detto, pieno di gioia una volta ottenuto il successo.

La squadra di hockey cinese composta da atleti americani e canadesi

Ma gli incroci sull’asse sino-americano non sono finiti qui. Il caso più clamoroso riguarda probabilmente l’hockey su ghiaccio, che in Cina è praticamente inesistente. Non in grado di mettere in piedi una nazionale all’altezza, il Dragone correva il serio rischio di fare figuracce epocali. Per evitarlo, i dirigenti hanno bussato alla porta di atleti originari di Stati in cui, al contrario, l’hockey è sport seguito e praticato, dal Canada agli Usa. Senza ovviamente tralasciare un’incursione in Russia. Il progetto era nato anni fa. Nel 2016, la Cina studiò attentamente il regolamento internazionale: un giocatore può rappresentare un Paese se ha vissuto e giocato in un campionato per due anni. Per questo Pechino ha fondato, ormai 6 anni fa, il team Hc Kunlun Red Star, facendolo partecipare al torneo Kontinental Hockey League, organizzato tra Russia e Paesi baltici. L’escamotage è servito per allestire una nazionale quantomeno degna. Magari non vincitrice (nella gara con gli Usa ha perso 8-0), ma nemmeno eccessivamente scarsa.

Dalla sciatrice Gu Ailing Eileen al pattinatore Nathan Chen, gli intrecci sportivi sull'asse Cina-Usa all'Olimpiade di Pechino
La partita di hockey tra Usa e Cina (Getty)

La spilla regalata dagli atleti cinesi agli americani

Ma tra cambi di cittadinanza e boicottaggi diplomatici, c’è anche spazio per gesti di distensione, messaggi espliciti ai rispettivi governi. È accaduto al termine della sfida di curling tra Usa e Cina, quando gli atleti cinesi, Ling Zhi e Fan Suyuan, sono andati da Christopher Plys e Vicky Persinger per consegnare una spilla commemorativa. «Non lasciamo che le politiche dei nostri Paesi si mettano tra noi, alla fine abbiamo tutti lo stesso sangue e pratichiamo lo stesso sport, è divertente sperimentare altre culture», ha commentato, Plys. Perché, come ha sottolineato Zhi, «nel curling è tradizione per gli atleti di essere amichevoli tra loro». Senza differenze di bandiera.